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Le parole del canto

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D’improvviso
una larghezza d’orizzonte
– sorpresa d’infinito –
vasta chiarità, oltre le ortensie
e il tempo,
che reclama uno sguardo
fuori misura.
Diciamo le parole del canto:
alba e notte, fiore e foglia.
Gioia, dolore,
amore.
E siamo più di questo,
noi, consanguinei delle nubi
e delle rondini.
Da quale alto cielo viene
la nostra vera voce e il silenzio?

 

 Laura Turra - 27/04/2018 09:19:00 [ leggi altri commenti di Laura Turra » ]

Davvero grazie, Annamaria! A presto

 Annamaria Pambianchi - 27/04/2018 08:22:00 [ leggi altri commenti di Annamaria Pambianchi » ]

Vibrante e bellissima.
Grazie, Laura!

 Laura Turra - 24/04/2018 14:16:00 [ leggi altri commenti di Laura Turra » ]

Sempre gentili e apprezzati i tuoi commenti, Salvatore. Ti ringrazio con un forte abbraccio e sappi che ti leggo sempre. A presto

 Salvatore Pizzo - 24/04/2018 13:59:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Pizzo » ]

Termini in opposizione, o, forse, soltanto consequenziali, quelli di questo"canto"che risuona, di verso in verso, sfuggendo per uno sguardo ed arrivando al cielo, alla vera patria del silenzio: quella vasta regione che nelle nostre menti assume i contorni sconfinati della poesia...
Eterea e di grande spessore allo stesso tempo: decisamente dote di un animo poeticamente alto e sognante.
Un caro saluto

 Laura Turra - 23/04/2018 23:32:00 [ leggi altri commenti di Laura Turra » ]

Franca, Nando, carissimi, avete colto in pieno il senso dei miei versi, ciascuno con il sentire che gli è proprio. Avete per me sempre parole “alte”, delle quali vi sono immensamente grata. Un bacio e un abbraccio grandi

 Ferdinando Battaglia - 23/04/2018 21:22:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Battaglia » ]

Ci doni fin dall’inizio l’anima della tua emozione, del tuo sguardo poetico: "D’improvviso/una larghezza d’orizzonte/ - sorpresa d’infinito", "oltre le ortensie/e il tempo", e hai ragione a dire che ciò "reclama uno sguardo/fuori misura"; ed è in questo (tuo) sguardo che ci conduci, ci conduci nel cuore del tuo stupore, stupore che s’intona in canto, ma anche nella domanda che sfiora il sublime, dopo aver scoperta la nostra consanguineità con le nubi (inanimate) e le rondini (un’altra forma della vita):Da quale alto cielo viene/la nostra vera voce e il silenzio?".
Carissima Laura, in questo dualismo di voce e silenzio, ancorché introduci il concetto di "falsità" per le altre nostri voci ovvero di transitorie apparizioni, raggiungi un vertice di profondissima umanità, sfiori la mistica del cuore al di fuori di ogni immediatezza mistica, ma solo ascoltando ciò che vive nelle profondità delle nostre anime, Ecco, Laura, se mi è consentito dirlo, qui trovo in eccellenza la tua poetica, qui è il "luogo" poetico che più mi dice di te, qui, se appunto mi è consentito, sei la poetessa tra le mie più amate.

Ti abbraccio forte

 Franca Colozzo - 23/04/2018 21:03:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

La tua Laura è una poesia vibrante di luminose immensità dei cieli, dentro i quali si annida il mistero del nostro essere terreni, fragili e, nello stesso tempo, capaci di elevarci verso inimmaginabili vette. La dicotomia dell’uomo è in questo abbassarsi verso terra, a volte sprofondando in essa, e volare alto in cielo.
Di questo mix di amore e dolore, di vita e di morte, di fiore e di foglia, siamo impastati senza comprendere l’unicum che ci unisce in un divino afflato di emozioni, sensazioni, vibrazioni.
Respira d’immenso la tua lirica e ci fa intravedere quelle altezze infinite che a volte ignoriamo. Ti auguro una buona serata.

 Laura Turra - 23/04/2018 19:51:00 [ leggi altri commenti di Laura Turra » ]

Rosa, Alberto, siete cari come sempre. Grazie e a presto

 Rosa Maria Cantatore - 23/04/2018 15:31:00 [ leggi altri commenti di Rosa Maria Cantatore » ]

"Da quale alto cielo" non è dato affermarlo con scientifica certezza ma un alto cielo c’è, dove navigano nubi e rondini e pensieri e il mistero dell’Essere.

Che sei profonda e brava, be’, lo sai già ;)

 Alberto Becca - 23/04/2018 14:37:00 [ leggi altri commenti di Alberto Becca » ]

Non ritenendomi in grado di proporre alcun commento di "pari levatura" e "profondità" rispetto al testo (nel quale umano e divino si incontrano-scontrano come sospesi nell’ infinito) ne propongo una attinente, tratto dal "Cantique de Jean Racine" di Gabriel Faurè "..o Divino Salvatore:.. degnaTi di guardarci: .. sii benevolo.. e accogli il canto che i poveri mortali offrono alla Tua gloria ..;... elargisci al mondo i Tuoi doni"

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