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Telemachus Albertus

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Telemaco siede e resta in attesa 

di suo padre, un eroe una leggenda

serra la rabbia, nella mano chiusa, 

ché l'orda dei Proci la Reggia affonda. 

 

Un mendicante vestito di stracci, 

Omero canta con gli occhi di Argo, 

gli strappa lacrime, paterni abbracci. 

Canta la fine d'un lungo letargo.

 

Or l'orda diventa onda, e un muro, mare

d'assenza l'ombra, più, non lo confonda, 

calore  e luce riemergano all'alba!

 

L'alma è pronta già adesso a navigare.

La lunga spada la vita circonda. 

Ed il lieto fine, sul mito, piomba.

 

 

 Salvatore Pizzo - 04/10/2018 18:03:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Pizzo » ]

Una bella e fresca rilettura del mito poetico per eccellenza: l’Odissea di quel tale Omero, narrante fasti e travagli di un Ulisse e dei suoi sodali...
Mi piace lo spirito che sembra animare questi tuoi versi. Uno spirito che risacca al pari di quell’onda ch’essi prendono a metafora, per far si che, l’epicità magica, tracimi dal testo, risaccando all’orecchio emozioni....
I miei complimenti anche per la musicalità
ciao

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