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Questa poesia è proposta dal 14/04/2014 12:00:00
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L’ospite indocile

di Lucianna Argentino (Biografia/notizie)

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*

 

Sembrava facile pensare che potesse essere tutto lì.

C'era il sole, il vociare del vento, c'era l'infanzia con le altalene

a filare il tempo, c'erano i prati, gli alberi, il loro verde

materiale e mutevole e c'era un poco d'ombra

per non socchiudere troppo gli  occhi.

 

Sembrava facile, sì, pensare che potesse essere tutto

in quella luce a strati, nel desinare chiaro della rondine,

nel lavorio della formica, nella liturgia della morte,

nella sua sonora pietra. Felice di nulla edificare.

 

 

*

 

Sommale le storie, fanne cifre aguzze

come gli anni di quelli vissuti

sulla capocchia di  uno spillo;

prendimi il fiato, la rincorsa;

trattienimi dentro silenzi

in ascolto delle radici,

del crescermi dell'anima

mentre scrivo per sapere cosa è natura

e cosa è sostanza e come fa a essere buono

un frutto o un uomo.

 

 

*

 

Prossimi al mio dire

quelli battezzati con la terra,

rivestiti della grazia delle zolle,

braccati nelle selve cittadine,

entro radure di pestilenze umane,

di ossa rotte, di fracassate speranze.

Prossimi al mio dire

quelli senza peso, senza giusta misura

predestinati all'indeterminazione,

cause efficienti della frazione del pane.

 

 

*

 

Scrivo di nascosto da Dio

che nella bocca voglio parole mie

e niente niente

nel passaggio dalla fronte

alle dita alla punta della penna

al suo muoversi sul foglio

per mio sentire altro

per meditato silenzio e pulsare di tempie

per il mio stare accovacciata

presso lo scavo con l'angelo geometra

e la sua corda a misurare

quanta benedizione c'è sulla terra.

 

 

[Tratte da L'ospite indocile, di Lucianna Argentino, Passigli Editori]

 


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