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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Poesia della settimana

Questa poesia è proposta dal 17/10/2016 12:00:00
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Memorie - inediti

di Antonio Spagnuolo (Biografia/notizie)

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“Parabola”

Ho chiuso i miei conti con il paradiso

ogni traccia che cancelli il peccato

incerto come un bambino smarrito

intento a prosciugare il cruento fiume della tragedia

o a saettare distruzioni amorose.

Ogni segnale confonde i riflessi

a rimbalzi di basalto per improvvise attese,

candida parabola di un umile tormento.

Dispettosa lamella il rimpianto,

cattivo testimone dei ricordi.

*

“Spazi”

Cosa importa se le pareti hanno l’unico rumore

che rimbomba tra battiti,

lo spazio è prigioniero di se stesso

in una cella che toglie la memoria.

Accanto l’urlo distoglie il pensiero

per gli ultimi giorni di luce,

rimbalza ombre tra le mura

della mia esistenza, leggendo ogni segreto.

Tenta beffarmi al di la del riflesso

la speranza impaziente, ruggine indelebile,

così che le labbra hanno l’ultimo salmo .

*

“Abbandono”

Solo in attesa di arrendermi all’improvviso stupore

rincorro i fantasmi dei ricordi per cornici

di un abisso insondabile , di un corrodere

interminabile sbalzi e detriti.

È l’assordante urla dell’angoscia,

la piccola chiave di follie che smemora i desideri,

a sillabare la distanza del tuo abbandono,

adesso che mi manca l’ultimo sentiero

tra le scaglie e la polvere dei giorni

nel tentativo di spezzare le ombre.

*

“Solitudine”

Desideravi un’altra primavera

tra spine delle  rose e nubi solitarie

nei colori della fine di ottobre o la vertigine

che ha confuso il sorriso.

Desideravi ancora brividi per sere,

tra il giallo delle foglie e le coltri,

per rubare moine o veloci sgomenti,

granelli del nido silenzioso.

Ora sfugge il lamento della solitudine

e ti rivedo nuda nell’azzurro del cielo.

*

“Golfo”

Il golfo accenna appena il suo cristallo

nel segno dei gabbiani, finché lo sguardo

insegue il tramonto nel pallido guizzo della spuma.

Scompare l’azzurro anche dei sogni

nell’incerta melodia che tra le note

come un gioco nuovo riprende desideri.

Il vento leggermente ti scompiglia la chioma

nell’impazienza che assottiglia il ritmo

delle attese. Sei il nitido riflesso di risacca.

*

“Dubbio”

Avverto ancora il tuo abbraccio che mi avvolge

nella penombra, ove il tuo mistero

parla con figure a me sconosciute.

Quando a fine di ottobre un tempo breve

ha diviso i risvegli di orizzonte

eri ancora un corpo da toccare,

che annunciava sculture tra le rime.

La stagione sconfina con le piogge

e il mito è vertigine scomposta

in questa solitudine del dubbio.

*

 


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