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Questa poesia è proposta dal 15/05/2017 12:00:00
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L’enigma cosmico

di Giuseppe Meluccio

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Gli occhi dell'eclissi

 

Non dici nulla a tua moglie,

sdraiata accanto a te.

Già declina il sole

miliardario d'anni

sulle tue umili spalle,

accarezzando tiepide le acque,

adagiandosi splendente sul blu.

La schiena a scudo hai contro il tramonto - eclissi -,

rannicchiato comodamente

con le ossa sulla pelle languida.

E così immobile vai la vita, che non osano

i grigi peli di marmo

assecondare la brezza,

o trasudare insofferenza

al cangiante sfondo.

Atomo di pace

sospeso sulla sabbia

in inviolabile posizione.

Sei terribilmente calmo,

crei con lo sguardo orizzonti alternativi.

 

Non dici nulla a tua moglie,

ma le canti ore di silenzio.

Cantano vita i tuoi occhi

e non la vita delle persone,

che dolcemente si rivela

nella polvere atemporale delle mani,

nel luccichio delle tue rughe.

E cosa sono i sogni dei tuoi anni

se non dilatazioni del profondo cielo?

Ma ormai chiama il tempo:

ai letti, ai cartellini, alle poltrone, al fumo;

chiama tutti a smorta vita prenatale.

Si allontanano gli schiamazzi agonizzanti

degli ultimi ombrelloni,

gli schizzi di spensieratezza,

i riflessi di felicità,

al rapido desertificarsi della spiaggia;

si allontanano dalla tua commovente effigie

che invece resta, resta placidamente ieratica. Resta.

 

Non dici nulla a te stesso,

né a me.

Eppure mi scateni nelle viscere

un fuoco siderale,

una sovracoscienza cosmica

che mi universa,

collegandomi a ogni singolo quanto del creato.

E vibro di vita

fino all'ultima stringa,

in superna bellezza.

Nondimeno ora le nostre presenze si separeranno.

Io andrò verso più ampi spazi umani,

inverando la vita,

tu verso esterni residui.

Troppa è l'attesa della vita

per chi non sa morire.

E ogni cielo mi sarà culla,

sollievo ogni istante trapassato.

Perché con la tua detonante epoché

mi hai eclissato tutto il male.

 

Zambrone, 17 agosto 2016

 

 

 

*

 

 

Traguardo

 

 

Ho atteso a lungo il tuo arrivo,

giacendo nel guscio della vita,

ti ho disegnato dentro lo specchio,

ho rincorso la scia brillante

nell’ombra prepotente della paura.

 

Lento ha imparato a volare il vento:

inalato il catartico respiro della fiamma,

affilate le piume di cartapesta,

annichilite le catene occulte.

Volano finalmente ali di fuoco.

 

E nel circolo senza confini

si mescolano nero e bianco,

partorendo vita,

mentre tra le sabbie mobili si leva

un obelisco di luce.

Così subdole nubi contorte

lasciano elegantemente spazio

a un reticolo di serenità.

 

Adesso la valigia è più pesante,

ma nulla è rimasto,

oltre a riflessi di vuoto:

l’ho riempita pian piano

buttando via ogni sassolino.

 

 

*

 

 

Argento vivo

 

Mi specchio in una goccia di mercurio,

delicata perla di metallo,

contemplo in silenzio il mio riflesso spurio.

 

Riflettere dilatandosi

nella gabbia di vetro,

solido mutevole

vigoroso liquido.

La tensione superficiale rivela

il chiaroscuro dell'anima.

 

Mercurio scorre nelle mie vene,

di elettricità pulsa la mia pompa.

Vivo argento.

 

 

*

 

 

Dente di leone

 

Ho la forza di un dente di leone

 

E sono il vulcano dentro la lacrima

il caos incastrato in una rondine

 

Cresco nelle fenditure del mondo

 

E sono il frattale del cambiamento

la marea d'oro tra vita e vita

 

Germino nelle vampate del vento

 

 

*

 

Fluttuiamo senza gravità

bussiamo nella pancia del mondo

cerchiamo ciò che non possiamo vedere

per poi finalmente

attraversare la nube di Oort

 

 

 

 

[ Da L'enigma cosmico, La Vita Felice ]

 


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