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Poesia della settimana

Questa poesia è proposta dal 19/02/2018 12:00:00
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Svenimenti a distanza

di Mario Fresa (Biografia/notizie)

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17.

 

Perché osserviamo gli oggetti? Gli animali sanno quello che facciamo? La piccola Austria risponde proprio di sì; ci troveremo, come al solito, a litigare un'altra volta sulle solite questioni... Da quel momento, Emme e l'amico non parleranno più la stessa lingua; e lei, da sabato, non vuol capire più se è un ordine o un invito (un'avvertenza per i timidi o un'ansiosa scommessa pomeridiana); e che volevi, adesso, nell'inquieta carenza d'amore mascherato? Sei fortunato: dormire nella notte curiosa, televisiva. Sulle braccia perfette ricominciare, d'improvviso, quella specie di severa lotta centrale: e poi l'odore è una conifera tormento, una graziosa mano sembiante che si ritrae da sempre a questo sguardo - come un pranzo finale da Paradiso. Precisiamo, allora, la somiglianza tra te e lo stile: sei venuta a farmi visita: dove potrai colpire? Quale sarà quel luogo tanto geloso da rinunciare al Caso? Ritorno dolcemente respirato da te. Sarebbe stato quieto, fugace, fino a nascondersi di noia. Ma di sé stessa (la bentrovata; rondine e preda) non vuole rivelare niente a nessuno.

 

testo tratto dalla sezione Convalescenza

 

 

 

Cometa

 

La immagino salire a scatti, cercando le pareti

per aprire una cosmica giuntura,

così grazioso nel riparare le paure

sommate sulla terra, sugli occhi lieti di macinare

una marziale grazia

nelle sue tasche azzurre:

tiriamo dove arriva il bianco del giardino

sulla tua fronte: la mano si è confidata

come una specie

di universale portineria.

 

poesia tratta dalla sezione Alta stagione

 

 

*

 

 

Mi siedo fingendo di essere un suono

interminabile. La strada arriva da te, cotone d'aria,

per essere guardata

con autentica pazienza da chi parla,

da chi risponde: «Non l'ho sentito per nessuno, mai.

                                                            Te l'assicuro».

Prova a spezzare le tue movenze in quattro,

come un avaro mostro che gioca

senza riguardo a ricercare me, nello spedale

delle parole vinte o sottili:

topi di artiglieria che vengono alle mani,

se tu gli muovi guerra; e così sia.

 

poesia tratta dalla sezione Alta stagione

 

 

*

 

 

Io ero tua sorella e cadevo come un taglio.

Riscrivimi, allora, in sette

lucide copie; baciami ancora.

Torniamo alla classe

generale; ripudiamo la sezione

dei fiati, le trattative

andate a male.

 

Detto questo, lei rinuncia, ma solo

per eccesso di stanchezza, al moto

dell'obbedienza (sta lì, con la sua povera testa...

col tronco enorme...

E si disegna, nella volata repentina

dello sguardo, una quasi provvisoria

felicità).

Negli occhi poi rimane una riserva

elastica di polvere

 

che si trasforma in un beato

muoversi nel buio.

 

poesia tratta dalla sezione Medusa della specie

 

 

[ da Svenimenti a distanza, Mario Fresa, il melangolo ]

 

 

[ Leggi la recensione del libro ]

 


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