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Una notte magica: Presentazione il 22 settembre 2019
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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Poesia della settimana

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Viaggiamo fuori rotta

di Michela Buonagura

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MORTO È L’INDIVIDUO

 

 

Morto è l’individuo

- Whitman!

Siamo massa d’allevamento

undead- revenant -zombie

coi cuori putrefatti.

 

Di feti abortiti

e di neonati

facciamo la differenziata

-Vanno nell’umido!-

(illegittima ruota di illegittimi).

 

Mangiamo biologico industriale

-Fa male la carne rossa!-

meglio quella umana

(dei pesci sazi del Mediterraneo).

 

Buffoni alla corte del disamore

-tvb tvb tvb-

in un tweet

cuore faccina cuore

(e se mi lasci t’ammazzo).

 

Barcollanti

in questa notte decadente

cinguettiamo in coro

nonsense

dai suoni cavernosi

alla luna atterrita.

  

 

 

ISTANTI PREZIOSI

 

 

Ho tessuto i miei affetti

come Penelope.

Ma non ho disfatto la tela.

 

Ho ricucito maglie,

recuperato fili sgranati,

attaccati sorrisi,

ripiegato malumori.

 

Sono stanca.

Mi manca la pazienza

di Penelope.

Non riesco ad infilare

neanche l’ago.

 

Vorrei essere

un’orafa

E intrecciare fili dorati

di relazioni splendenti,

incastonare rubini di baci

zaffiri di sguardi

smeraldi di parole.

 

Breve è la vita

E sovente

solo sterminio

di istanti preziosi.

 

 

 

ABBIAMO SOGNATO

 

 

Quelle ore rubate allo studio

le cose non dette a mia madre

che guardava con occhi spauriti

i miei jeans lacerati

i capelli gonfi di rabbia

i maglioni coperti dall’eskimo.

 

Le dicevo: “Torno tardi, sì devo studiare, sì sono lì, devo fare ricerche, dai mamma…”

 

E tutto questo falsare

i segreti taciuti

nella luce degli occhi

per correre a manifestare

i miei sogni

coi compagni di lotta.

 

E gli incontri poi

in quell’umido buco.

Ascoltavo parole vessillo

(non capivo)

ma l’idea era bella.

 

Ci credevo

che un giorno lontano

l’avremmo cambiato ‘sto mondo

nelle piazze a gridare

con quel fumo negli occhi

manganelli veloci alle cosce.

 

E la voce lanciata

dallo scudo dei corpi

“Non reagite compagni al nemico

quello vuole per noi la galera”.

 

Com’era lungo quel giorno il corteo

e le scarpe facevano male.

Ci andai scalza perché non sentivo

nel fuoco bruciante del petto

il caldo di quei sanpietrini.

 

E i pugni alzati e le rosse bandiere e gli slogan eran le armi di lotta.

 

Ci ho creduto davvero

che un giorno sarebbe finita

la miseria e lo schifo del mondo.

 

Se ricordo me stessa in quegli anni

un gran nodo mi stringe la voce

e ogni tanto ci provo a parlarne

con questi ragazzi che ridono

senza un perché

che alla stessa età loro

io bigiavo la scuola

e dicevo bugie

certo no per un bacio.

 

Per gridare i miei sogni rubati.

Ma mi guardano strano.

 

L’ideale è ormai mito

è vapore di lontane memorie

ma io più ostinata la nutro

la mia ultima Dea.

 

 

 

[ da Viaggiamo fuori rotta, Michela Buonagura, Michelangelo 1915 editore ]

 

 


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