Sostieni il nostro comune progetto: diventa Socio e/o fai una donazione
:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  :: Posta ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
Premio letterario "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" - V edizione (2019) | PARTECIPA
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Poesia della settimana

Questa poesia è proposta dal 09/07/2018 12:00:00
Pagina aperta 441 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Mon Nov 12 23:34:00 UTC+0100 2018

Sbarcare da se stessi

di Eugenio Nastasi

« indietro | versione per la stampa | invia ad un amico »
Invita un utente registrato a leggere la poesia della settimana »
# 1 commenti a questo testo: Leggi | Commenta questo testo »


  

Dalla sezione Dicerie dell'insonnia

 

 

Jean Santeuil a Marcel Proust

 

Finché vissi l’esistenza narrativa

sono rimasto ai margini del lapsus

in deriva inerziale del tuo cuore

vagando nella foresta delle parole;

 

poi nell’indifferenza degli aneddoti

tra il dire eterno e l’invisibile tempo,

il volto del mio presente

divenne l’occhio vitreo dell’iguana -

che dicono si nutra di pietre.

 

 

Presenza immaginata

 

Si va lungo la pagina verso il colore

d’erba che abbiamo cercato,

l’ora in cui svaniscono i riflessi

e le voci del borgo marino

(potrebbero sembrare di fanciulle in fiore)

per una strada di sabbia dorata

così assente dalle nostre vite

e così desiderata dalle ombre.

 

Nello specchio dei mandorli

dove matura il sole di Balbec

il corpo cerca il mondo, riluce sulla spiaggia:

sentieri lo percorrono accelerando i sensi.

 

Con un bagliore d’estate

i capitelli della cattedrale distendono

una parte di ciò che siamo stati,

in mezzo ad essi si vede qua e là un melo

che basta a incantarci:

così l’incontro nel suo mutato lampo

previene il sogno e pare che qualcuno

tremi di quel sangue che rinasce

dove un verso poetico si lacera.

 

 

Dicerie dell’insonnia

 

La vecchia casa grigia sulla strada

la camera lontana dal sole

lontana dalla vita,

cavalli divorati i sogni

sulla vetrata delle apparizioni

e tutte le ninfee dietro la porta

oltre la Vivonne e i fiori di Swann

col tempo rimasto senza usura.

 

Da una tazzina di thè ride l’estate

in larghe ondate normanne

le sole tracce che ubbidiscono al vento.

Fuori di questo mondo

l’interno nella rada del sonno

dove le fronde inseguono

quello che il corpo non potrà mai dare.

 

Nella stanza deserta

l’eco distinta d’una madeleine

sfiora l’assenza.

 

 

 

Destino di un’orchidea

 

a Odette De Crecy

 

Tutto il mondo di parole che scrivo per te

da un giardino a un orto

nel buio intrecciano mani

al tuo collo, l’aroma di cattleya

insinua il baciarti le labbra

l’uno nell’altro per sillabe di steli,

dopo aver sognato in due

un libro dalle pagine stanche.

 

Quel fiore muove l’ipotesi del tempo,

consegna la sua forma in un abbraccio

al richiamo delle notti insonni.

 

 

 

Dalla sezione Sbarcare da se stessi

 

 

Mutamento di confine

 

I nostri occhi sul filo delle stagioni,

le tegole ordinate dalla memoria,

le finestre a specchio per il pioppo

nell’evidenza dei richiami,

pensarla immagine già in odore di interni

la sufficienza d’essere al mondo

fin quanto acconsente il mattino;

ma ieri fu pure un giorno e ora non è più che un’ansa

del torrente dove con rami a vela è passata la vita,

senza altro scorrere che il fondo dei ciottoli,

la trama del nostro corpo galleggiante

per averci lasciato l’ombra intera.

 

Dicevano di toccare il vecchio orizzonte

forando con lo sguardo l’abete sotto la neve,

limitari e steccati per immergere le mani

nell’acqua viva e non in questa pozza dove si aggirano

idrometre fiottanti di verde,

se almeno una voce potesse somigliare a quella

che divise le acque del mar Rosso

troveremmo volti, porte affrancate,

musici in veste di profeti

e Maddalene che ci precedono

al mutamento di confine.

 

 

 

Dalla sezione L'altare di Isenheim

 

 

Isola mancata

 

La catena del Pollino divide la Calabria

dal resto dell’Italia sentenziava

il manuale nella scuola d’infanzia

e noi a segnare frattali di spiagge

nel perimetro di un’isola mancata.

 

Questa terra è fatta d’anni e certo stiva

le tinte di un affresco sulla tela,

lo spazio di preghiere nei santuari

dove fiorisce speranza prima delle fiumare.

 

Magari solo storie in equilibrio, cieli profondi,

fiato di campagna in vicinanza del mare

ombre inesistenti senza nuovo giorno.

 

Di azzurro e verde il ritorno ai paesi

agli stazzi prima delle foreste

agli abissi dentro ai monti

ai piccoli laghi sereni,

un viaggio tutto terrestre, isola mancata,

per non dimenticare.

 

 

 

[da Sbarcare da se stessi, Eugenio Nastasi, LietoColle]

 

 


# 1 commenti a questo testo: Leggi | Commenta questo testo »