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“Tre monologhi. Penna, Morante, Wilcock”, di Elio Pecora [collana Racconti (Teatro)]
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Il meraviglioso vinile di Penny Lane

Romanzo

Giordano Criscuolo
Eretica Edizioni

Recensione di Elisa Costa
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Pubblicato il 07/10/2016 12:00:00

 

E fu così che Emily oscurò Alice… Con quest’affermazione credo di non regalare niente di immeritato all’incantevole romanzo di Giordano Criscuolo; perché la protagonista del racconto, una ragazza di sedici anni, che l’autore ci presenta con l’amore di un padre, è più vera e umana della stessa Alice di Carroll. In un’epoca dura come la nostra, Penny Lane è in grado di attraversare i dolori della vita senza perdere la sua dolcezza e soprattutto senza smettere di volare con la fantasia, il che le permette di intraprendere un viaggio in un mondo sconosciuto e pieno di stranezze: è lei, la fantasia, a farle posare gli occhi sul vinile di cui parla il titolo e a convincerla ad ascoltarlo, anche se apparentemente non ne avrebbe motivo; se fosse incapace di sognare, se fosse una di quelle persone spente che camminano per la strada e non degnano neppure di uno sguardo il negozietto di dischi, la sua avventura non potrebbe avere luogo. Emily (alla quale il grande amico Elleppì ha dato il soprannome di Penny Lane) è molte cose: una bambina come tante, semplice, “occhio castagna e pelle di seta” (pag. 12), un giovane fiore ancora speranzoso di non appassire nel mondo noioso degli adulti. Ma è anche l’incarnazione del suo nomignolo, che la descrive e le appartiene per intero: nel testo di John Lennon e Paul McCartney, da cui Elleppì ha tratto ispirazione, Penny Lane è una cara immagine di serenità nel cuore dei cantanti… E la nostra Emily rappresenta proprio la felicità nascosta nei piccoli doni che la vita elargisce di continuo, sebbene spesso sia difficile accorgersene. L’entusiasmo per un concerto, l’emozione nascosta nei tre, quattro minuti di una canzone, il profumo sempre delizioso di qualsiasi pietanza preparata da una persona amata. Emily ha la rara e preziosa capacità di saper apprezzare tutto quanto, laddove la maggior parte della gente passa davanti a meraviglie del genere senza assaporarle. Emily è l’immaginazione, ci basta sentirla nominare all’inizio del libro per aprire la mente a mille possibili trame, mille diversi significati che il personaggio potrà vestire nel cammino della nostra lettura: “Penny Lane abita in una minuscola casetta di periferia. Incredibile vero? Sono bastate queste poche parole perché la tua fantasia prendesse il sopravvento […] è inutile che ti chieda se tu abbia già immaginato Penny Lane, giusto? Sono bastate le prime due parole di questo romanzo perché la tua fantasia, il solo appiglio a cui poterti sempre aggrappare, abbia appeso al tuo cuore una bellissima fotografia che tanti anni fa suo padre le scattò” (pagg. 9 – 11). Ma Penny Lane è, soprattutto, la personificazione della vita stessa: è il frutto dell’amore tra un uomo e una donna speciali, quell’amore che si prende la libertà di non morire anche se chi una volta era vivo non c’è più, è la giovinezza, l’innocente furto di un vinile chiuso in una vetrina, una corsa a perdifiato lungo le vie della città per proteggere il bottino conquistato. E’ la curiosità, che si permette di penetrare in dimensioni il cui accesso è proibito. Certo, l’animo di Emily non è sempre limpido e luminoso: dubbi, paure e domande prive di risposta vorticano nei suoi pensieri e a volte la rendono triste, ed è questo che ci fa riconoscere noi stessi in lei, in un altro essere umano. Le bizzarre creature che incontra fuori da Politica (il nostro mondo… Esiste un nome più calzante?) tentano, a loro modo, di farla riflettere proprio sulla necessità di abbandonare le malinconie per apprezzare la bellezza della vita e per carpirne il significato nascosto. Mentre dialoga con tali strani esseri Penny Lane vorrebbe concentrarsi su problemi assai gravi, quali la scomparsa del suo amato gattino o la spaventosa situazione che ha lasciato nella cucina di casa prima di essere trascinata in quell’avventura; però gli interlocutori misteriosi la esortano a focalizzarsi sul momento presente e a meditare su argomenti all’apparenza insignificanti: “Penny Lane ripensò a tutte le penne che aveva buttato all’epoca dei diari segreti e un forte senso di rimorso le tappò il cuore. «Erano ancora piene di inchiostro,» pensò […] «E allora perché le hai buttate? Ora sapresti dove raccoglierle? […] Smettila di pensare al disco e alle vostre maledette e onnipresenti connessioni […] e ritorniamo alle penne. Dunque, perché le hai buttate? Ora sapresti dove raccoglierle? Come si chiamano quei posti dove voi di Politica gettate l’oggettistica buona...” (pagg. 61, 64, 65) Ma si tratta davvero di domande senza senso, poco importanti? Perché a Politica la gente butta cose ancora utili? Perché a Politica la gente butta la vita…? Le creature che Emily conosce nel suo viaggio hanno tutto, perché non gettano mai via nulla. Al termine del romanzo Penny Lane forse non è cambiata e forse non ne ha nemmeno bisogno, però comprende una verità che tanti adulti ignorano: che la vita è un fiume sempre in movimento, il quale, a volte, scorre con impeto e sommerge ciò che si vorrebbe conservare; ma l’acqua di questo fiume è fatta di molti minuscoli frammenti, i ricordi del passato e gli attimi presenti, che non smettono di galleggiare sulla superficie, e in cui ci si può specchiare.


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