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10 luglio 2020: 149 anni dalla nascita di Marcel Proust
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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Ossa, cervelli, mummie e capelli

Racconti

Antonio Castronuovo
Quodlibet

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 03/02/2017 12:00:00

 

Anni fa, un amico mi raccontava di un alto prelato che amava collezionare reliquie di santi e beati nel suo appartamento, e amava mostrare ai visitatori questa collezione un po’ macabra ma certamente bizzarra. L’eminenza amava elencare il dito di santa Brigida, il naso di san Pancrazio, l’appendice di santa Balbina, la narice di san Galgando e così via, elencando parti anatomiche rinsecchite e vite di persone che per la chiesa furono di mirabile esempio, ed oggi pressoché dimenticate. Senonché alcune loro parti sono sopravvissute come segnalibri in un polveroso e imponente volume le cui pagine rischiano di essere tutte uguali. Ma la collezione aveva forse un’altra funzione oltre quella della collezione, era forse quella quasi cannibalistica dell’acquisizione di virtù tramite l’ingestione o il semplice possesso di personaggi, o parti di essi, in qualche modo ammantati di virtù. Quindi io, persona del ventesimo secolo, sono santo tanto quanto santa Brigida perché ho il suo dito, sono fervente quanto san Pancrazio grazie al possesso del suo naso e così via. Questo è un meccanismo molto presente nella religione, molte chiese ospitano scheletri o mummie più o meno raccapriccianti cui attribuiscono poteri e valenze enormi, le persone non sono sante per quel che fanno o pensano, ma proprio attraverso il loro corpo, la parte fisica e tangibile rappresenta la virtù, una visione che ci riporta direttamente agli albori della civiltà umana in cui l’animismo iniziava a far venerare sole, piante e lampi. Con una radice così antica e solida è normale che il culto dei corpi, o parti di questi, sia sopravvissuto a qualunque vicenda storica, e che sia tracimata dall’ambito religioso a quello laico, o non  strettamente legato ad un culto organizzato. Castronuovo ci conduce, con  leggiadria e senza sembrare mai troppo serioso o compiaciuto, in una passeggiata di dieci tappe, quasi stanze di museo, ad incontrare dieci “pezzi” di persone celebri o celebrate che hanno conquistato un posticino nel pantheon degli immortali, oltre che per le loro opere anche perché c’è un pezzo tangibile che è sopravvissuto alla caducità della materia organica. L’autore sembra indicare che accanto a reliquie trafugate nel tentativo di fare qualche soldo, ce ne sono altre che sono tali per precisa volontà dei loro “proprietari”, così Carlo Giacomini, dopo una vita spesa in studi anatomici, è arrivato a desiderare di essere egli stesso oggetto di studio e presenza immortale nel Museo di anatomia umana Luigi Rolando di Torino presso il quale aveva lavorato tutta la vita. Discorso analogo per il filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham, il quale scrisse nelle disposizioni testamentarie: “Lo scheletro sarà composto in maniera tale che l’intera figura possa essere sistemata sulla sedia che ho occupato per tutta la vita, e nell’atteggiamento che prendo quando sto pensando, tipico dei momenti dedicati alla scrittura”. Forse questi personaggi una strizzatina d’occhio a santi e crocifissi l’hanno data, cercando di essere quasi dei santi laici, o dei padreterni delle loro discipline. Discorso a parte merita la salma di Lenin, ancor oggi in perfetto stato grazie ad una serie di stratagemmi e che forse è quella che si avvicina maggiormente ad una santificazione non religiosa ma pregna di altrettanto fanatismo. Una lettura sempre divertente, e sorprendente, sicuramente inusuale, che ha lo scopo di raccontare per il piacere di farlo, non va a cercare orizzonti sociologici, o a tentare di dipanare questioni fondamentali. Semplicemente ci intrattiene, e sembra che il racconto scivoli nel raccontato, le reliquie, alla fine delle loro peregrinazioni, restano quel che sono, un dito, ossa, un cervello, una ciocca di capelli cui nessuno chiede loro un miracolo, una volta varcata la porta del museo “virtuale” creato da Castronovo ci resta un gradevole ricordo, e così i racconti ci raccontano, ci fanno passare il tempo, sorridere e diventano la reliquia della reliquia in un paradossale gioco di specchi. Un libro veramente singolare per l’argomento trattato, ma di piacevolissima lettura per la bravura di Castronuovo, dallo scrivere colto e leggiadro, misurato ma libero di scivolare fra descrizione scientifica, fedeltà storica e sottile e costante humor. La narrazione non cade mai nel didascalico, rischiando di farsi sterile e innaturale reliquia, ma regala una nuova esistenza a pezzi di vita costretti a un futuro privo di emozioni, per gli ineffabili istanti della lettura il sangue sembra ricominciare a pulsare in corpi imbalsamati e così Castronuovo riesce nel miracolo di riattaccare il significato a parti anatomiche che altrimenti rischiano di restare una fredda collezione.

 


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