Pubblicato il 03/05/2014 12:22:13
Se tanto malcontento nei confronti dellUnione europea diffuso tra la popolazione di tutti i Paesi che la compongono, dalla Svezia alla Grecia, dalla Germania alla Spagna, probabilmente qualcosa che non ha funzionato esiste veramente e va cambiato.
Certo, magari quello che dellUnione non piace ad un tedesco non la medesima cosa che non piace ad un greco, ma il punto proprio questo: giungere ad una sintesi che possa contemperare e sostenere interessi comuni. Ma quali sono gli interessi comuni che vogliamo tutelare e difendere attraverso lUnione europea?
Il Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel 2009, prevede quali siano le competenze esclusive dellUnione europea:
- unione doganale
- definizione delle regole di concorrenza (regolazione dei mercati)
- politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta l'euro
- conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della politica comune della pesca
- politica commerciale con gli Stati Internazionali.
L'Unione ha inoltre competenza esclusiva per la conclusione di accordi internazionali nelle materie oggetto di una sua competenza legislativa esclusiva, oltre che negli accordi che richiedono che venga applicato il Principio della Sussidiariet e in quelli di Associazione.
In tutti gli altri campi e settori della vita di ogni giorno, lUnione europea possiede competenze concorrenti, di coordinamento o di sostegno agli Stati membri i quali mantengono pertanto un potere sussidiario o monopolistico di legiferare.
Appare dunque subito chiaro un punto: lattuale Unione basa di fatto le sue competenze esclusive sul controllo dei mercati e della finanza (moneta unica Euro). Questa ad oggi la situazione: in tutti gli altri campi di attivit, la concorrenza con la politica (e gli interessi) dei singoli Stati impedisce concretamente allUnione di agire come fattore unificante appunto di un superiore interesse europeo.
Ecco un punto di debolezza del sistema sin qui ideato: non possibile creare una moneta che rappresenti un insieme di Paesi se prima non si proceduto ad una vera unificazione dei singoli Stati membri. Altrimenti quello che ne esce una forma giuridica di Unione federale ibrida, destinata al fallimento.
La politica estera, di difesa del territorio, la politica energetica, la politica del lavoro, la politica industriale, la politica sociale e previdenziale, quella sanitaria: tutti questi settori che concorrono a formare un sistema Paese, non possono essere lasciati nelle mani dei singoli Stati se si vuole costruire unUnione europea che abbia senso come Unione federale di Stati. LUnione di oggi non il modello che serve per governare 28 Paesi. Il modello organizzativo a cui guardare, peraltro lunico che offra certe garanzie di funzionamento nel mondo in questo momento, quello offerto dagli Stati Uniti dAmerica. In quella organizzazione federale le competenze che spettano allo Stato Federale e quelle demandate ai singoli Stati membri sono chiare e ben specificate.
Del resto che le cose cos come sono non vadano bene, lo si visto in questi anni di crisi. Con il solo controllo della politica monetaria esercitato tramite la BCE, peraltro con poteri limitati, non si ancora riusciti a portare lUnione fuori dal tunnel della mancata crescita economica e dellaumento della disoccupazione. Mentre notizia di queste ore che gli Stati Uniti sono tornati al livello di disoccupazione (6% circa) che avevano nel 2008, allinizio della crisi. In Europa siamo oltre l11%.
Abbiamo bisogno di politiche industriali e regole del lavoro comuni che spingano tutta insieme lUnione a reagire a questa situazione, altrimenti essa stessa si riveler una zavorra alla crescita, non un soggetto propulsivo. Non ammissibile per esempio che all'interno dellUnione si chiudano fabbriche in Italia per spostarle in Polonia o viceversa a causa del minor costo dellenergia o del lavoro. Un imprenditore della UE pu decidere di fare impresa dove vuole, questo chiaro, ma la scelta non deve dipendere da variabili che devono avere analogo valore per tutti gli Stati membri. Altra cosa poi decidere di sostenere alcune regioni dellUnione particolarmente arretrate dal punto di vista economico o sociale. Ma i fattori comuni per fare impresa devono essere uguali per tutti, dalla Svezia alla Grecia.
Questo il lavoro che il nuovo Parlamento che andremo ad eleggere il 25 maggio dovrebbe portare avanti insieme ad una Commissione europea che abbia la volont politica di far fare allUnione un passo in avanti. Altrimenti meglio fermarsi a riflettere se le ragioni che ci hanno portato sino a questo punto siano ancora delle buone ragioni.
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