Pubblicato il 04/05/2014 21:18:44
Giunti quasi al termine del nostro percorso europeo, vogliamo ricordare cosa ha spinto i Padri fondatori a pensare, immaginare e realizzare unEuropa di popoli che affrontassero insieme il futuro.
Che cosa permise ad un italiano (De Gasperi), un francese (Schuman) e un tedesco (Adenauer) dopo la tragedia della Seconda Guerra mondiale, di sedersi attorno ad un tavolo a parlare di unit e pace tra i loro popoli che si erano combattuti fino allo stremo sino al giorno prima?
La risposta nella consapevolezza, acquisita con limmenso spargimento di sangue di milioni di persone, militari e civili, dellimpossibilit di eliminare lavversario. Da questa coscienza si incominci a comprendere il valore della persona nella sua unicit e il valore del lavoro come strumento per realizzare compiutamente la vita umana.
Persona e lavoro: dallaver posto al centro dellidea di unione europea questi concetti, si gener come conseguenza un periodo carico di attese che permise in tempi assolutamente rapidi la rinascita sociale ed economica dellEuropa devastata dalla guerra. Dunque, per lavvio del progetto europeo, lo slancio ideale dei nostri nonni e dei nostri padri stato decisivo. Ma a differenza di oggi, lo scopo di partenza non rimase confinato alle questioni economiche. I nostri avi si mossero per un ideale pi grande. Il crollo del muro di Berlino nel 1989 , se vogliamo, il frutto conclusivo di questo primo periodo della storia dellUnione.
Successivamente, con il passare degli anni e il passaggio delle generazioni, lo slancio ideale delle origini si perso. Il mezzo (leconomia, la finanza, il profitto) diventato lo scopo e lUnione si via via trasformata in un luogo dove si stringono compromessi tra gli interessi inevitabilmente contrapposti dei singoli Stati. Non ci si combatte pi con i cannoni e con le bombe, ma con le armi delleconomia e della finanza.
Questa perdita di tensione ideale si avvertita anche allinterno delle Istituzioni europee che si sono ingigantite a dismisura diventando esse stesse abnormi macchine burocratiche che rallentano il processo di unificazione anzich favorirlo. E soprattutto allontanano dalla gente lidea che lUnione europea serva e favorisca il benessere dei popoli e non rappresenti solamente un livello superiore di burocrati da mantenere.
Occorre un risveglio delle nuove generazioni e un ritorno verso gli ideali che sono stati alla base della nascita dellUnione europea. LEuropa non costituita una volta per tutte. Le nuove generazioni non si devono sentire escluse dal lavoro di edificazione dellEuropa di domani, anzi in questa fase sono proprio i giovani che possono dare nuovo impulso e far compiere un passo in avanti verso una nuova Unione. Occorre uscire dallillusione che le risposte arrivino sempre dallalto. Non cos. Una nuova generazione ora chiamata ad impegnarsi in Europa. Una generazione che la prima generazione veramente europea, nata in Paesi che vivono in pace da pi di sessantanni (cosa mai accaduta nella storia europea se ci pensiamo) e che in questi decenni ha raggiunto livelli di benessere economico e sociale inimmaginabili alla fine della Seconda Guerra mondiale.
Perch questo avvenga, bisogna mettere di nuovo al centro del progetto europeo la persona e il lavoro. Le persone in particolare devono riprendere consapevolezza della propria dignit, del proprio compito. In una parola, bisogna rimettere al centro leducazione. Non bastano le norme e le leggi, occorre trasmettere ai giovani esperienze educative vere che mettano in movimento la libert e la responsabilit personale nei confronti della vita. Da giovani educati alla verit e alla conoscenza della realt potr ripartire lEuropa di domani. E questa la sfida che ci aspetta, il rischio educativo di oggi per costruire unEuropa diversa domani.
Se ci avverr, allora lEuropa unita continuer il suo cammino e potr assicurare pace e prosperit ai popoli che l'abitano. In caso contrario, al momento credo che nessuno possa immaginare un finale degno di essere ricordato nei libri di storia.
Nel prossimo articolo proveremo a tirare le fila del percorso sin qui compiuto.
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