Pubblicato il 11/10/2008 18:19:00
Roberto Mosi nato a Firenze nel 1942, dove vive. E impegnato nel volontariato, con particolare riguardo al campo della cultura e delleducazione degli adulti.
Firenze, una citt di bellezza impareggiabile in cui, come disse la poetessa portoghese Sophia de Mello Breyner Andresen, che ivi ebbi la fortuna di conoscere, a Firenze la proporzione d il sorriso alle cose. E il sorriso di tale armonica bellezza traspare dai versi di Mosi, il quale, nelle note dellautore, allinizio della silloge poetica, afferma: Attraverso le piazze / ricerco pagine di storia, / immagini di vita, / lidea della bellezza. In questi brevissimi versi il sunto del percorso poetico del libro di Mosi, un percorso che non tralascia di descrivere, innestate nello splendore della citt, le zone dombra, tanto evidenti per chi vuole osservare; sono le povert umane che a Firenze, come in altre citt dItalia, hanno i loro luoghi: Maria alla finestra / chiama i passanti, urla i rumori, parla di storie damore. // Eri linfermiera / nei reparti del manicomio. // Abiti oggi il mondo dei folli, / le tue parole incrociano / storie di donne legate alle corde dei letti, / docce gelide, elettroshok per cura. // La finestra dimprovviso / si chiude, rimane leco / sospesa sui gas dei motori. Nel corso della lettura si coglie la sensibilit di un cuore, quello del poeta, che passa nei luoghi della citt Florentia e con attenzione sa osservarla, annotando fatti, situazioni, azioni, voci, la sua presenza sembra non modificare mai la scena, anche quando egli stesso si trova ad esservi coinvolto, la descrive con oggettiva attenzione e intelligenza poetica. Mosi percorre spazi e segue le linee delle vite che ivi si sviluppano e compiono le loro azioni necessarie. La vista del poeta riesce a modularsi tra percezione panoramica e particolare di oggetti e vite. La sua poesia , in un certo senso, geometrica, segue linee precise, come un ragno tesse la sua tela poetica con precisione e determinazione: Sulla strada di casa attraverso la sera / piazza dellAnnunziata. / Novanta passi lunga la piazza / trenta le colonne, otto bambini / in fasce, tondi bianchi di smalto, / sessanta le api per il Granduca // []. Il percorso del poeta non si snoda soltanto attraverso luoghi ma anche attraverso il tempo, nel suo sostare, talvolta, apre, nella memoria propria e del lettore, squarci temporali, nel tentativo di non perdere la memoria storica, nel corso travolgente dei fatti sociali che caratterizzano il nostro tempo e che chiudono e dimenticano le lotte e gli ideali in scatole poste nei solai dellinformazione: Il salotto buono di Firenze / appare in bianco e nero, / i colori delle storie di Vasco: / le tute blu arrivano da Rifredi / la polizia schierata, sbuca / dai portici la camionetta, / picchiano forte i manganelli, / si grida in coro pane e lavoro. // Le Giubbe Rosse sono sbarrate, / i poeti scomparsi. / La musica delle sirene, / i versi le urla degli operai; e non solo della citt: [] // Una bandiera rossa / sullo scaffale pi alto / avvolta dal silenzio del tramonto.
Una bella prova poetica, sostenuta da una nettezza esemplare dei versi (cifra stilistica comune a chi pubblicato da questa piccola ma importante e necessaria casa editrice) e da un dosaggio calibrato tra sentimento e verismo.
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