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Il Jobs Act renziano

Argomento: Politica

di Lorenzo Roberto Quaglia
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Pubblicato il 20/09/2014 00:53:12

E un classico. Finite le ferie estive, questanno per la verit pi brevi del solito un po per tutti, la situazione politica in Italia torna a surriscaldarsi. I temi del giorno sono la riforma del lavoro e leliminazione dellarticolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge num. 300 del 20 maggio 1970).

Ormai il governo Renzi non ha pi scusanti e i mille giorni che si dato per portare a termine le riforme scorrono uno dopo laltro inesorabili. E quindi costretto per forza ad affrontare anche i temi pi delicati che sino ad ora ha lasciato decantare. Uno dei pi spinosi per la sua stessa maggioranza interna (parliamo del PD) la riforma del mercato del lavoro. Su questo tema esistono due PD, forse anche tre. Ma Renzi sa benissimo che non pu fare a meno di portare avanti questa riforma, perch la situazione italiana tragica e lEuropa ci chiede a gran voce di cambiare marcia.

Il problema come cambiare, dopo che la riforma Fornero ha, sembra impossibile, peggiorato ancora di pi il quadro legislativo e la crisi economica negli ultimi due anni ha colpito duro soprattutto la fascia det giovanile e i cinquantenni rimasti senza lavoro e senza pensione. Una situazione potenzialmente devastante dal punto di vista della tenuta sociale del sistema.

Lidea di Renzi sullargomento nota dai tempi della Leopolda e trova sponda nei partiti di centro destra dentro e fuori il governo (NCD e Forza Italia pi satelliti), ma allantitesi di quella di met PD e degli altri partiti di sinistra.

Al momento una mediazione sembra impossibile e forse neanche auspicabile perch provocherebbe lennesima riforma fatta a met che non risolverebbe il problema.

Noi ci permettiamo di mettere sul tavolo due o tre considerazioni.

Primo: larticolo 18. Senza entrare in tecnicismi, ricordiamo che il licenziamento comminato da un datore di lavoro nei confronti di un singolo lavoratore incorre in particolari conseguenze qualora il provvedimento manchi di una giusta causa o di un giustificato motivo oggettivo o soggettivo. In tali casi si parla di illegittimit del licenziamento e pu essere applicato il famoso articolo se limpresa ha pi di 15 dipendenti.

Renzi e il suo governo, con il Jobs Act, sembrano convinti che eliminando questo articolo, il mercato del lavoro in Italia sar meno ingessato e potr riprendere a crescere. A parte che larticolo 18 gi stato fortemente limitato nella sua applicabilit dalla riforma Fornero, non sembra che ci abbia portato ad un aumento di occupati. E poi larticolo 18, dalla sua nascita nel 1970, ha trovato applicazione per la met circa dei lavoratori, visto che lItalia il Paese delle piccole e piccolissime imprese, sotto i 15 dipendenti, e pertanto escluse dallapplicazione dellarticolo. Nonostante ci, loccupazione in Italia dal 1970 al 1990 cresciuta e il nostro Paese diventato tra le 8 nazioni pi sviluppate al mondo, con larticolo 18 in vigore, non senza larticolo 18.

Non ho mai letto o conosciuto un imprenditore italiano o straniero, che si lamentasse dellesistenza dellarticolo 18 e che decidesse di non investire in Italia per questo motivo.

Riteniamo invece che lidea di fondo espressa nellarticolo sia unidea di civilt giuridica che pochi Paesi al mondo hanno sviluppato e non a caso essa presente nellordinamento giuridico dellItalia, patria e culla del diritto romano che ha civilizzato lintera Europa duemila anni fa.

Secondo: i mali dellItalia invece sono ben altri e Renzi li conosce bene e dovrebbe affrontarli: la giustizia civile lenta a livelli inverosimili che ci pone agli stessi livelli dei Paesi dellAfrica nera. La burocrazia esagerata che obbliga gli imprenditori a sostenere costi assurdi. Per aprire ununit produttiva in Italia ci possono volere sino a sei anni contro i dodici mesi del resto dEuropa. La corruzione che si annida nelle lungaggini burocratiche in Italia praticamente endemica. Il costo dellenergia pi alto di tutti gli altri nostri competitors europei. E si potrebbe continuare (non abbiamo citato per esempio il tema fiscale), ma si capisce bene che gi cos quasi un miracolo che esistano ancora imprenditori che hanno la voglia e il desiderio di investire in Italia.

I sindacati, chiamati inevitabilmente in causa quando si attacca larticolo 18, sicuramente in passato hanno commesso errori, non capendo che il mercato del lavoro stava cambiando, ma indubbio che non hanno scritto e promulgato le leggi che nel corso degli anni hanno portato alla situazione attuale.

Renzi sbaglia quando li accusa di non tutelare le partite IVA e i lavoratori temporanei e tutte le altre forme di precariato. Il sindacato queste forme di lavoro anomalo non le vuole, non le voleva e le ha subite. I veri colpevoli di questa situazione sono i partiti politici che, in piena crisi di valori, dagli anni 90 in avanti si sono piegati ai nuovi poteri forti rappresentati dai grandi gruppi industriali e dalla finanza internazionale che sempre pi globalizzati hanno iniziato a chiedere alla politica una maggiore liberalizzazione del mercato del lavoro, foriera a sua volta di una riduzione di costi e quindi di un maggior guadagno per loro stessi.

Cosa ci aspetta? Personalmente riteniamo che oggi abbiamo davanti a noi unopportunit incredibile: ripensare alla concezione del lavoro umano e a quello che esso significa per la vita di ciascuno di noi, lasciando per un attimo da parte i diritti e i doveri, ma riflettendo sul significato della parola lavoro.

L'UOMO, mediante il lavoro, deve procurarsi il pane quotidiano e contribuire al continuo progresso delle scienze e della tecnica, e soprattutto all'incessante elevazione culturale e morale della societ, in cui vive in comunit con i propri fratelli. E con la parola lavoro viene indicata ogni opera compiuta dall'uomo, indipendentemente dalle sue caratteristiche e dalle circostanze, cio ogni attivit umana che si pu e si deve riconoscere come lavoro in mezzo a tutta la ricchezza delle azioni, delle quali l'uomo capace ed alle quali predisposto dalla stessa sua natura, in forza della sua umanit. Fatto a immagine e somiglianza di Dio stesso nell'universo visibile, e in esso costituito perch dominasse la terra, l'uomo perci sin dall'inizio chiamato al lavoro. Il lavoro una delle caratteristiche che distinguono l'uomo dal resto delle creature, la cui attivit, connessa col mantenimento della vita, non si pu chiamare lavoro; solo l'uomo ne capace e solo l'uomo lo compie, riempiendo al tempo stesso con il lavoro la sua esistenza sulla terra. Cos il lavoro porta su di s un particolare segno dell'uomo e dell'umanit, il segno di una persona operante in una comunit di persone; e questo segno determina la sua qualifica interiore e costituisce, in un certo senso, la stessa sua natura.

Cos inizia lEnciclica LABOREM EXERCENS scritta nel 1981 da Giovanni Paolo II.

Iniziamo a riflettere su queste parole e magari domani al governo Renzi potremmo inviare un tweet con qualche suggerimento per il Jobs Act.

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