Pubblicato il 03/10/2014 21:34:14
Incontriamo oggi il Prof. Alberto Bonfanti, docente di Storia e Filosofia alle scuole superiori e Presidente dellAssociazione Portofranco Milano onlus, un centro di aiuto allo studio rivolto agli studenti delle scuole medie superiori che offre assistenza didattica gratuita nello svolgimento dei compiti, nel recupero dei debiti formativi e delle conoscenze disciplinari.
D.: Ci racconti cos Portofranco e come nasce questa realt? R.: Portofranco un luogo dove alcuni volontari (adulti e studenti universitari) aiutano i ragazzi pi giovani a studiare. Nasce dallidea di un grande educatore, Don Giorgio Pontiggia, una vita passata in mezzo ai ragazzi, a scuola e alloratorio, che a sua volta partito dalla necessit di soddisfare la domanda di significato, di senso di compagnia dei ragazzi di fronte alla vita. Per rispondere a questo bisogno, Don Giorgio partito dalla vita quotidiana dei ragazzi e dai loro bisogni. Un bisogno che hanno tutti i ragazzi che frequentano la scuola quello di fare i compiti e di essere aiutati in quelle materie pi impegnative, mi viene in mente la matematica per capirci. Cos iniziata l'avventura di Portofranco Milano nel novembre 2000. Da quel momento un crescendo di iscrizioni. Ora abbiamo ogni giorno oltre 100 ragazzi che vengono aiutati singolarmente nelle pi diverse materie da una cinquantina di volontari (40 universitari e 10 adulti) al giorno... Facendo un calcolo sono passati da Portofranco dal 2000 ad oggi oltre 20.000 ragazzi per oltre 8000 volontari per circa 100.000 ore di ripetizioni.
D.: Il bisogno educativo uno dei grandi bisogni che la nostra societ mostra drammaticamente di avere, a tutti i livelli, quello degli educatori e quello degli educati. Come educatore cosa si pu fare per rispondere a questo bisogno oggi nella scuola italiana? R.: Oggi a scuola, come nella vita i giovani sfuggono il rapporto con la realt. Proprio questo sembra il problema. I ragazzi hanno paura della realt e questo si documenta nel disimpegno, nel terrore della fatica, nella paura del futuro, nel non poter concepire qualcosa che non riescono ad immaginare. Magari hanno interessi, ma hanno paura di qualcosa d'altro, della realt. Portofranco da questo punto di vista una grande provocazione per me, sia come insegnante che come Responsabile, perch in qualche modo mi richiama al mio stesso bisogno di significato. Pu succedere che i ragazzi di oggi lo nascondano con un apparente disinteresse, o con la difficolt a prendere sul serio la realt e limpegno con essa, ma al fondo hanno lo stesso bisogno di verit, di senso e di gusto che ho anchio. Il compito di noi educatori consiste proprio in questo: trasmettere ai ragazzi il desiderio di verit, di bellezza che alberga in noi. Perch senza significato la realt perde il suo interesse!
D.: Uno dei pi grandi educatori contemporanei, Luigi Giussani, ha scritto nel Rischio Educativo: "Educare vuol dire sviluppare la coscienza, cio il sentimento di s come responsabilit verso qualcosa di pi grande di s". In base alla tua esperienza di insegnante di Liceo, cosa chiedono i giovani di oggi ai propri insegnanti? R.: Sulle scale di Portofranco, salendo abbiamo scritto questa frase di Plutarco: "I ragazzi non sono vasi da riempire ma fuochi da accendere". I ragazzi desiderano essere introdotti alla realt, ma da soli non ce la fanno. Il significato non qualcosa di astratto ma una presenza affettiva, una presenza amorevole alla loro vita, alla nostra vita! Quid est veritas? Vir qui adest! Ecco, io penso che la grande forza di questo mare di gratuit che Portofranco sia questa: il gesto di gratuit che ciascuno dei ragazzi ha ricevuto lo ha introdotto alla positivit dell'essere, gli ha fatto percepire che la realt non qualcosa di noioso, di lontano. Introduzione alla realt: questo Portofranco. E quando dico Portofranco penso ai volontari che hanno aiutato i ragazzi ad introdursi alla realt attraverso una presenza amorosa, a non fuggirla cercando in devianze pi o meno gravi quella realizzazione che la frustrazione scolastica impediva loro. Si perch per i ragazzi un'ingiustizia, una frustrazione andare male a scuola tanto che devono compensarla primeggiando in qualcosa d'altro. L'insuccesso scolastico la prima sconfitta, una delle prime circostanze dopo gli affetti familiari e personali in cui possono percepire la negativit, l'ottusit del reale o la sua positivit. Per questo stato cos geniale partire dall'affronto del loro bisogno, del primo loro approcciarsi al reale. Infatti Il problema non la scuola, ma la realt.
D.: Cosa ti ha insegnato in questi anni l'esperienza di Portofranco e cosa ti aspetti per il futuro della scuola in Italia? R.: Moltissimo. La sfida educativa entrare in rapporto con laltra persona, incontrarla e accoglierla per quello che , ma senza rinnegare le proprie origini. Per esempio Portofranco diventato un luogo ecumenico senza nessuna progettualit di volerlo diventare! Quando abbiamo iniziato non pensavamo questo.Ma gi dal terzo anno sono aumentati gli stranieri che ora rappresentano pi del 30% degli iscritti provenienti da oltre 30 Paesi, i pi numerosi da Egitto, Marocco, Ecuador, Filippine e Per e tra l'altro gli stranieri sono i frequentanti pi assidui, quelli che, spesso per condizioni familiari particolari, vivono Portofranco come una loro seconda casa. Questo fatto mi ha insegnato molto. Si incontra l'altro non rinnegando la propria identit, il proprio volto ma in forza di essa e l'identit cattolica proprio in quanto cattolica universale e quando vissuta come esperienza di pienezza dell'umano e quindi apertura all'umano, in grado di abbracciare e incontrare chiunque! Noi non nascondiamo la nostra identit, organizziamo feste di Natale e Pasqua a cui partecipano ragazzi atei o di altre religioni... Partendo da un approccio non ideologico, ma dalla persona, attraverso il suo bisogno si pu incontrare chiunque perch il cuore dell'uomo desidera la stessa cosa!! Questo l'ho proprio visto a Portofranco. Si diventa amici tra egiziani musulmani ed egiziani copti, ci si rispetta tra marocchini e latinos.. Non ci mai stato un episodio di intolleranza.Il dialogo che tra culture diverse appare cos difficile, risulta possibile tra persone perch il cuore dell'uomo desidera la stessa cosa, la felicit.
Tra l'altro Portofranco non diventato solo un luogo di integrazione tra gruppi etnici e religiosi diversi ma anche tra persone di estrazioni culturali diverse ( tra i nostri volontari adulti diversi non sono cristiani ma sposano il nostro progetto educativo) ma anche un luogo di convivenza multi generazionale (convivono 4 generazioni). Quando passando per le aule vedo lo sguardo tra un volontario di 80 anni ed un ragazzino di 16 mi chiedo: ma dove esistono i conflitti generazionali?
Per concludere penso che partendo da esperienze come quella di Portofranco si possa ripensare anche al modo di come immaginare la scuola del futuro. E un lavoro sfidante, ma la vera riforma della scuola deve partire da esperienze come queste o sar solo una riforma giuridica e amministrativa, non educativa.
Un ultimo pensiero: per tanti Portofranco stata una casa, una famiglia e ora ha bisogno di aiuto perch i contributi pubblici coprono solo il 10% delle spese che superano 300.000. Portofranco lancia una campagna: acquistare unazione simbolica della Onlus chiedendo a chi ci conosce e a chi desidera, di essere parte del patrimonio dellassociazione. Vogliamo che Portofranco rimanga gratuito per i ragazzi.
Grazie Alberto.
per info: direzione@portofranco.org / www.portofranco.org
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