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L’anomalia italiana

Argomento: Politica

di Lorenzo Roberto Quaglia
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Pubblicato il 08/11/2014 11:38:12

La crisi economica che stiamo attraversando ebbe inizio negli Stati Uniti alla fine del 2007 con lo scoppio della bolla del mercato immobiliare. Dallanno successivo, trasformatasi in crisi finanziaria, si trasfer in Europa e quindi nel resto del pianeta.

Dal 2008 ad oggi, in Italia, si sono alternati 5 Governi: Prodi sino a maggio 2008, poi Berlusconi sino al novembre 2011, quindi il tecnico Monti fino allaprile 2013 per passare al Governo Letta (eletto a seguito delle elezioni politiche) restato in carica sino al febbraio di questanno, quando stato sostituito dal Governo Renzi, alternanza decisa dalla maggioranza del Partito Democratico, principale forza della maggioranza governativa.

Nello stesso periodo (2008-2014) il Regno Unito ha visto 2 Primi Ministri, dal giugno 2007 Gordon Brown e dal maggio 2010 David Cameron, tuttora in carica. La Germania ha il medesimo Cancelliere dal novembre 2005, Angela Merkel. In Francia si sono alternati due Presidenti: dal maggio 2007 Nicolas Sarkozy e dal maggio 2012 Franois Hollande, ancora in carica. Anche la Spagna ha visto due Primi Ministri: dallaprile 2004 Jos Luis Rodrguez Zapatero e dal dicembre 2011 Mariano Rajoy. Negli Stati Uniti infine la crisi stata tutta gestita dal Presidente Obama in carica dal gennaio 2009.

Sar un caso che tutti i Paesi citati, ad eccezione del nostro, abbiano affrontato la crisi economica e ne stiano uscendo, di fatto, prima e con migliori prospettive, dellItalia?

Certamente uno dei pregi (o dei difetti?) di noi italiani quello di avere la memoria corta e di dimenticare presto tutte le promesse, non mantenute, dei nostri leader politici. Ma anche vero che un Paese che vuole gestire una crisi economica mondiale come quella che stiamo attraversando, non pu cambiare 5 Governi in 7 anni.

Come si possono prendere decisioni strategiche nei vari ambiti della vita pubblica senza poi avere il tempo di vederle attuate e soprattutto il tempo per verificare se le scelte effettuate abbiano portato i benefici previsti?

Prendiamo ad esempio la riforma del mercato del lavoro (c.d. Jobs Act) che lattuale Governo Renzi ha deciso di portare avanti. Nel dicembre 2011, il Governo Monti, dopo solo un mese dal suo insediamento, fece approvare dal Parlamento la c.d. legge Fornero, una pesante riforma che colp sia il mercato del lavoro sia il settore previdenziale. Ebbene a distanza di neanche tre anni si pensa di ricominciare tutto da capo e nel farlo, non si modificano solamente quelle parti della precedente riforma che si gi visto non funzionare (ad esempio lallungamento dellet pensionabile che ha di fatto creato un blocco allassunzione dei giovani), ma si decide di partire da zero, rinnovando tutto il settore del mercato del lavoro.

Ma siamo cos sicuri che questo modo di procedere sia quello giusto?

E vero, oggi il mondo corre ad una velocit non immaginabile anche solo cinque anni fa, ma scelte cos importanti per la vita di un Paese, come quelle in materia economica e sociale, dovrebbero essere prese non sullonda del fare qualcosa purch si faccia presto e subito.

Certamente la situazione grave e la mancanza di lavoro, soprattutto per i giovani, una delle cause che contribuisce al perdurare della situazione di crisi, creando di fatto uno stallo economico-sociale nel Paese. Ma proprio per questo che le scelte prese oggi dovrebbero essere ben ponderate e condivise il pi possibile con tutte le parti in causa: associazioni di categoria, lavoratori, imprenditori, sindacati.

Solo cos si pu ottenere che il Paese remi tutto dalla stessa parte, altrimenti la navicella Italia resta ferma mentre tutte le altre imbarcazioni stanno gi uscendo dalla secca.

Lanomalia della vita pubblica italiana dipende da noi stessi: non abbiamo ancora compreso come la ricerca del bene comune debba essere anteposta allottenimento di benefici personali, per la mia famiglia, il mio gruppo, il mio partito.

Se non impariamo, in questo caso s in fretta, questa lezione, tra pochi mesi avremo un nuovo Governo, una nuova riforma e un Paese ormai impantanato nelle sabbie mobili che lentamente lo cancelleranno dal panorama mondiale delle nazioni pi industrializzate. E per l'Italia non parleremo pi di crisi economica, ma di declino economico...

E questo che vogliamo?

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