:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
“Poco allegretto”, di Manuel de Freitas [collana Poesia]
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Recensioni
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
Pagina aperta 595 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Tue Nov 30 07:29:00 UTC+0100 2021
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

Una piccola voce #GiornoMemoria

Narrativa

Etty Hillesum
Via del Vento

Recensione di Giuliano Brenna
[ biografia | pagina personale | scrivi all'autore ]


[ Raccogli tutte le recensioni scritte dall'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 27/01/2021 12:00:00

 

Si tratta di una lunga lettera scritta dal campo di transito di Westerbrock, dove gli ebrei venivano ammassati in attesa di essere inviati in altri campi di sterminio, in particolare ad Auschwitz. Il racconto indugia soprattutto sulle donne presenti, alcune con figli piccoli, che vengono in qualche modo accudite dall’autrice. Nell’orrore del momento e della situazione la Hillesum riesce a infondere una ventata di dolcezza nei ritratti delle persone presenti nel campo. Si denota una forte volontà di dire tutto l’orrore, l’abiezione e la mostruosità ma restando umani, conservando la dignità e l’identità che era facile perdere in certi frangenti. Ogni persona viene raccontata, descritta con una storia, con una vita, aspetti che, per il gran numero di deportati, nell’enorme abominio, rischiano di andare persi. Il rischio di essere uno dei tanti, un numero, un’altra vittima, è spesso un passo in più dentro l’orrore. Accanto alle persone presenti nel campo vengono descritti gli ufficiali e gli ebrei arruolati per sorvegliare i prigionieri, delineati a partire dal colore delle divise indossate per rendere più semplice l’identificazione della gerarchia. Gli ebrei che si prestano al servizio dei nazisti, per qualche tipo di tornaconto sono biasimati e giudicati molto male, peggio del capo del campo che viene invece descritto quasi come un soldato da operetta. E soprattutto questi “ufficiali ebrei” servono alla Hilesum per rafforzare la sua volontà di conservare per ciascuno la propria individualità: Forse il mondo esterno pensa a noi come una massa grigia, uniforme e dolorante di ebrei, e non si rende conto dei fossati, degli abissi e delle sfumature che separano i singoli e i gruppi, e forse non potrebbe nemmeno comprenderli. Questa lunga lettera è del 24 agosto 1943, il trenta novembre dello stesso anno Etty Hillesum muore ad Aushwitz.

 


« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »