Pubblicato il 06/02/2012 23:40:31
Una volta Adele mi porta in seduta il resoconto scritto di un sogno, a suo dire molto angosciante, che lha svegliata quella mattina:
"Vado a M. e ne approfitto per passare allazienda tessile in cui avevo lavorato e salutare gli ex colleghi. Mi trovo dapprima nel locale dellamministrazione dove devo definire una questione rimasta pendente. Le porte improvvisamente si chiudono rumorosamente, di scatto, e non sono pi normali porte da interno, ma sono ora porte blindate automatiche, che impossibile aprire... Mi agito, ci sono molte persone nella stanza. La pi vicina dice che c una nuova regola che vuole che durante lorario di lavoro le porte rimangano chiuse. Io dico a voce alta, quasi gridando, che non centro niente, che ormai non lavoro pi l e che voglio uscire. Finalmente mi trovo al piano di sotto, dove un tempo lavoravo. Qui incontro Maria la mia vecchia collega di stanza. In quel momento arriva anche R. che il mio nuovo capo, il padrone della galleria d'arte di Terni. Maria lo saluta dicendo: "Ciao frate!" ed io mi vergogno molto pensando che il suo sia un comportamento da ignorante maleducata e discrediti il mio precedente lavoro e quindi anche me stessa agli occhi di R. Esco piena di vergogna e cerco di raggiungere al pi presto il mio nuovo ufficio nella galleria darte a Terni. Per uscire dalla fabbrica tessile devo per attraversare un fossato che la circonda, pieno di acqua profondissima ed oscura. Ce un canotto tondo con un Caronte che lo conduce. Il Caronte poco definito, una specie di ombra. Io salgo assieme a poche altre persone e mi siedo come gli altri sul bordo del canotto. Non so se fidarmi del Caronte. Mi rendo conto che il bordo su cui siedo viscido e scivoloso ed io non riesco nemmeno a toccare il pavimento del canotto con i piedi e quindi non ho equilibrio. Con me ho le bozze del catalogo su cui sto faticosamente lavorando e di cui sono molto orgogliosa, e temo che cadr in quellacqua molto torbida. Penso che roviner tutto il lavoro e che io stessa mi sporcher. Mi preoccupa soprattutto ldea di rovinare il catalogo e che poi non potr pi combinare nulla di buono nella vita. Non ce nessuno che mi possa aiutare. Mi pare ora di vedere Paolo e Virginia che si abbracciano lass, lontano, sulla terrazza della fabbrica. Io sto nella barca, insicura ed inquieta: non so se posso avere fiducia in quel Caronte, che non riesco pi nemmeno a vedere nella nebbia che infittisce Suona la sveglia!".
Non ce bisogno per me di aspettare che la paziente espliciti chi possa essere quel Caronte...
(Da "Un lungo addio. Adele e il tema dell'abbandono" di Luciano Lodoli)
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