Pubblicato il 15/12/2008 17:41:00
Leggere un libro di poesia non sempre cosa facile, parlarne molto meno. Quando leggo una raccolta, in prima istanza, mi affido ad una sorta di istinto gustativo, cercando di risolvere una questione fondamentale: poesia, cio mi pone davanti alla bellezza, allarmonico stridore del mondo, allessere delle cose visibili, spogliandomi, o non poesia, scrittura ma non smuove, non toglie il velo che ricopre lessere effettivo delle cose mostrandone la nudit, lasciandomi vestito. Leggendo questo libro, la cui veste grafica apprezzabile, ho pensato s poesia, ma con un certo singhiozzo, infatti la scrittura di Mingione come sospesa, sta l l per togliere via quel velo e mostrare una sorta di verit in uno slancio anche formale compositivo, quando ad un certo punto c come un ripensamento, come se quel velo non venisse sfilato e lo slancio rimanesse piano e non portasse in ascesa, rimane una sorta di patina sulle cose, sulle relazioni, sulle vicende, soltanto a tratti rimossa. Ho pensato a fondo alla cosa, perch ogni scrittore che pubblica un libro deve avere il diritto di essere pensato a fondo, infatti pubblicare nasce dal desiderio di comunicazione, di relazione, di donazione e ricezione. Insomma, pensandoci bene, mi parso di aver individuato la causa di quanto sopraddetto nella indecisione di stile con cui le poesie sono presentate al lettore. Quella di Mingione una scrittura simil-poetica, nel senso che i testi, molto spesso, pi che poesie sono bei testi di canzoni, anche per la ripetitivit dei versi che talvolta si susseguono, appunto, come ritornelli di una canzone. Ecco dove, a mio avviso, sta la debolezza di questo libro: vi si leggono testi molto interessanti per quel che riguarda i contenuti, ma nella forma stilistica risulta essere debole. E come leggere le piacevoli canzoni di un qualche cantautore, senza ascoltarne la musica, di per s sono testi gradevoli, ma soltanto sostenuti dalla musica e dal canto, si trasfigurano diventando potenti ed evocativi. Ad esempio, il testo intitolato Farfallino molto bello, ma una canzone di cui si vorrebbe sentire la musica: Cosa posso fare per te? / Aggiungere latte al tuo caff / o tingere di rosso la tua tazzina? / E col tintinnio del cucchiaino svegliarti un po / cercando di cambiare il tuo destino. / [] / Cosa posso fare per te? / Offrirti un dolce pasticcino / [], molto bella se cantata. Con queste mie parole non voglio assolutamente, in nessun modo, almeno cosciente, denigrare questa raccolta di testi che tanto mostrano la passione dellautore per la vita e per larte, che pare proprio, questultima, poter rendere piacevoli anche i momenti faticosi e cupi dellesistenza ed esaltarne le gioie. Lautore ha sicuramente la capacit di una forza narrativa che potrebbe penetrare molto a fondo nella realt dei sentimenti umani, descrivendone sia i tratti nevralgici che lieti, semplicemente trasformando la sua narrazione poetica in una narrazione prosastica, nella forma di racconto breve, acquisterebbe, a mio avviso, in incisivit e pertinenza di linguaggio. Nonostante queste mie riflessioni pi critiche vi sono nel libro diverse perle poetiche, ne segnalo qui una, intitolata Paura: Mentre il vento scivola via / la penna a sfera colora di blu la carta / e una lampadina / [] / illumina il foglio / donandogli ombre e riflessi / [] / di draghi dargento / cavalieri misteriosi e neri / e nel cielo lampi e tuoni tetri / risvegliano la tua antica paura. // Ma poi / nella stanzetta / un raggio di sole amico / e i draghi / i cavalieri / giacciono inermi / una spada di luce dolce e celeste li ha sconfitti. Si sa che la poesia richiede dedizione e lavoro, impegna, come la nascita, ogni nascita non improvvisa, richiede scelte. Far nascere una poesia richiede una scelta ben precisa sia nel linguaggio che nello stile di montaggio del linguaggio, se cos si pu dire. Allora concludo con un buon lavoro, e rimango in attesa...
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