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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Noi siamo altri

Narrativa

Marco Palladini
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Recensione di Francesco De Girolamo
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Pubblicato il 06/02/2026 13:24:00

 

- “Ciò che è Es deve diventare Io.” - (Sigmund Freud)

 

Quello che stupisce nell’opera di Marco Palladini è la sua duttilità. Conosciuto per lo più come austero poeta di impronta civile, con una scrittura sempre estremamente moderna, a tratti del tipo che si definisce “sperimentale”, nonché come prolifico autore teatrale, e interprete in proprio, di estrema potenza espressiva, tagliente, aspro, caustico, sempre in linea con le tendenze più avanzate, ma di indubbia personalissima cifra stilistica, in entrambi gli ambiti. Nonché critico coltissimo e raffinato, oltre che rigoroso, di quelli che si potrebbero davvero definire “critici militanti”, ci propone ora un romanzo, se romanzo lo vogliamo chiamare per semplificarne l’indicazione più complessa della tipologia della sua scrittura, anche e soprattutto in questa opera, la cui collocazione ha diverse angolature, ma che convergono tutte verso un vivido affresco, magistrale anche per il controllo di tutti i suoi eterogenei elementi.

 

Il libro “Noi siamo altri” di Marco Palladini è un’opera che si potrebbe inserire, in effetti, per certi versi, nella tradizione del bildungsroman, della letteratura dell’io in un contesto familiare particolare e in un ampio lasso di tempo storicamente assai cruciale, esplorando le profondità della coscienza e della memoria. Sulla scia di Montaigne, Palladini cerca di comprendere le matrici e le distonie che hanno formato la sua identità, come Agostino nelle “Confessioni”, in un tentativo di esplorare le profondità della propria anima.

La storia di Luciano, il fratello dell’autore, è un esempio di come la malattia mentale possa colpire una famiglia e cambiarla per sempre, come nella “Metamorfosi” di Kafka, dove la trasformazione del protagonista è un simbolo della disintegrazione della realtà. La scrittura di Palladini è un viaggio nella memoria, dove il passato e il presente si sovrappongono e si intrecciano, quasi proprio come nella “Ricerca del tempo perduto” di Proust, in un flusso di coscienza che è sia personale che universale.

Il tema della schizofrenia e della follia è decisamente centrale nel libro, e Palladini lo affronta con estrema sensibilità, qualche rimorso, e profonda, attuale, riconquistata comprensione; come Foucault ha scritto in “Storia della follia nell’età classica”, la follia è un fenomeno che mette in discussione la nostra comprensione della realtà e della normalità. La struttura del libro è quella di un romanzo-mosaico, con memorie e riflessioni che si sovrappongono e si intrecciano; come ha anche scritto Benjamin in “Il narratore”, “la memoria è la facoltà di ricevere impressioni e di conservarle”.

Il libro è anche un’esplorazione della natura dell’identità e della famiglia, e Palladini ne scrive con la sua limpida, onesta, spietata analisi, rendendo il libro un’esperienza di lettura davvero coinvolgente. Come ha scritto Lévinas, “l’identità è un processo di identificazione con l’altro”, e il libro di Palladini è un esempio di come l’identità sia un processo di costruzione e di ricostruzione continua.

 

La storia del padre dell’Autore, prigioniero di guerra, la figura della madre, che affronta con coraggio e dedizione la difficile condizione familiare, e i ritratti di alcuni personaggi incontrati durante l’attività teatrale di Palladini, come il leggendario “Nero di Puglia” Antonio Campobasso, con la sua personalità geniale e spiazzante, contribuiscono a creare un affresco ricco e variegato della sua vita e della memoria.

È un’opera che ci invita a riflettere sulla natura dell’identità più autentica e sulla potenza rivelatrice dell’analisi del proprio vissuto, lasciando il lettore con una profonda sensazione di dolorosa commozione, ma anche di meraviglia e di stupore. La scrittura di Palladini è un vibrante invito a esplorare le profondità della nostra anima e a scoprire le storie che ci hanno formato nel più profondo della nostra coscienza.

 


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