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Le stanze illuminate

Romanzo

Richard Mason
Einaudi

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 30/12/2008 17:10:00

Richard Mason, giovane scrittore, poco – giustamente – prolifico, decide con questo libro di fare omaggio alla sua terra natale: il sudafrica, e lo fa con una storia pressoché tutta al femminile, cercando la radice con la cosiddetta “madre-terra” attraverso i racconti di diverse donne, nel susseguirsi attraverso le epoche e nei loro viaggi Europa-Africa. La vicenda ha come perno madre e figlia, Joan ed Eloise, entrambe al bivio del tempo, ma se per la più giovane delle due il bivio rappresenta comunque la direzione verso il futuro, per la madre è amaramente tra la vita libera e l’ospizio e parallelamente fra il presente, amaro, e il passato che gli si ripresenta con i suoi traumi. Inizialmente il libro può lasciare un po’ spaesati, vi si intrecciano numerosissimi fili, sia di vicende private, sia di fatti storici, come la sanguinosa guerra anglo-boera. L’autore, già noto per la sua bravura, riesce a tenere ben salda la narrazione spostando il punto di prospettiva tra il passato e il presente, passato di fatti storici e di persone create dalla sua fantasia da documenti reali, e un altro livello di passato che è quello un po’ più nebuloso, creato dalla fantasia appannata dall’Alzheimer di Joan. Poi vi è il presente di Eloise reso drammatico dal suo lavoro sempre sul filo del rasoio, e incerto da un azzardo professionale, che trae origini dal passato, sebbene un po’più recente rispetto a quello della madre, e che rappresenterà la molla verso un futuro ben diverso da quello che si prospettava in buona parte del racconto. Anche la casa di cura dove viene internata Joan, ad un certo punto diventa protagonista attiva della storia, mediante un geniale stratagemma narrativo dell’autore. Leggendo questo libro ho avuto spesso la sensazione di soffocare, sopraffatto da tante parti così eterogenee allineate, ma a tratti affastellate, tra le righe del libro, questi andirivieni nel tempo, tra vite reali, vite sognate, vite ricreate, sembra a tratti una sorta di abbuffata letteraria, che – devo ammettere – scoraggia un pochino. Dopo aver terminato la lettura, però, qualcosa del libro mi è rimasta, mi ha lasciato una “sazietà” gradevole, ed un bel ricordo, come dopo una bella mangiata, ma di alimenti genuini, che si digeriscono facilmente e ci lasciano di buon umore. Tralasciando i pasti, lasciando passare un po’ di tempo dopo la lettura, la mente ha probabilmente dimenticato alcune prolissità di troppo e gli episodi inutili (uno fra tutti quando Eloise va al magazzino dei mobili) la sensazione è che si è letto un buon libro – cosa assolutamente non da poco – ben congegnato, e se sembra troppo pieno di avvenimenti e fatti, è tutto talmente ben orchestrato che merita un plauso all’autore. Certo qualche dozzina di pagine in meno non avrebbero guastato, ma vista la quantità di elementi nel libro una certa estensione ha permesso a tutti gli elementi di dispiegarsi ed evolvere nella vicenda senza dare una sensazione claustrofobica o di fretta, sino a giungere al finale che fa contenti tutti e che ci permette di chiudere con un sorriso il libro, felici del lavoro compiuto dall’autore a raccontarci una vicenda così bella, e con noi stessi per non esserci fatti travolgere da tale fiume in piena.

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