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Inferno

Poesia

Pedro Eiras
Il ramo e la foglia edizioni

Recensione di Daniele Incami
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Pubblicato il 22/05/2026 12:00:00

 

Con Inferno, primo volume della trilogia che rilegge la Divina Commedia di Dante Alighieri, Pedro Eiras non si limita a omaggiare il capolavoro medievale, ma ne fa un palinsesto contemporaneo, una discesa negli abissi del nostro tempo. L’opera, ora disponibile in Italia per i tipi di Il ramo e la foglia edizioni – con il testo portoghese a fronte, la traduzione e la cura attenta di Claudio Trognoni – si rivela un esercizio di poesia come coscienza critica, dove la struttura dantesca diventa lo scheletro su cui innestare una riflessione urgente sulla modernità.

Eiras, docente di Letteratura Portoghese e voce poliedrica della cultura lusitana, non imita Dante: lo interroga. I trentatré canti che compongono Inferno (così come i successivi Purgatório e Paraíso) sono una parodia consapevole, nel senso hutcheoniano del termine, cioè un dialogo ironico e profondo con la tradizione. La scrittura, prevalentemente in versi, è attenta al ritmo, alla musicalità e ai parallelismi, ma anche alla frattura del linguaggio, specchio di un’epoca in cui le certezze si sgretolano. Qui, l’Inferno non è solo il luogo della dannazione, ma lo spazio metaforico della società contemporanea, con le sue ingiustizie, le sue contraddizioni e la sua perdita di senso.

Trognoni, con la sua traduzione, riesce a mantenere intatta la densità sonora dei versi di Eiras, restituendo al lettore italiano sia la potenza evocativa delle immagini che la loro carica critica. Il testo a fronte, poi, permette di apprezzare la ricchezza del portoghese, lingua che in Eiras diventa strumento di indagine esistenziale e sociale. L’Inferno di Eiras è popolato non da dannati medievali, ma da fantasmi moderni: la solitudine metropolitana, la violenza sistemica, la delusione delle promesse non mantenute (sociali, politiche, individuali). Eppure, tra le fiamme, affiora ancora la possibilità di una poesia come resistenza, come atto di denuncia e, insieme, di redenzione attraverso la parola.

In un’epoca in cui la letteratura è spesso chiamata a rispondere all’urgenza del presente, Inferno si impone come un’opera necessaria: un ponte tra classico e contemporaneo, tra la verticalità della tradizione e l’orizzontalità caotica del mondo odierno. Un libro che, come il suo modello dantesco, non si limita a descrivere l’inferno, ma invita il lettore a attraversarlo – con gli occhi aperti e il cuore in ascolto.

 


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