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10 luglio 2020: 149 anni dalla nascita di Marcel Proust
Leggi l'Antologia proustiana 2020: Quarantena a Combray
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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L’urlo che spezzò il silenzio

Narrativa

Roberta Gatti
Sovera Editore

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 22/12/2008 21:56:52

Una piacevole gita sul promontorio di Portofino, si trasforma in una straordinaria avventura per tre amici. Senza alcun preavviso tutto l’ambiente circostante si trasforma in modo apocalittico, ed uno di loro emette un urlo, dalla profondità del proprio essere, facendo vivere ciò che Munch aveva dipinto sulla sua famosa tela “L’Urlo”. In questa situazione, ai tre amici pare di soccombere, invece gli viene data, a ciascuno, la possibilità di realizzare il proprio sogno più recondito. Edda chiede la conoscenza di ogni cosa, Julie l’immortalità e Lucas, colui che aveva urlato, chiede di avere la più sorprendente bellezza, capace di soggiogare col suo fascino chiunque. Dopo la richiesta dei tre giovani tutto torna alla normalità ed essi possono tornare alle loro vite, scoprendo ben presto che i desideri sono stati esauditi, in un modo totale, profondissimo, distruggendo le loro vite e creandone di nuove. Edda viene assalita dalle immagini di ogni cosa mai apparsa sulla terra, sente, vede e percepisce dal più piccolo granello di sabbia alle voci di tutti gli esseri che hanno abitato e abitano la terra, ma senza poter però vedere il futuro, in una condizione che ricorda il Funès di Borges. Julie, smette ogni funzione biologica e diventa una specie di minerale, indistruttibile ed eterno pur mantenendo il suo aspetto di sempre, Lucas, invece, riesce, con un solo sguardo, a mandare in visibilio chiunque incontri. Ovviamente con questi doni i tre vivono in modo agiato, ma con un enorme peso sulle coscienze, grande come il dono che hanno avuto. Lucas, che ha avuto il dono più umano, restando sostanzialmente sé stesso, ha un ciclo vitale come quello di ogni altro essere vivente, le due ragazze, invece, ormai più simili a divinità, giungono sino al declino della Terra, col termine della quale riescono anche loro a portare ad una conclusione le loro esistenze. Roberta Gatti fa il suo esordio di scrittrice con questo libro, narrando la vicenda in modo non banale, e senza le ingenuità a volte presenti nei romanzi d’esordio. L’autrice affronta un argomento che non è del tutto nuovo sugli scaffali delle librerie, ma lo fa gettando una luce completamente diversa, del tutto nuova e personale sull’idea iniziale; l’argomento viene sviluppato in modo assai arguto, e la Gatti riesce a trovare una sua personale strada su cui sviluppare la vicenda. La storia, pur essendo considerata “fantastica”, è raccontata in modo assai realistico, e la narrazione non si avvale di facili scorciatoie o colpi di magia, ma viene portata avanti con mano salda e sviscera l’argomento in modo molto profondo, facendo uscire dall’animo umano certi aspetti che si tengono normalmente celati. Anche la struttura stessa della narrazione è solida e ben calibrata, a volte alla giovane scrittrice capita di snocciolare dati scientifici, ma in modo non saccente, semplicemente creando una sorta di cornice didascalica a certi passaggi, in modo da renderli più realistici creando uno scenario tangibile. Con questo libro speriamo che si apra una strada per un’autrice capace di esibire uno stile assai personale e capace di portare avanti una non facile narrazione con piglio maturo.

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