Recensione di Massimo Squillacciotti
già docente di antropologia culturale e cognitiva
Il viaggio come metafora del percorso alla lettura ben si addice alla proposta che Chiara Guidotti offre con il suo libro Adolescenza e altri miti da sfatare, condotto con mani sicure a cui affidarsi.
Un percorso che partendo dalla prospettiva paletnologica dell’alba dell’Uomo (7 milioni di anni fa) e le sue condizioni di vita e di pensiero, affronta in seconda battuta il tema del ruolo della Cultura nella formazione della Personalità ed arriva alle questioni di fondo dell’Adolescenza nel tempo, proponendo in terza battuta il Mondo come laboratorio di Multiculturalità per “immaginare il domani”. L’approdo ci riporta all' Homo sapiens (40mila anni fa) con una rappresentazione delle sue nuove condizioni di vita e di pensiero alla luce del viaggio compiuto attraverso il vasto materiale bibliografico e multi-disciplinare, proposto ed illustrato con conoscenza, sapienza e maestria.
Un percorso nel tempo a partire dalle ricerche sul campo dell’antropologa Margaret Mead nella prima metà del secolo scorso e un percorso nello spazio attraverso mondi geografici e culturali lontani tra loro e dal modo di vivere e pensare “occidentale”, per riflettere sulle condizioni di vita materiale ed affettiva dell’adolescente nel nostro mondo attuale con la sua crisi psico-affettiva che di frequente ne consegue.
E questo viaggio non è una ardita pretesa perché lo studio di Guidotti si declina da una parte con le acquisizioni di studiosi di diverse discipline in affinità e/o contrasto con le risultanze della Mead, e dall’altra riflette sulla “strutturazione di personalità” che ogni cultura determina nel proprio orizzonte sociale.
Come dire che Guidotti non cade nelle “trappole” ideologiche che spesso hanno consolidato molti dei nostri “miti scientifici” per le frequenti “concezioni implicite” nelle concettualizzazioni del rapporto Natura / Cultura riguardo la configurazione dell’Homo sapiens. Valga per tutti l’esempio del concetto pseudo-scientifico di “razza” e del triste destino che l’uso strumentale di questa parola ha governato nella nostra storia…
Di contro questo viaggio nell’Alterità e nelle Differenze si basa sulla acquisizione ormai certa che si può e si deve parlare dell’Uomo solo a partire dalla sua configurazione come essere bio-culturale cioè a partire dalle condizioni in cui si svolge la vita umana (βίος) e non come separazione od opposizione tra le componenti della Natura e della Cultura, là dove la Natura è individuata solo come Zoé (vita - ζωή) e la Cultura come sistema in cui solo l’etica, la religione o altri apparati ideologici possono superare o porre rimedio alla Animalità come limitazione posta dalla Natura e pervasiva della stessa Cultura.
Fin qui un guida alla lettura del libro, ma altri due commenti completano il dopo-lettura. Primo: nella scrittura di Guidotti si sente un corto circuito tra Autorialità (chi accredita il “detto”) e Scienza (la oggettività del “detto”) in rapporto alle due prospettive dell’antropologia classica di emica (immergersi nella cultura dell’”altro”, mettersi dal suo punto di vista) e di etica (porsi in un ordine di prospettiva superiore ed oggettivo, sopra/fuori la cultura in analisi). Perché Guidotti, consapevole dei limiti suddetti, entra nel percorso con tutta la sua personalità di studiosa ed operatrice transculturale nella scelta dei temi e nell’andamento espositivo consegnandoci un testo “che funziona” di per sé in quanto espone “casi esemplari”, come dice nei suoi lavori l’antropologo Rodney Needham, consapevole che oggi queste due prospettive di ricerca e resoconto sono state ribattezzate anemica ed emetica.
Secondo: Guidotti si esprime con un “pensiero poetico”cioè un pensiero che non si concentra sulla propria soggettività o sull’oggettività del mondo, ma su ciò che emerge dallo spazio tra le due e questo modo di procedere tiene vivo il senso di cosa significhi vivere in un mondo che, per molti motivi, stentiamo a capire, magari perché pensiamo dall’interno della nostra “gabbia culturale”, come dice nei suoi lavori lo studioso Claudio Ricciardi.
A chiusura una delle frasi portanti del lavoro di Guidotti e del suo libro: «La natura non ha previsto un periodo di malfunzionamento e incompetenza fisiologica durante la crescita: il cervello degli adolescenti “entra in crisi” perché deprivato degli stimoli adeguati da parte della comunità degli adulti.»