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Le catene dell’anima

di Tanya D’Antoni
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Pubblicato il 01/04/2012 10:35:42

Seduta su una panchina del giardino, guardavo i giardinieri tagliare e sistemare i roseti, la giornata era soleggiata, era il 19 marzo, la festa del pap, ma non potevo festeggiarla, non conoscevo il mio vero padre. Un venticello leggero soffiava spettinandomi i lunghi capelli, con la mano cercai di sistemarmi la frangetta, ero davvero triste, ma cercai ugualmente di non pensarci.
Mi alzai dalla panchina e notai che uno dei giardinieri mi osservava, era giovane, ma essendo di ottima famiglia non avrei mai potuto parlare con lui, la mia matrigna mi avrebbe rimproverato bruscamente.
Dimenticavo, sono una ragazza orfana, mi abbandonarono quando ancora ero in fasce, una cesta e un biglietto dove c'era scritto il mio nome: Angelica.
Mi lasciarono davanti al giardino di una facoltosa famiglia. Ora ho 15 anni e sono malata, una malattia che non so se mi far vivere a lungo, la leucemia mieloide.
Signorina mi girai di scatto i miei occhi si fermarono sul viso del giovane Maurice, era bello, bruno, alto e occhi verdi, le guance presero fuoco e per la timidezza scappai, mentre lui rest davanti al roseto.
Ti ho detto mille volte che fuori non devi stare Scusami mamma ma la giornata bella e... Zitta, sempre a civettare con quel ragazzino, ricordati che non puoi prendere malanni Certo, lo so...
Con me era sempre burbera, l'unico che mi trattava bene in quella casa era il marito, che molto spesso mancava da casa, il suo lavoro di avvocato gi gli prendeva troppo tempo, e la moglie non faceva altro che prendersela con me.
Non ha potuto avere figli, e da quando il mio patrigno mi port a casa la situazione catapult tra di loro.
Rientrai nella mia stanza, la mia condizione fisica non mi permetteva di poter stare a lungo fuori, ero troppo debole e spesso per far passare le mie giornate mi mettevo seduta davanti al balcone, mi divertivo a guardare le foglie cadere dagli alberi, le contavo una ad una.
Ecco di nuovo lui, mi fissava insistentemente da gi, avrei voluto parlargli ma ero sotto stretto controllo, tutto ci mi rendeva agitata e ansiosa, non sopportavo quella megera, mi comandava a bacchetta. Aprii la finestra lentamente e lo salutai, lui mi sorrise, e mi chiese: Come si sente oggi? Bene grazie, sei gentile Ero preoccupato per ieri, quello svenimento improvviso... Devo salutarti c' qualcuno dietro la porta si, era lei, entr spalancando la porta e si avvicini sempre di pi verso di me dandomi uno schiaffo, restai intontita: Domani ti dovrai ricoverare, fai sempre di testa tua Ricoverare? E perch? Per controlli, l ti terranno d'occhio, visto che qui fai quello che ti pare le risposi che avrei voluto sentire il mio patrigno, ma lei infuriata mi disse:
Qui comando io! Non mi restava altro che piangere in silenzio, mentre lei si allontanava dalla mia stanza.
Quel giorno pass in fretta, e arriv il giorno del mio ricovero in ospedale.
Guardavo quella struttura gigantesca mentre ci avvicinavamo, un po' mi faceva paura, pensavo: Chiss se da qui n uscir viva, La clinica pullulava di infermieri e medici, la gente seduta ad aspettare il loro turno ed io l tra loro.
Ad un certo punto sentii il mio nome e cognome: Angelica Smeet, da questa parte venga...
camminavo lungo i corridoi e mi guardavo intorno, tutto era cos triste, mi fermai un istante solo, ma una mano mi tir in avanti, perch proprio in ospedale? Non potevono curarmi a casa? Sapevo benissimo che la mia matrigna non mi sopportava, e mi chiedevo, non mi sopportava a tal punto da farmi ricoverare? O le mie condizioni fisiche erano davvero peggiorate?
Questa la sua stanza, e quello il suo armadietto, li vicino alla finestra c' il suo letto Grazie risposi, e subito mi lasci in stanza andando via, sicuramente a parlare con qualche medico, io nel frattempo mi preparai il pigiama.
In quella stanza ero sola, almeno per il momento, non c'era nemmeno un televisore, che sfiga, meno male che almeno mi portai qualcosa da leggere.
Entr un medico nella mia stanza seguiti da tre infermieri, lei non c'era, e pensai:Grazie, lasciata da sola al mio destino
Domani faremo degli accertamenti, esami del sangue, elettrocardiogramma e visita anestesiologica
visita anestesiologica? Come, per quale motivo?
Scusi dottore, ma per quale motivo la visita anestesiologica?
Se necessario dovremo intervenire
Ma l'attesa per il midollo osseo lunga risposi, No, qualcuno ha deciso di donartelo Chi? chiesi ingenuamente Non possiamo dirlo c' la privacy.
Pensai che la mia matrigna non poteva essere, se fosse stato qualcuno della famiglia lo avrei saputo, ma allora chi era costui o costei che avrebbe sofferto con me? Lo avrei voluto ringraziare, ma non sapevo come.
Il tempo sembrava non passare mai in questa stanza, gli infermieri entravano e uscivano dalla camera, chi mi portava delle pillole, chi mi misurava la pressione, chi mi portava il pranzo, chi mi chiamava per farmi dei controlli.
Non veniva nessuno a trovarmi nelle ore di visita, la mia testa qui dentro scoppiava.
Pass pi una settimana dal mio ricovero, finalmente qualcuno si degn di farmi visita, era Maurice, vedendolo, mi si annebbi la vista e il cuore cominci a palpitare all'impazzata, quasi da sentirmi male:
Buongiorno Buongiorno, voi qui? Ho saputo del suo ricorvero e sono venuto a trovarla Sei carinissimo Dicono i medici che dovr fare l'intervento al midollo osseo ed io ho tanta paura lui allora si avvicin e mi strinse forte le mani per farmi coraggio e sussurrando mi rispose:
No, la paura lasciala da qualche altra parte io sar al suo fianco quel giorno
non riuscivo a capire cosa intendesse dirmi, per mi diede la forza necessaria per non cadere in depressione.
Nessuno venuto in questi giorni? No, mi hanno lasciata da sola Non sei da sola adesso ci sono io qui con lei Maurice, dammi del tu Grazie, ma la differenza sociale tra me e te molto elevata e... Niente storie...
Maurice prima di andar via mi abbracci forte e mi diede un bacio sulla guancia, io restai immobile a guardarlo, forse lui aveva capito il mio stato d'animo, poi lentamente avvicin le sue labbra alle mie sfiorandole appena.
Scusami, non volevo rispose imbarazzato, io arross Quando dovr operarmi? I medici dicono domani Bene, augurami un in bocca al lupo e che tutto vada bene Ti auguro tutto il bene di questo mondo Angelica, io... io... Dimmi... cosa c'? Nulla a domani
e lasciandomi la mano delicatamente and via, mentre le mie ansie crescevano.
Entr un medico dopo circa mezz'ora e mi diede dei ragguagli sul trapianto di domani: In queste settimane abbiamo effettuato una serie di esami, chemioterapia e radioterapia, domani dovr essere al massimo delle sue prospettive, deve pensare che tutto andr per il meglio senza pensare ai rischi, pomeriggio passer un psicologo che parler con lei, in modo di affrontare bene questa malattia e vincerla, dopo le diremo come si dovr comportare a casa
io restai impietrita, sembrava che tutto il mondo mi stesse crollando addosso, forse era pi facile morire che sottoporsi a tutto questo, sembrava quasi un esecuzione.
Quel pomeriggio parlai a lungo con il psicologo le ansie mi attanagliavano il cuore per dopo ore di discussione mi fece stare a mio agio, e mi spieg o per lo meno mi ha allegerito qualche dubbio al riguardo.
Infatti quella sera non riuscii a dormire, domani era il grande giorno o l'ulimo? In mattinata arrivarono gli infermieri che mi portarono in sala operatoria, li fui anestetizzata. Accanto a me un altro uomo era disteso sotto l'effetto dell'anestesia gli prelevarono il midollo osseo dalle creste iliache. La durata dell'intervento fu di circa un ora, poi mi riportarono in stanza, avevo il catetere, ossigeno e flebo.
Mi svegliai dopo qualche ora, avevo una nausea tremenda, e chiamai l'infermiera di turno che venne immediatamente: Ha chiamato? Sto male Non si agiti la reazione dell'anestesia tremavo e sentivo freddo, forse stavo morendo, pensai. Ascolti, non faccia cos si tranquillizzi e cerchi di riposare, vedr che le calmer a breve, cerchi di stare serena appena uscii l'infermiera accanto al mio letto vidi un angelo, era bellissimo, e mi sorrideva, mi chiedevo se fossi gi morta: Chi sei? Sono il tuo angelo custode Aiutami sto male Non aver paura respiravo a malapena Ti prego aiutami non respiro all'improvviso spar, il terminale inizi a fischiare terribilmente: Cosa succede qui dentro? Presto portiamola nella sala di rianimazione corsero veloci, ma io vedevo ugualmente tutto, non riuscivo a capire il perch di tanta agitazione stavo bene, e seguivo la barella, cercarono di aiutarmi in tutti i modi, una strana apparecchiatura nel petto mi mandava scosse elettriche, il mio corpo sembrava rigido e traballava ad ognuna di essa, poi improvvisamente mi sentii risucchiata all'interno del mio corpo... mio Dio, sto male, respiro... malissimo... che mi succede? Abbiamo ripreso il battito, si sta regolarizzando forza continuate, cerchiamo di non perderla continuarono ancora e ancora poi uno dei dottori disse
:"Ecco, ora il battito regolare teniamola sotto osservazione" restai nella sala di terapia intensiva per tutta la notte. Mi svegliai dopo qualche giorno un po' intontita e non capivo come mai Maurice non era venuto a farmi visita.
Seppi solo in seguito, uscita dall'ospedale che quel ragazzo mi aveva salvato la vita, piansi tantissimo lo avrei voluto vedere, ma infondo lo avevo gi visto, era lui che vicino al letto mi diceva di non aver paura, sapeva di esser malato al cuore e sapeva che non sarebbe vissuto a lungo.
Per me fu come una spina al cuore. Non dimenticher mai quel suo sorriso che mi infondeva tanto coraggio. Addio Maurice, mio angelo custode.
fine

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