Pubblicato il 22/02/2012 18:20:35
Un albero, per appoggiarvi la schiena. Stare l, senza pensieri, senza possessi. Il mondo davanti, dietro, intorno. Uguale al ramo, alla foglia. Che importa la tegola rotta, la stanza stretta? Restare fino a che dato, senza orologio e senza calendario. Chi ha deciso questa inquietudine? Partire, tornare, tenere, trattenere, quando basta appoggiarsi a un albero. Invece, nella saziet temere la fame, sospirare nella contentezza. Cos, da per tutto. Non un attimo di sosta. Sempre una guerra, un contrasto. Profumi che divengono fetori, polpe che infradiciano, parole come baccelli svuotati. Una barca fragile su un mare senza fondo, l'ansimo nella corsa dell'atleta, l'urlo dopo il traguardo. Non sapeva e gli toccato imparare. A che valso ? Continua, come se non fosse avvertito. Si sveglia da sogni confusi, si dice che oggi capir. Un istante e tutto si ripresenta, uguale a ieri e a ieri l'altro, lo stesso disagio, la medesima angoscia. Quando cominciato tutto questo ? Non l'ha voluto, ma sta dentro questo recinto, e chiama e cerca mentre si processa e si specchia.Narciso, il deluso, muore per acqua. Si conosce nel fonte, si raggiunge negandosi. E Lui qui, nemmeno lacero, nemmeno affamato, chiede compagnia nell'errore, traversa luoghi che lo trattengono, insegue fantasmi, si chiama per riconoscersi. Come pu difendere la casa, quando sa di averla eretta sul fango ? Come pu vigilare sui figli, quando sa di essere lui stesso un figlio piccolo inerme? Forse altri verranno e la loro giornata sar chiara e sicura come l'idea che lo annichilisce. Gli tocca solo questo: dopo essersi rivoltato nel vuoto, recuperare la voce perduta, tentare la presenza. Non pi la salvezza e l'uscita. Solo un altro patto, una nuova misura. Per seguitare. Sono quel che fanno. Un rametto di basilico in un vaso d'argilla, tocca piantarlo, innaffiarlo. Il mondo non un'idea se il nostro corpo ha fame e s'ammala, se respiriamo l'aria che andiamo impestando. Chi crede ancora all'anima vagante in un regno etereo ? Come se lei, l'anima, non la portasse ognuno nelle proprie carni, nella mente che dubita e decide, nei piedi che s'arrestano o procedono. Il seme spunta, s'inerpica, sboccia, matura, infradicia. Ma corsa troppo a lungo dietro il suo desiderio, non s' pi ritrovata. Forse le tocca tornare l di dove era partita. Anche Lui voleva una storia diversa. Con il risultato che s' trovato davanti altre mura da abbattere e, dietro quelle mura, da lottare contro gli stessi mostri. L'amore stato e continua ad essere il perno della sua esistenza. Quando le manca, si sente disperata, vuota. Anche nel mezzo dell'amore scontenta. Vuole tutto: la vicinanza, la compagnia. Pretende di specchiarsi nell'altro, pretende che l'altro abbia le sue stesse voglie, pensi i suoi stessi pensieri. E siamo alla favola del mostro primigenio, lui intero, spaccato a met dall'invidia divina, condannato per sempre a cercare la parte mancante. Quanti riusciranno a imbattersi in quell'altra parte e per quanto crederanno di esservi riusciti? I pi rabberciano, pazientano, si lagnano, si rivoltano. L'Amore, cos come lo pretendono, sbuca di rado, quando non s'assenta del tutto. Dunque, ammesso il bisogno impellente, si passa la vita disperando. La fiaba di Amore e Psiche: la ragazza rapita non trova porte per fuggire, lui torna nel buio a sfinirla di carezze, per vedere chi l'ha rinchiusa lei attende che dorma, abbagliata lo vede. Il seguito noto. Psiche supera prove impossibili, si ricongiunge all'amato. E qui la fiaba finisce con il dovuto festino. Il suo amore pieno di odio, Il suo odio pieno d'amore. Questo arrivata a sapere, dopo aver camminato nella nebbia, dietro un fantasma che chiamava bene e salute. Le tocca lasciare la rassegnazione, la pazienza. Le tocca restare qui, fuori dell'io e del tu, in una ressa di parole, tutte da districare, da farne cose e gesti. Nemmeno un istante pu fermarsi. Deve aggiungere mattoni, mentre i muri cedono. Cos per il suo stesso corpo: lo nutre mentre la consuma, lo vigila mentre la stordisce. Di dove verr il segnale estremo ? Quando si mostrer il nemico che porta dentro e la minaccia di morte? Intanto si procura conforti che sa esili e brevi, si figura mutamenti, cerca l'uscita dalla faticosa vigilia. Sbaglia, ma ha smesso di blandirsi. di ripetersi bugie. Sta qui e vuole starci fino a quando le dato. Qui deve raggiungersi, tenersi. Il referto da tanto lo stesso. Vittime, chi le azzitta? Carnefici, chi li arresta? Disastri ovunque. E inconcludenze. A questo punto c' chi avverte, con i riflettori accesi della coerenza: "Esci, una volta per sempre. Non predicare il silenzio, azzittati. Vai ripetendo che non sei, dunque blocca il respiro, annientati." Ma Lei spaventata da che l'aspetta e Lui si allaccia le scarpe per ripartire. Vedono il cielo passare dagli azzurri ai bianchi ai viola, odorano il vento, si godono il sole sulla faccia, il sapore di un frutto, il sonno che sale negli occhi. Non si tratta di rinunciare. Forse che non sei vivo anche mentre soffri o ti ritrai ? Dovremmo restare dove siamo. Lei sa di essere in cammino. Ogni passo le prova di esserci. Basta ed tanto. Il resto ! Aveva quattordici anni, un pomeriggio d'estate, sola in casa si url dietro:" I morti, i morti!" e si precipit per le scale; ne ebbe il piede sinistro slogato. Ancora sogna di aggirarsi in quelle stanze e sente al di l delle scale i passi di qualcuno e sa che non le riuscir di vederlo e ne atterrita. Si sveglia con il cuore in subbuglio. - Se solo decidessero che questo non pi di un sogno. - Chiamatelo sogno, non cambia nulla. - Gioverebbe il silenzio. - Conclusione proposta altre volte. Ma qui nessuno muore, nessuno lascia corone. Qui le parole dette si dissolvono. E' una fine e vuole sembrare un inizio.
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