Pubblicato il 19/06/2015 23:42:57
Settecento novanta anni dopo la stesura del Cantico delle creature, un altro Francesco, questa volta Papa, compone un documento che inizia con le medesime parole di quello scritto dal Santo di Assisi, patrono dItalia.
Laudato S la lettera enciclica che Papa Francesco, cos hanno scritto sui giornali i diversi commentatori professionisti, dedica al tema dellecologia, della cura del pianeta. Unenciclica verde insomma, in sintonia con il politically correct, magari non condiviso da tutti, ma che ha un sensibile seguito nel pensiero attuale.
In effetti, leggendola, scopriamo che prima di lui, a partire da Giovanni XXIII, anche altri pontefici hanno trattato il tema della salvaguardia del creato. Ma certamente quella di Francesco la prima enciclica focalizzata sul tema ecologico e nel primo capitolo viene messa in evidenza, senza tacere nulla, la situazione attuale: inquinamento, rifiuti, cultura dello scarto, riscaldamento climatico, gli oceani, la questione dellacqua, la perdita delle biodiversit. Ogni argomento approfondito e analizzato nelle sue conseguenze sullessere umano e sulla qualit della vita umana.
Ma poi, cosa succede? Dove ci vuole portare lenciclica del Papa. Dentro al nocciolo della questione, al centro del problema ecologico che stiamo vivendo oggi.
A nulla ci servir descrivere i sintomi, se non riconosciamo la radice umana della crisi ecologica. Vi un modo di comprendere la vita e lazione umana che deviato e che contraddice la realt fino al punto di rovinarla. Perch non possiamo fermarci a riflettere su questo? Propongo pertanto di concentrarci sul paradigma tecnocratico dominante e sul posto che vi occupano lessere umano e la sua azione nel mondo [101].
E lessere umano il punto di partenza per affrontare la crisi che stiamo vivendo, questo ci sta dicendo il Papa.
Si tende a credere che ogni acquisto di potenza sia semplicemente progresso, accrescimento di sicurezza, di utilit, di benessere, di forza vitale, di pienezza di valori, come se la realt, il bene e la verit sbocciassero spontaneamente dal potere stesso della tecnologia e delleconomia. Il fatto che luomo moderno non stato educato al retto uso della potenza, perch limmensa crescita tecnologica non stata accompagnata da uno sviluppo dellessere umano per quanto riguarda la responsabilit, i valori e la coscienza. Ogni epoca tende a sviluppare una scarsa autocoscienza dei propri limiti. Per tale motivo possibile che oggi lumanit non avverta la seriet delle sfide che le si presentano, e la possibilit delluomo di usare male della sua potenza in continuo aumento quando non esistono norme di libert, ma solo pretese necessit di utilit e di sicurezza [105].
Nei capitoli successivi il Santo Padre analizza i rapporti tra il malessere che il nostro pianeta attraversa in questo periodo e la situazione umana che non sembra vivere in tempi migliori.
Quando non si riconosce nella realt stessa limportanza di un povero, di un embrione umano, di una persona con disabilit per fare solo alcuni esempi , difficilmente si sapranno ascoltare le grida della natura stessa. Tutto connesso. Se lessere umano si dichiara autonomo dalla realt e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola, perch Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nellopera della creazione, luomo si sostituisce a Dio e cos finisce col provocare la ribellione della natura. [117]
Non c vera ecologia senza vera antropologia: questo ci sta dicendo il Papa.
Quando lessere umano pone s stesso al centro, finisce per dare priorit assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diventa relativo. Perci non dovrebbe meravigliare il fatto che, insieme allonnipresenza del paradigma tecnocratico e alladorazione del potere umano senza limiti, si sviluppi nei soggetti questo relativismo, in cui tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati. Vi in questo una logica che permette di comprendere come si alimentino a vicenda diversi atteggiamenti che provocano al tempo stesso il degrado ambientale e il degrado sociale [122].
Ecco che allora dimenticarsi dellambiente si collega alla mancanza di cura degli ambiti nei quali si svolge la vita degli uomini: basta pensare a certi quartieri degradati nelle periferie delle nostre citt.
Questo ha in mente il Papa: unecologia integrale, cio umana.
Lecologia studia le relazioni tra gli organismi viventi e lambiente in cui si sviluppano. Essa esige anche di fermarsi a pensare e a discutere sulle condizioni di vita e di sopravvivenza di una societ, con lonest di mettere in dubbio modelli di sviluppo, produzione e consumo [138].
Luomo deve trovare il coraggio di ripensare ai propri modelli di sviluppo, economici e sociali se vuole invertire la rotta del degrado ambientale, altrimenti questo degrado continuer sino a portarci alla distruzione definitiva delle risorse del pianeta.
Daltra parte, la crescita economica tende a produrre automatismi e ad omogeneizzare, al fine di semplificare i processi e ridurre i costi. Per questo necessaria unecologia economica, capace di indurre a considerare la realt in maniera pi ampia. Infatti, la protezione dellambiente dovr costituire parte integrante del processo di sviluppo e non potr considerarsi in maniera isolata. Ma nello stesso tempo diventa attuale la necessit impellente dellumanesimo, che fa appello ai diversi saperi, anche quello economico, per una visione pi integrale e integrante. Oggi lanalisi dei problemi ambientali inseparabile dallanalisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con s stessa, che genera un determinato modo di relazionarsi con gli altri e con lambiente. [141]
E qui sono chiamati in causa amministratori pubblici, architetti, ingegneri, economisti, ma anche filosofi, insegnanti, tutti coloro che hanno le competenze e il potere per cambiare lo status quo.
Lecologia umana inseparabile dalla nozione di bene comune, un principio che svolge un ruolo centrale e unificante nelletica sociale. E linsieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione pi pienamente e pi speditamente. [156]
E anche una questione di giustizia tra generazioni quella che Papa Francesco vuole mettere in evidenza:
La nozione di bene comune coinvolge anche le generazioni future. Le crisi economiche internazionali hanno mostrato con crudezza gli effetti nocivi che porta con s il disconoscimento di un destino comune, dal quale non possono essere esclusi coloro che verranno dopo di noi. Ormai non si pu parlare di sviluppo sostenibile senza una solidariet fra le generazioni. Quando pensiamo alla situazione in cui si lascia il pianeta alle future generazioni, entriamo in unaltra logica, quella del dono gratuito che riceviamo e comunichiamo. Se la terra ci donata, non possiamo pi pensare soltanto a partire da un criterio utilitarista di efficienza e produttivit per il profitto individuale. Non stiamo parlando di un atteggiamento opzionale, bens di una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno. [159]
La crisi delluomo contemporaneo profonda. Esso non si rende pi conto del legame che lo unisce alla terra da cui stato generato e che ha ricevuto in dono:
La difficolt a prendere sul serio questa sfida legata ad un deterioramento etico e culturale, che accompagna quello ecologico. Luomo e la donna del mondo postmoderno corrono il rischio permanente di diventare profondamente individualisti, e molti problemi sociali attuali sono da porre in relazione con la ricerca egoistica della soddisfazione immediata, con le crisi dei legami familiari e sociali, con le difficolt a riconoscere laltro. Molte volte si di fronte ad un consumo eccessivo e miope dei genitori che danneggia i figli, che trovano sempre pi difficolt ad acquistare una casa propria e a fondare una famiglia. Inoltre, questa incapacit di pensare seriamente alle future generazioni legata alla nostra incapacit di ampliare lorizzonte delle nostre preoccupazioni e pensare a quanti rimangono esclusi dallo sviluppo. Non perdiamoci a immaginare i poveri del futuro, sufficiente che ricordiamo i poveri di oggi, che hanno pochi anni da vivere su questa terra e non possono continuare ad aspettare. Perci, oltre alla leale solidariet intergenerazionale, occorre reiterare lurgente necessit morale di una rinnovata solidariet intragenerazionale. [162]
Cosa possiamo fare per uscire dalla situazione attuale? Occorre un cambio di mentalit, sia a livello personale che comunitario. I politici in questo senso hanno un ruolo fondamentale, pi volte ricordato dal Papa:
Abbiamo bisogno di una politica che pensi con una visione ampia, e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi. Molte volte la stessa politica responsabile del proprio discredito, a causa della corruzione e della mancanza di buone politiche pubbliche. Se lo Stato non adempie il proprio ruolo in una regione, alcuni gruppi economici possono apparire come benefattori e detenere il potere reale, sentendosi autorizzati a non osservare certe norme, fino a dar luogo a diverse forme di criminalit organizzata, tratta delle persone, narcotraffico e violenza molto difficili da sradicare. Se la politica non capace di rompere una logica perversa, e inoltre resta inglobata in discorsi inconsistenti, continueremo a non affrontare i grandi problemi dellumanit. Una strategia di cambiamento reale esige di ripensare la totalit dei processi, poich non basta inserire considerazioni ecologiche superficiali mentre non si mette in discussione la logica soggiacente alla cultura attuale. Una politica sana dovrebbe essere capace di assumere questa sfida. [197]
Ma la politica da sola non basta. E il cuore delluomo che deve domandare il cambiamento.
Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella loro coscienza, accrescono la propria avidit. Pi il cuore della persona vuoto, pi ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realt gli ponga un limite. In questo orizzonte non esiste nemmeno un vero bene comune. Se tale il tipo di soggetto che tende a predominare in una societ, le norme saranno rispettate solo nella misura in cui non contraddicano le proprie necessit. Perci non pensiamo solo alla possibilit di terribili fenomeni climatici o grandi disastri naturali, ma anche a catastrofi derivate da crisi sociali, perch lossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potr provocare soltanto violenza e distruzione reciproca. [204]
Non tutto perduto. Luomo capace di scegliere tra il bene e il male e pu quindi decidere di cambiare il proprio stile di vita, luomo capace di rigenerarsi. Siamo di fronte ad una vera e propria sfida educativa.
Gli ambiti educativi sono vari: la scuola, la famiglia, i mezzi di comunicazione, la catechesi, e altri. Una buona educazione scolastica nellinfanzia e nelladolescenza pone semi che possono produrre effetti lungo tutta la vita. Ma desidero sottolineare limportanza centrale della famiglia, perch il luogo in cui la vita, dono di Dio, pu essere adeguatamente accolta e protetta contro i molteplici attacchi a cui esposta, e pu svilupparsi secondo le esigenze di unautentica crescita umana. Contro la cosiddetta cultura della morte, la famiglia costituisce la sede della cultura della vita. Nella famiglia si coltivano le prime abitudini di amore e cura per la vita, come per esempio luso corretto delle cose, lordine e la pulizia, il rispetto per lecosistema locale e la protezione di tutte le creature. La famiglia il luogo della formazione integrale, dove si dispiegano i diversi aspetti, intimamente relazionati tra loro, della maturazione personale. Nella famiglia si impara a chiedere permesso senza prepotenza, a dire grazie come espressione di sentito apprezzamento per le cose che riceviamo, a dominare laggressivit o lavidit, e a chiedere scusa quando facciamo qualcosa di male. Questi piccoli gesti di sincera cortesia aiutano a costruire una cultura della vita condivisa e del rispetto per quanto ci circonda. [213]
Anche leducazione al bello contribuisce al cambiamento dello stile di vita e genera rispetto al posto del degrado.
In questo contesto, non va trascurata [] la relazione che c tra unadeguata educazione estetica e il mantenimento di un ambiente sano. Prestare attenzione alla bellezza e amarla ci aiuta ad uscire dal pragmatismo utilitaristico. Quando non si impara a fermarsi ad ammirare ed apprezzare il bello, non strano che ogni cosa si trasformi in oggetto di uso e abuso senza scrupoli. [215]
La crisi ecologica ci propone in definitiva una vera e propria conversione ecologica interiore.
Tuttavia, non basta che ognuno sia migliore per risolvere una situazione tanto complessa come quella che affronta il mondo attuale. I singoli individui possono perdere la capacit e la libert di vincere la logica della ragione strumentale e finiscono per soccombere a un consumismo senza etica e senza senso sociale e ambientale. Ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie, non con la mera somma di beni individuali: Le esigenze di questopera saranno cos immense che le possibilit delle iniziative individuali e la cooperazione dei singoli, individualisticamente formati, non saranno in grado di rispondervi. Sar necessaria una unione di forze e una unit di contribuzioni. La conversione ecologica che si richiede per creare un dinamismo di cambiamento duraturo anche una conversione comunitaria. [219]
Il finale dellEnciclica un richiamo profondo, accorato alla riscoperta per il cristiano, per il credente, del significato dellAmore divino che ci ha donato il proprio Figlio per testimoniare lunitariet tra questa terra, ora bistrattata e il Cielo.
In conclusione: un documento che merita unattenta lettura e che pone al cuore delluomo contemporaneo, credente o non credente, domande scomode, ma proprio perch scomode, domande vere, nei confronti delle quali rimane difficile restare indifferenti.
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