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Narrativa

Roberto Bolaño
Adelphi

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 05/01/2008

Un libro composto di tre parti: La parte dei critici, La parte di Amalfitano, La parte di Fate, diverse tra loro ma con alcuni elementi in comune che danno un senso di coesione al tutto. Nella prima parte quattro critici, espertissimi di un misterioso quanto bravo scrittore, tale Benno von Arcimboldi, si muovono attraverso l’Europa per partecipare a convegni e seminari sullo scrittore. Durante questi viaggi impareranno a conoscersi in modo profondo, visitando lati sconosciuti anche a loro stessi; è questa a mio avviso la parte migliore dell’opera, dal vago sapore borgesiano, in cui l’autore crea un immaginario scrittore e tutta la sua opera che tutti conoscono e ammirano, ma nessuno ha mai veramente visto o conosciuto l’autore. Al di là della trama è l’atmosfera a colpire il lettore, fatta di immagini fugaci delle varie città visitate, in cui il confine tra sogno e realtà appare chiaro, ma ad una più attenta analisi poi sfugge. Alla vicenda principale si intrecciano varie storie minori che danno alla vicenda un ampio respiro romanzesco. Durante un viaggio in Messico, i critici si imbattono nel loro collega Amalfitano che diventa il protagonista della seconda parte. Una seconda parte che perde molto delle caratteristiche di concertazione fra vari elementi della prima, diventa una vicenda più intimista, ci narra di una vita dalla quale via via si staccano dei pezzi conducendo il protagonista alle soglie di una lucida ed autodifensiva follia. Anche qua il mondo dei libri fa da sfondo alla narrazione, in particolare uno, che viene trovato dal protagonista ma che non ricorda di aver mai avuto prima, diventa il simbolo di una cultura che viene sempre più abbandonata a se stessa dal degrado del mondo moderno che abbandona le sue parti più sensibili alla balìa degli elementi per coltivare cose apparentemente più utili e solide. Anche qua un vago accenno borgesiano con l’apparizione di un altro libro “misterioso” che parla di una civiltà precolombiana, forse estinta o che forse si è sparsa in tutto il mondo. La figlia di Amalfitano, diventa poi la co-protagonista della terza parte insieme al Fate che dà il nome alla storia. L’ambientazione fra Stati Uniti e Messico rende la narrazione simile ad un B-movie degli anni settanta, un po’ di azione violenta e un po’ di sogni messi nel cassetto da chi credeva di fare una rivoluzione e si ritrova a scrivere un libro di ricette. Questa parte perde completamente quel vago e suggestivo sapore un po’ onirico gustato sin qui nel libro e si lascia invece andare a descrizioni di rapporti sessuali francamente di troppo, oltre al solito corollario di droghe ed alcool. Visto che sono in arrivo una terza e una quarta parte forse queste daranno un significato anche a questa storia che, finendo il libro, lascia un pochino delusi, appare assolutamente piatta, sottotono, soprattutto dopo le parti precedenti fatte di descrizioni e dialoghi precisi, mai banali e che lasciano sempre un piccolo spiraglio a qualcosa che forse c’è ma non si può dire o non c’è ma potrebbe benissimo stare lì.
Un libro che merita comunque una lettura anche per la fama che il suo autore sta guadagnando sul piano internazionale e, sebbene già deceduto, fa parlare molto di sé. Per concludere una piccola nota sui titoli delle tre sezioni: La parte dei critici, di Amalfitano, di Fate saranno forse un piccolo omaggio a Proust e alla Parte di Swann?

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