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Il fico maledetto e i professori di matematica

di Lino Lista
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Pubblicato il 01/06/2012 19:36:01

Rilancio qui una domanda di Luca Soldati, proposta in un commento alla bella lirica "Lucifero" di Carla de Falco: che cosa significa quel passo del Vangelo in cui Gesù maledice un albero di fico perchè si rifiutava di dare frutti fuori stagione?
Il brano marciano (Mc 11:13-14) è tra i più noti, anche per la stranezza dell'episodio:

“[Gesù] avendo visto da lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche frutto; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era, infatti, quella la stagione dei fichi. E gli disse: «Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti»”.

Tempo fa risposi alla medesima domanda di Luca Soldati in versi perché, talvolta, la poesia mi apre porte di lettura simbolica più ampie di quelle che la prosa sa socchiudere. Il tema della lirica concerne una critica portata a Gesù da eminenze grigie matematiche come Bertrand Russell e Piergiorgio Odifreddi.
"Quale colpa aveva l’albero, se non era la stagione dei frutti? Concludendo, la storia ci presenta persone ben più sagge e virtuose di Cristo", scrisse Russell.
"In ogni caso il Gesù dei Vangeli non sembra una persona eccezionale; anzi, soprattutto in certi miracoli lascia piuttosto perplessi. Come quando se la prende con il fico che non dà frutti fuori stagione", chiosò Odifreddi in una intervista a M. Baudino della “Stampa”.
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Ode a un professore senza lode

Tu non lo sai, professore,
il fico al freddo perde le sue foglie,
sulla montagna di Gerusalemme
nevica qualche volta quando è inverno.

Ma non per questo muoiono le gemme,
oziose nel silenzio s’addormentano
– per esse si può dire: è bello il brullo! –
daranno a fine maggio primaticci
al tempo che sui rami giovincelli
spuntano foglioline che faranno da cappello
ai fichi veri del solare agosto.

Tu non lo sai, professore,
il paragone che regala il fico sano
– disse il Maestro che l’estate è prossima
quando mette le foglie il ramo tenero –
perciò non riconosci il legno sterile
pomposo nel suo manto menzognero,
l’albero che irretisce già in aprile
e figurando mente: «Nel mentre gli altri fichi
ignudi sono io sto vestito a festa,
con tante fronde larghe cresciute innanzi tempo
come le frange esposte ed i filatteri
s’immagini che frutti in me nascondo».
....[segue]

maggio 2010
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Il testo marciano andava letto sul piano della lettera, sul piano delle conoscenze agricole, sul piano dell'allegoria simbolica. Purtroppo nemmeno quello letterale è stato analizzato sufficientemente, nelle critiche dei due professori. Sarebbe bastato porsi la domanda: perché Marco evidenziò che il fico "aveva delle foglie"? Perché, in poche pericopi, le foglie sono nominate due volte? Sarebbe bastato chiedersi: ma Gesù, questo fico, già lo aveva nominato? E, simbolicamente, cosa significa "il fico"? Perché il racconto della maledizione dell'albero si sviluppa in due fasi, in mezzo alle quali c'è l'episodio della cacciata dei mercanti dal Tempio?

Magari, se l'argomento interessa, potremo ragionarne. Sempre ammesso che non ci siano catechisti neocatecumenali qui: più di uno, nel leggermi, ha pensato di farmi esorcizzare :-)

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