:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | 4 mani  ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
 

Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Prosa/Narrativa
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 1459 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Fri May 1 12:44:33 UTC+0200 2026
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

Due strani ragazzi

di Mattia Bacchetti
[ biografia | pagina personale ]


[ Raccogli tutti i testi in prosa dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa
# 1 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 18/06/2012 19:40:35

A volte i loro sguardi siincrociavano durante i dieci minuti della ricreazione, ma nessuno dei due avevamai avuto il coraggio di presentarsi davanti allaltro e aprire la bocca.

Quandolo sguardo di lei si posava sulla sua figura appoggiata al muro mentre fumavauna sigaretta, lo vedeva solo e pensieroso, alienato da tutto e tutti, come senon fosse realmente li, come se la sua testa fosse completamente altrove.

Leinon capiva perch Gabriel, quel ragazzo, se ne stava sempre in disparte;parlava solo con chi gli andava a rivolgere la parola, e non erano molti.

Luifra tutte quelle teste che sapevano aprir sempre bocca riusciva a vederne unache gli sembrava diversa dalle altre, ma questo, pensava, era solo un suopensiero e forse si sbagliava, forse era solo unillusione.

QuandoNicole, cos lei si chiamava, si trovava con le sue compagne di classe,capitava che parlassero di Gabriel, ma le sue compagne si limitavano a dire chesecondo loro era un gran fico, ma che stava sempre zitto e questo per loronon andava bene, meglio parlare di un sacco di cose che non hanno nessunvalore, che starsene zitti... Per lei invece in quel ragazzo cera tutta unmondo da scoprire, cera qualcosa che la incuriosiva moltissimo e che allostesso tempo le piaceva.

Anchea Gabriel piaceva Nicole, soprattutto perch quando la vedeva si sentivameglio, pi allegro di quello che solitamente era o dei pensieri che gliaffollavano la testa, ma non riusciva a trovare la forza per presentarsi e nonaveva la minima idea di che cosa potesse dirle, e questa sua insicurezza lofaceva stare male, molto male.

Gabrielnon sapeva se piacesse a Nicole; Gabriel non sapeva se piacesse nemmeno a sestesso: quando si specchiava si vedeva e si sentiva a volte brutto a voltebello, poi bellissimo e poi ancora brutto; non si riconosceva in quellimmaginecon quei cosi rossi e neri sparsi per il viso, e spesso non parlava con nessunoanche perch si sentiva diverso, sproporzionato daglaltri e disarmonico con s;sapeva di essere in una certa maniera che a lui piaceva e di cui era fiero, mache per scompariva quando si trovava immerso fra la gente; dava troppaimportanza alla bella apparenza estetica, dava troppa importanza alle idee e aigiudizi che secondo lui si facevano le altre persone, su di lui e su tutto ilresto Ma a cosa pensate? Cosa pensate quando mi guardate? Cosa quando stateli in cerchio a sparar parole al vento? E quando siete soli?

Eraquindi lapparire uomo che lo tormentava: non riusciva proprio ad immaginarsicome uno di loro, per lui era inconcepibile essere un essere umano, se peressere umano sintendeva quello che vedeva lui ogni giorno.

Sapevadi essere il pi vivo, se non lunico che se ne rendesse conto, fra quelle vociche gli pareva discutessero solamente e continuamente del nulla: pettegolezzisu quello e su quellaltro, dibattiti su programmi televisivi, ambizioni avestiti costosi e magnifici, e con che enfasi

Malo sai, ieri hanno buttato fuori Gianmarco!! Che palle! Secondo me era ilmigliore, era simpatico e pure fico!

Haiproprio ragione, anche secondo me cos, per vabb c ancora Valentino!   

Manonostante questo, a volte si sentiva proprio schiacciare, e diventareminuscolo, insignificante.

AncheNicole non sopportava quello che le toccava vedere e sentire ogni mattina, ma alei non capitava quello che accadeva al ragazzo, non sentiva quellasopraffazione che entrava dagli occhi e si spandeva per tutto il corpo, leiriusciva ad avere comunque il sorriso acceso sulle labbra e riusciva a far trovarea se stessa o aglaltri (almeno ci provava) un qualcosa per sorridere, perfarti sentire bene.

Eraancora inverno e spesso pioveva e cos Gabriel, dopo la camminata incominciatada casa sua, arrivava a scuola tutto mezzo e pieno di vita: come il sole etutta la natura, lui la pioggia ladorava, quel semplice fenomeno climatico lofaceva sentire estremamente vivo con quella sensazione che si prova quando sicammina a testa alta con la bocca leggermente aperta ad accogliere lacqua chepiomba dal cielo, goccia per goccia, sulla pelle e sulla lingua. In pochi,almeno a scuola sua, pensava, piacer mai una cosa del genere.

Pernon parlare di quei piccoli brividi di freddo che ti invadono per un istante ilcorpo e le viscere! Wuuuh, che sensazione!

Eindovinate un po, anche a Nicole piaceva la pioggia, cos tanto che quandopioveva scendeva dallautobus una, due, o anche tre fermante prima per farsiuna rinfrescante camminata.

Avevanomolte cose in comune, ma ancora non lo sapevano.

Lapensavano similmente anche sulla scuola: a entrambi piaceva andarci perchsapevano di poter imparare cose nuove, capire dei fatti, riflettere su idee eanche conoscere se stessi e glaltri; per daltra parte, guardando in facciala realt, si vedevano circondati da cervelli morti, molluschi parlanti, per iquali la scuola non era che un obbligo da odiare, un ritrovo per blaterare opi semplicemente un posto dove dover passare la mattina, con glocchi puntatisul cellulare, sfogliando il portatore di notizie, o magari prendendo appunti,o meglio, scrivendo parole su parole senza nemmeno pensare a quello che stadicendo la tua penna, come se quelle nozioni andassero bene per principio,tanto alla fine dei conti quello che conta saperle, quelle nozioni, alleinterrogazioni e ai compiti, per prendere un 6 o magari un 8. E questo eraanche quello che a loro due non piaceva, il fatto di dover essere giudicati conun voto, un numero, senza nemmeno sapere quello che tu veramente sei. Lovedevano il buon uso della scuola, ma solo nei loro pensieri.

Unamattina piovosa, molto piovosa e grigia, quasi nera, di quelle quando il cielosembra emanare un energia nascosta, imperscrutabile ma fortissima, quasi dametter paura, Gabriel stava appena uscendo dal sottopassaggio che gli facevaaccorciare la strada quando, guardando avanti a s, scorse scenderedallautobus fermo a due fermate prima della scuola, Nicole.

Rimasefermo, finch lei non fu avanti sul marciapiede.

Decisedi seguirla e spiarla, ma no, non era spiarla, era guardarla, solo guardarla.

Mentrela osservava, un sorrisino gli si apriva sulle labbra: gli piaceva, comecamminava, come si muoveva, spensierata e immersa in chi sa quali pensieri allostesso tempo, come guardava o come si soffermava ad osservare certe cose che lastupivano.

Gabrielrimase molto colpito da quello che aveva visto, anche se un po se loimmaginava.

Giunserofino a scuola senza che lei si accorgesse di niente e cos, tutti e due bellibagnati, entrarono nelle loro classi.

Nellauladi Nicole entr la professoressa di geografia: Buongiorno prof intonarono iragazzi quasi in coro, alzandosi in piedi; Buongiorno ragazzi rispose laprofessoressa.

Geografia,la materia che studia il mondo intorno a te, piaceva moltissimo a Nicole ed eraanche contenta di come la studiava, insieme a quella professoressa che non siera arresa di fronte alla svogliataggine di alcuni ragazzi e che era riuscita afar tirare fuori ad ogni singolo alunno qualcosa di proprio; non era unalezione quella di geografia, era una scoperta di s, deglaltri, e di tutto ilmondo circostante.

Nicoleera molto contenta di avere almeno un professore che facesse aprire le menti airagazzi, ragionando su vasti argomenti, anche non scolastici, chiedendo loro leproprie idee, dimostrando che si deve anche saper stare in silenzio, ascoltando,scoprendo quanto semplice e benefico.

Nellaclasse al piano di sopra, quella di Gabriel che se ne stava nellangolinoaccanto alla finestra a leggere, cerano voci dappertutto, quasi non siriuscisse a tener la bocca chiusa; e che discorsi Quel bastardo di matematicami ha messo un rapporto! Ma io rispondo come mi pare e piace! Madonna ma haivisto com grassa quella in terza C, e poi si mette pure le minigonne! No,non ho studiato niente per italianopensa te se mi metto a leggere quellaroba!.

Entril prof. ditaliano mentre le voci ancora squillavano Buongiorno disse, esolo qualche voce pi giovane rispose Buongiorno prof. e la lezione cominci.

Ilprof. spiegava, ma le sue parole rimbalzavano sugli scudi invisibili che glialunni avevano sulle orecchie, ed entravano, nelle teste dei ragazzi studiosi,come nozioni da saper ripetere trasformandosi in appunti.

Gabrielaveva ascoltato e riflettuto e se nera stato zitto, mentre altri avevano presoappunti e altri se nerano stati l, come se nessuno stesse parlando di cose unpo pi profonde a cui pensare, alcune ragazze a truccarsi o su internet coltelefonino, oppure a fare i cruciverba, mentre i ragazzi discutevano su chiaveva vinto la scorsa partita di campionato. Era stata la solita lagna, ma quelgiorno non poteva starsene senza far niente, cos, suonata la campanella, eraquello il momento che stava aspettando, Gabriel si precipit dal professoreScusiprofvorrei parlarle disse. Ah, Dimmi Gabriel Ok, ma preferirei indisparte Come vuoi, Andiamo in biblioteca sugger il professore.

Sentaprof, non voglio che lei si offenda per quello che sto per dirle, anzi, vorreiche lo prendesse come un consiglio esit un poco secondo me lei stancostanco di spiegare la sua materia ad un pubblico di automi silenzio;continu le sue lezioni a me interessano perch mi fanno riflettere, mapotrebbero piacermi anche di pi e magari essere pi attive, pipi viveselei fossefosse pi sicuro di s e non si lasciasse sconfiggere da quel brancodi imbecilli che ho in classe Io, lasciarmi sconfiggere? S prof, io lavedo cos: nessuno la segue, e questo non colpa sua, lo so, ma potrebbedimostrargli la loro La loro? Ecco, indifferenza.

Rimaseroin silenzio per qualche secondo: Gabriel fissava glocchi del prof. chesembravano sia sconvolti sia pensosi, e con qualcosa di nuovo dentro; poi ilprof. parl: Credo daver capito: tu vuoi che loro si rendano conto, che siaccorgano, che non riescono a pensare ad altro al di fuori del loro piccolofinto normale mondogiusto? Si prof., vorrei che si svegliassero, cheuscissero da quella nube di stupidit che li avvolge E impossibile GabrielMaledizione, non dica cos; lo so che sar difficile, ma almeno ci provi Ciho provato gi per troppo tempo con molti ragazzi, ma i risultati ce li haidavanti aglocchi; io posso anche provarci, ma non ti aspettare che sia io afarli cambiare, devono essere loro stessi a capire Ok, grazie prof. Oh, diniente, a domani A domani.

Queldiscorso aveva rincuorato un po tutti e due, uno perch finalmente aveva dettoquello che pensava, laltro perch si era finalmente sentito dire qualcosa divero.

Iltempo faceva il suo corso e i fiori erano gi sbocciati dalle gemme, glalberipieni di verde, rigogliosi splendevano gi dal primo mattino nel cielo celestee  lodore daria fresca della mattinaaveva un sapore inebriante sul viso di quei due ragazzi che avevano entrambideciso, essendo passato linverno, di andare a scuola in bicicletta.

Durantele pause capitava che si scambiassero sempre pi sguardi fuggitivi, come seentrambi volessero trasmettersi qualcosa e in effetti qualcosa cera: si vedevanofuggire e andare per quel mondo che sentivano intorno a loro, di cuiconoscevano lesistenza, ma che ancora non potevano vivere come volevano, dovendo abitare con la propria famigliae dovendo andare a scuola ancora perun anno.

Nonvedevano lora di levarsi dalla lorocitt e di uscire, fuori, ovunque, a visitare il proprio pianeta.

Mentrela fine della scuola si avvicinava, con larrivo dellestate e il peso dellultimotanto atteso anno di scuola che si faceva sempre pi incombente, Gabriel siaccorse di non essere il solo a venire in bicicletta perch sempre, durante lericreazioni, ne vedeva due parcheggiate oltre a quelle dei professori, la suaed unaltra; pure Nicole se nera accorta ma non riusciva a scoprire di chi eraquella bici verde che tanto le piaceva.

Ungiorno, quando lultima campanella suon e la massa di ragazzi usc, Gabriel sidiresse verso la sua bicicletta infilandosi le cuffie nelle orecchie; dopo averlaslegata, alz lo sguardo e si accorse che accanto a s stava una ragazza giratadi spalle che imprecava al lucchetto Mmmmh! Maledetto! Ti vuoi aprire!.

CosGabriel si tolse le cuffie e le chiese Hey, vuoi una mano? Ah no, nonimporta grazie lei rispose rimanendo girata.

Mavedendo che il lucchetto rimaneva chiuso Gabriel continu: Sei sicura? Ehsospir lei non proprio e voltandosi lentamente scorse il telaio verde diuna bici con appoggiata la stessa figura che tanto la incuriosiva tutti igiorni.

Glocchighiaccio di lei si fermarono su quelli scuri di quella faccia che si trovavadavanti: linsicurezza del ragazzo svan di colpo come per magia e allungata lamano verso quella di lei che stringeva il lucchetto, lo prese e con forza gire STAC, si apr.

Siapr anche il sorriso, sulle labbra e nel cuore di quei due strani ragazzi.

Avevanomoltissime cose in comune, e ora le avrebbero scoperte una ad una.


« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 1 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Mattia Bacchetti, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.