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La forza delle parole

Argomento: Letteratura

di Giuseppina Rando
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Pubblicato il 16/09/2015 06:50:28

 La forza delle parole

 

chissà cosa mai si diranno gli oggetti fra loro?…

 Joseph Cornell

 

 

Adam Zagaiewski , uno dei poeti viventi più meritevoli di attenzione , nel luglio scorso, a Cetona ( Siena ), ha ricevuto il premio internazionale alla carriera.

 E’ considerato  la voce più suadente del  modernismo polacco , una voce – scrive Derek Wacott  -  sommessa sullo sfondo delle immense devastazioni di un secolo osceno, più intima di quella di Auden, non meno cosmopolita di quelle di Miłosz, Celan o Brodskij.

 La poesia è  forza di rinnovamento, energia spirituale  che potentemente pulsa dentro e che (afferma il Nostro)   bisogna trattenere con la scrittura :  ….” scrivo per  non lasciare che il momento luminoso si dissolva “

 

Nato nel  1945 a Leopoli, che proprio da quell’anno entrò a far parte ufficialmente dell’Ucraina, Zagajewski, alla fine del secondo conflitto mondiale, fu costretto con la sua famiglia ad abbandonare la Galizia e a trasferirsi nella Slesia sottratta alla Germania per essere annessa alla Polonia.

 Di fatto Zagajewski è stato sempre considerato polacco più che ucraino, studiando e formandosi a Cracovia  e, poiché   ha  aderito e  partecipato  attivamente  a la  Nowa Fala ( La nuova ondata ), può considerarsi  rappresentante  di quella generazione di letterati  e poeti   la cui esperienza esistenziale, ha conosciuto il trauma della violenta repressione dei moti studenteschi del ’68 .

In seguito   si definisce cittadino dell’Europa dell’Est, ovvero di quel mondo di frontiera ove  appartenenza e dis- appartenenza   sembrano adeguarsi   alle vicende storiche in cui la forza e la violenza trascendono ogni cosa, come un destino ineluttabile .

 L’appoggio, anche se critico ai movimenti dell’opposizione, gli costò un lungo esilio in Francia  dove acquistò,  oltre uno stile più  raffinato,  una nuova visione della realtà politica  tanto da scrivere :  …“Rispetto al passato l’Europa è migliore, più democratica, più giusta, ma sono andate disperse alcune delle nostre energie estreme. La religione per esempio. Lo dico da poeta che non si sente una cattolico istituzionale. Il nostro continente si è ridotto spiritualmente. Rischiamo di perdere la nostra tradizione. Ma il mio non è una lamento, piuttosto è una sfida ”  forse.. direi  anche un  invito ad andare oltre  la voce segreta che la natura morfologica delle cose in se stessa racchiude, mettendo in relazione significato (oggetto, luogo, sentimento) e significante (nome, parola, linguaggio) fino a tracciare una mappa luminosa sull’intreccio che ogni possibile esistenza incontra e agisce.

Sfoglia i tuoi ricordi
cuci per loro una coperta di stoffa.
Scosta le tende e cambia l'aria.
Sii per loro cordiale, leggero.
Questi ricordi sono tuoi.
Pensaci mentre nuoti
nel mare dei Sargassi della memoria
e l'erba marina crescendo ti cuce la bocca.

Questi ricordi sono tuoi,
non li dimenticherai fino alla fine.

 

 Questa, come tante altre sue poesie, scaturisce da “ un atto di riflessione sul mondo “…– nota Giorgio Linguaglossa – e continua :… “La poesia di Zagajewski è  piena di reale, scoppia di reale. La storia è cronaca che diventa eternità, la poesia è cronaca che diventa eternità, ha la durezza dell'essere, la rugosità e l'asprezza dell'essere. Tutto è pieno, tutto è materia, anche la lingua è materia che bisogna saper modellare e colpire con il martello: la poesia è scultura della materia e il poeta è lo storico di queste sculture. Le cose, gli oggetti hanno una loro vita e la poesia non è altro che il nastro registratore che registra la vita degli oggetti: massima oggettività nella massima soggettività.”

  Il reale e le cose, l'intero mondo fenomenico, potrebbero apparire anche come  una oggettività, un diaframma ineliminabile fra l'uomo e l'assoluto.

 La parola poetica non può aspirare a raggiungere direttamente l' oltre , ma deve prima confrontarsi con il reale: tale confronto è uno scontrarsi con una barriera che, immancabilmente, altera il dato oggettivo, ma costituisce anche la sola speranza di accedere al mistero dell'esistenza.

 

 La poesia che  dà il titolo  a  Dalla vita degli oggetti. Poesie 1983-2005 (a cura di Krystyna Jaworska, Adelphi, 2012) , un libro  che raccoglie una selezione di testi che abbraccia l’intera esperienza di vita del poeta, riferisce il dialogo tra il poeta e le cose ,  quasi gli oggetti  fossero essere animati. Essi parlano, si muovono: 

 La pelle levigata degli oggetti è tesa
come la tenda di un circo.
Sopraggiunge la sera.
Benvenuta, oscurità.
Addio, luce del giorno.
Siamo come palpebre, dicono le cose,
sfioriamo l’occhio e l’aria, l’oscurità
e la luce, l’India e l’Europa.

E all’improvviso sono io a parlare: sapete,
cose, cos’è la sofferenza?
Siete mai state affamate, sole, sperdute?
Avete pianto? E conoscete la paura?
La vergogna? Sapete cosa sono invidia e gelosia,
i peccati veniali non inclusi nel perdono?
Avete mai amato? Vi siete mai sentite morire
quando di notte il vento spalanca le finestre e penetra
nel cuore raggelato? Avete conosciuto la vecchiaia,
il lutto, il trascorrere del tempo?

Cala il silenzio.
Sulla parete danza l’ago del barometro
  

 

Poeta degli oggetti , dunque,  capace di descriverli con precisione fenomenologica e di coglierne l’essenza , ma anche poeta  spaesato che “ sente “ di non appartenere a quell’ umanità malvagia che ha reso l’uomo e il poeta straniero nelle città straniere , viandante, migratore  in cerca di una verità che coincida con l’ identità :

Nelle città straniere c’è una gioia sconosciuta,/ la fredda felicità di un nuovo sguardo.
Gli intonaci gialli delle case, sui quali il sole/ si arrampica come un agile ragno, esistono/
ma non per me. Non per me furono costruiti / il municipio, il porto, il tribunale, la prigione…

 

Poeta itinerante … scrivo viaggiando – perché volevo vedere, / e non solo sapere – vedere chiaramente / incendi e scorci di quell’unico mondo …( Il viandante )

Così  in ogni pagina  la fisica sembra diventare metafisica ,l'irreale attraversare  il reale con una forza ed una dolcezza che spingono il lettore a cercare, a riflettere ma anche a stupirsi di quanto  la storia così intesa diventare  poesia.

 Essere ed esistere, tempo e spazio in ogni  poesia s’intrecciano e si confondono .

 

La forza della parole di Adam  Zagajewski  vorrebbe fare  i conti con la verità abitando i luoghi e la coscienza del dramma quotidiano individuale e cosmico ; una  verità,  ovviamente,  soggettiva   come  è nell’essenza stessa della Poesia, ma proprio perché vissuta e testimoniata, può essere condivisa.

 Credo che la poesia di Zagajewski , all’apparenza semplice ed umile, sia essenzialmente ambiziosa in quanto  tenta di raffigurare  la realtà personale e storica e  s’interroga su ciò che c’è dentro e fuori di noi, sul destino individuale e collettivo.

 

Poeta del nostro tempo Adam  Zagajewski  la cui poesia può considerarsi anche  civile, viva, umana :  nella forza della sua parola poetica si gioca , prima di tutto, la vita e l’anima.

  L’amore per l’umanità e il mondo diventa  la cifra indispensabile per resistere al tempo selvaggio che ci è dato vivere.

 Colgo un messaggio nella sua poetica , quello dell’umiltà del vivere che tenta di dare  alle cose quel   senso   che si rivela sempre inafferrabile, ma a cui  non è possibile rinunciare.


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