Pubblicato il 20/03/2009 15:47:00
Maurizio Cucchi scrittore e critico letterario di spicco. E nato a Milano nel 1945, dove attualmente vive. Nella sua carriera ha collaborato a numerose riviste e quotidiani. Si impone alla critica e al pubblico gi con la prima raccolta poetica del 1976, Il Disperso, Mondadori. Da allora ha pubblicato svariate opere poetiche. E invece del 2005 il suo primo romanzo, Il male nelle cose, Mondadori. Leggendo i suoi libri non si pu che riconoscere uno scrittore di qualit, capace di pensieri e modalit di scrittura eccelse. Le poesie di Cucchi sono godibili per la loro intensa nota di realismo. Per un secondo o un secolo un viaggio appassionato, oltre confini verso terre ignote e citt meravigliose: Eppure ho varcato confini, / mi sono inoltrato con gioia e paura / verso terre, citt meravigliose. Le terre e le citt di cui parla sono in realt terre e citt note, e la meraviglia di tali luoghi data dalle garbate emozioni che lautore vive e attraverso le quali trasfigura il mondo reale, ribaltando quella che pareva essere la caratteristica pi marcata del suo scrivere, il realismo, in una sorta di visionariet, che configura scenari a partire dalle sensazioni interiori del poeta, il quale si trova a non viaggiare pi fisicamente ma con e nella propria immaginazione, riportando alla mente probabilmente esperienze passate e che adesso si svolgono, sotto nuove luci, sulla carta: Sulla carta si sbizzarrisce il mio cuore, / perci mi inoltro con Alberto / nel mondo antico di Villapizzone / []. Il viaggio non pi possibile ormai, forse andata persa quella spontanea enfasi di avventura, rimangono visioni nelle rughe: Loscillazione semplice: tra avventura e angoscia. Ma chi pi forte: chi se ne va o chi resta? Ecco lidea, estrema, dellinoltrarsi. [] Per si intrecciano tra memoria e sogno queste visioni nelle rughe []. Il poeta forse pi portato a compiere viaggi nel silenzio della luce, nelle forme, nei colori e nella semplicit di gesti congiunti, viaggi che avvengono in continuazione, senza sosta e senza una apparente meta. Ma, a ben vedere, una meta pare esserci, ed la pace, una sorta di beatitudine che deriva dalla pausa dopo il molto andare a vuoto. Bellissima la poesia Da Rimbaud Al Cabaret Vert le cinque della sera: Camminavo da una settimana e le mie scarpe erano a pezzi. / Sono entrato in citt e al Cabaret Vert / ho chiesto pane, burro e prosciutto tiepido. / Ho steso le gambe sotto il tavolo verde, beato, / [] / ma che incanto quando la ragazza dai seni enormi e dagli occhi acuti / mi ha portato il prosciutto in un piatto colorato! / [] / e mi ha riempito un boccale immenso con la sua bella schiuma / dorata da un ultimo raggio di sole. Si pu leggere lintera raccolta alla luce della ricerca dello star bene, cio della pace, una pace nello schifo, parola o concetto che sovente appare nel libro; la pace come bellezza, armonia che scaturisce dallo star bene con le persone, con s stessi, semplicit di intenti, virt talvolta assente nel cuore delluomo, e del poeta in particolare, assenza che sbilancia verso il disagio e langoscia: Cerchi le vette formidabili, le luci polari, / le bianche vastit dellavventura, / ma poi trovi il ghiaccio dentro / e un buco nel cervello / ti crea il panico, ti disorienta / tra il bancone del bar e il portone di casa. / [].
Appaiono, inoltre, in questa breve ma intensa raccolta, molte interessanti sfaccettature della psicologia umana. In particolare mi ha colpito la forte connotazione, mi si passi la parola, "egoistica" dei testi, nel senso che attraverso di essi l'autore rivolge molta attenzione alle proprie percezioni, pi o meno emotive, tendenza cos esplicitata: Non ho voluto mai sapere il contenuto, / la trama, il meccanismo del giocattolo. / Neppure da bambino, indifferente / agli ingranaggi, a quello che c dentro. / Ma per fortuna non sono pi / lesangue fanciullo sparuto / e mi ha salvato legoismo. Materialit, sensazioni, affetti, amicizia ([] Ma la materia, / Marco, solidissima e lieve, / che quasi vola nelle forme / astratte o di pasta, vivide / dei suoi colori, nel gioco / dei suoi fili che vagano / e si intrecciano. / []), tutto rivolto a s, come verso un unico grande attrattore, il centro di un universo che appare in disagio. A questo centro viene riportato ogni debole tentativo di fuga: Chi quello che va lass, / lento sulla cresta a mento basso, / sagoma ombrosa che si accende di s?. Ma questa sorta di egoismo cosmico delluomo, viene trasfigurato dalla musicalit dei versi che diventano, per il poeta, una sorta di danza liberatoria che lo conduce verso un s stesso nuovo, dove lamicizia o lamore sono il lago dellincontro dei fiumi che scorrendo, costretti, giungono, dalle gole impervie dell'io, a sfociare, con i desideri pi intimi, in una sorta di unit ritrovata: Questa volta ho sognato / che ci siamo persi in due / nellincubo nebbioso, / accogliente, della periferia / []. Ma tale pace sembra avere soltanto un carattere transitorio. Un bel libro, consigliato in particolare a coloro che vogliano imparare la scrittura in versi a partire dal proprio vissuto quotidiano, imparando da quella acutezza e quella nettezza tipica di Cucchi: Minfilo nel portafogli del mio letto / come una carta didentit scaduta. / Amo, del resto, questa mia fronte spaziosa / che giorno per giorno immagino e coltivo.
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