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Una vincita al lotto

di Abraxas
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Pubblicato il 12/01/2013 06:45:16

Il dolore si era già placato, quando cominciasti ad abitare i miei sogni: in punta di piedi, con parole carezzevoli, con gli sguardi rassicuranti e delicati che avevano accompagnato tante mie giornate. La tua scomparsa non era recente: l’uscita di strada, causata dall’asfalto bagnato, lo schianto improvviso contro il guardrail in una uggiosa e fredda serata d’inverno. Mi restano impressi nella memoria i rituali che non hai potuto vedere: i rilievi della polizia stradale, quelli del medico legale, la veglia di menti e anime straziate, le parole commoventi del tuo confessore durante la celebrazione dei funerali, il corteo silenzioso che ti accompagna verso l’ultima dimora. Poi giorni, mesi, anni di vuoto, di stanze disabitate dal tuo canto, di letti disfatti e mai riordinati. Il tempo che sfoca i ricordi ha quasi compiuto il miracolo, prima del tuo riapparire in sogno: al risveglio, per prima cosa apro il tablet, per appuntare i ricordi, per annotare i numeri che proprio tu mi hai chiesto di giocare. Il conto in banca è quasi a secco, liquefatto da investimenti sbagliati, spese folli, giustificate solo dal bisogno di rimarginare le ferite dell’anima. Non ho molta dimestichezza con scommesse, lotterie, giochi d’azzardo: chiedo all’addetto della ricevitoria più vicina, di consigliarmi sul modo più conveniente di effettuare la giocata al lotto. Ho l’animo agitato dall’ansia prima dell’estrazione, ma sensazioni positive: se mi hai espressamente chiesto di giocare dei numeri, ci sarà pure una ragione. Non ho vinto, anzi: nessun dei numeri giocati, è stato estratto. Protesto, inveisco contro il tuo inganno, quando mi ricompari in sogno: col sorriso mi racconti una strana storia di raccomandazioni nell’aldilà, di parenti col coltello tra i denti, in lotta per scoprire la prossima combinazione del superenalotto, di angeli che come veri agenti segreti, cercano di depistare, confondere tracce, mandare segnali di fumo. Ti sei fidata di una promessa, sei caduta nel tranello teso alle tue spalle da altre anime. Mi chiedi di giocare di nuovo: i numeri, questa volta sono sicuri, vengono direttamente da una fonte autorevole del paradiso. La delusione è ancora più cocente: un’altra estrazione andata a vuoto. Il tuo imbarazzo è palpabile: nel visitarmi di notte, non riesci nemmeno ad alzare gli occhi per guardarmi. T’arrampichi sugli specchi, parli di corrotti e corruttori, di faide tra beati, d’inganni perpetrati ad arte contro i più sciocchi. Questa volta, pero' sostieni di aver fatto le cose per bene, di aver nascosto le tue mosse, di avere unto i giusti ingranaggi per arrivare ai numeri vincenti. Al risveglio decido di darti fiducia, per l'ultima volta: solita ricevitoria e altrettanto abituale ansia per l'estrazione. Un urlo di gioia: stavolta mi hai dato i numeri giusti! Una cinquina secca sulla ruota di Napoli, per una vincita milionaria che può rendere sereni i miei restanti anni di vita. Mi metto in moto per riscuotere la somma vinta, meno di un mese dopo c'è già sul mio conto il bonifico tanto atteso. Mi riappari in sogno solo dopo l'incasso: occhi bassi, toni sommessi, come per chiedere scusa di un errore, di un ennesimo fallimento. Mi detti due codici IBAN, pregandomi di versare su quei conti la meta' della somma incassata: mi spieghi che e' la tangente pattuita con gli avi dei destinatari del versamento. Mi riveli che funziona così anche nell'aldilà, che per ottenere qualcosa bisogna oliare gli ingranaggi giusti, fare favori a destra e a manca: l'unica differenza, rispetto alla realtà terrena e' che ai defunti, agli angeli e ai beati, non interessa il sesso. Eseguo gli ordini, dispongo i bonifici sui conti correnti segnalati, ma senza fretta: so anch'io che il tempo e' denaro. Mi sveglio di soprassalto poco prima delle sei di un mattino di primavera: dal cortile arriva un suono assordante di sirene, di ordini urlati, di forte agitazione; c'e in corso una vasta operazione di polizia, a giudicare dal numero di volanti e di uomini in azione. Non faccio in tempo a vestirmi che suonano alla porta: pochi minuti dopo sono costretto a seguirli in manette, con un ordine di arresto spiccato dal magistrato per corruzione. Non mi raccapezzo, non capisco l'origine dell'accusa: non frequento politici, funzionari del comune o dello Stato, ho sempre pagato le tasse sino all'ultimo centesimo, anche se di mestiere faccio l'imprenditore edile. Devo aspettare il giorno dopo per l'interrogatorio davanti al magistrato: sono accusato di avere versato una ricca tangente all'assessore all'edilizia del mio comune attraverso un bonifico bancario. Riconosco il bollettino di versamento: come faccio a spiegare che quella era si' una tangente, ma concordata nell'aldilà a mia insaputa? Decido di avvalermi della facoltà di non rispondere, per avere il tempo di riordinare le idee, di consultare il mio avvocato, di scegliere la linea difensiva più giusta. Dinanzi alle mie spiegazioni il difensore mi consiglia di ricorrere al patteggiamento: qualche anno di galera e' preferibile a un ricovero a tempo indeterminato in una struttura psichiatrica. Processo e condanna sono stati rapidi: da innocente a reo confesso, con quattro anni di carcere da scontare sulle spalle. Non mi hai lasciato solo: notte dopo notte mi hai raccontato dei tentativi fatti per muovere a pietà, le alte sfere dell'aldilà, per un innocente condannato alla prigione. Ho capito come funziona: anche in cielo, non siamo tutti uguali; vale la legge del più forte o del più furbo o di chi, non ha sposato mentre era in vita, la più ingenua delle donne in circolazione.

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