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Pubblicato il 23/06/2012 16:04:46
La contemplazione delle torri e delle querce mi ha fatto amare il vento - strisce cupe e lucentezze
Dànno ancora frastuono le campane con il batacchio elettrico sbattuto da un vento a tasti, ma il rintocco del tram certe volte lo sovrasta.
Dalle dimensioni verdi dei tronchi delle roveri - benché prigioni nel folto dei recinti, fuoriescono rami così intrecciati e torti, così ammuffiti, e vòlti a Nord e col sapore di piogge, e vòlti agli altri punti cardinali da sembrare fierezza e dolore insieme.
Invece vengono ordinati a palchi secondo la memoria numerica degli acidi.-
Sono ventosi questi mesi, chiamati luglio e agosto, e anche settembre. Al passaggio d'agosto le nubi basse, nelle loro circolazioni imprevedibili o secondo i modelli statistici, sembravano staccarsi dal fogliame; però le pagine degli alberi fanno narrazioni favolose, fingono persino Dio e le cose dell'anima. Come le campane quando tace il traffico. Ma i differenti suoni dipendono dalla rosa dei vènti - e la scienza
è il puntello dell'anima, e il corpo ne è partecipe. Dove vanno le ipotesi sul cielo confuse dalla birra? o quando i granuli anemòfili d'aprile ci respirano eccitazioni tra le labbra? Avviene anche tra i querceti delle cattedrali. Poi esiste la presenza di Dio quando ascolta la nostra preghiera.
(tratta da http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/187-Pier-Luigi-Bacchini-Quello-che-so.html)
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