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I chiodi di cemento

di Paul Sark
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Pubblicato il 26/10/2012 14:56:20

Urlarono il crepuscolo i corvi

E l’attesa generò rivoltelle e tuniche assolute

Sono duemila e più anni che un esercito di anfore abita grotte

E paure di soldati sconosciuti

Quando arriva un tipo senza cuciture

Ed i capelli incatenati al fuoco

Con le mani illuminate dall’eternità

 

Lui sale su colline e grattacieli

E parla lentamente

Con dodici pietre negli occhi

Parla di verità difficili e di falsi tesori

Parla di maiali ripieni di ragù e dollari

Di bentley e mercedes fatte di saliva avvelenata

 

Lui racconta di cannoni di supermercati

E di uomini che fabbricano bambole

A forma di libri impossibili da leggere

E racconta di streghe che vendono oroscopi e latte nero

e numeri della fortuna

 

E poi dice che il mondo è fatto di carta e neve

E che bisogna ricoprirlo con foglie nuove e sorrisi

Per non farlo seccare

 

E scrive parole nel ghiaccio

E disegna paure

Nelle vene trasparenti del deserto

Così tutti possono vedere le ultime balene ingoiate dalla guerra

E le scritture segrete

Imbandite sulle tavole della pace

 

Una sera di festa

Da un labirinto esce un fango nuovo

Fatto di scudi e inviti televisivi

E lo showman dice all’orchestra che lo spettacolo può cominciare

Sulla pista arriva la squadra di iene e operai

E si proiettano due legni

E turbine masticate nell’oppio e nel cemento armato

E così quel tipo arriva trasportato su una lettiga

Di champagne e sigarette

E lo legano all’universo

In mezzo a chiodi inferociti e teste di bronzo

 

Molti fanno la fila per comprare il biglietto

E potergli lanciare coltelli

E bestemmie affettate negli hamburger

Qualcuno addirittura telefona in diretta

E vuole indovinare il peso dei chiodi

E la marca del cemento armato

Con cui è fatta la croce

 

Lui rimane lassù

In mezzo alle stelle mute e a papaveri

Con le orecchie avvolte nel sangue della via lattea

Ed un cucchiaio

Addormentato nella vecchia ninna nanna

Con pane senza sale e marmellata di parole dolci

La madre rimane in disparte

Nell’ultima fila

Con quel suo tailleur di paglia e lacrime

 

Rimane lì

Ad aspettare il segno finale

Per salire all’ultimo piano

 

paul sark novembre 2009

 


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