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Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Il buio alla finestra

Narrativa

Antonio Mazziotta
Edizioni Il Filo

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 31/03/2009 00:46:19




Il libro appare come un album di fotografie, raccoglie istantanee della vita di due donne, due amiche cresciute insieme, cui il destino farà imboccare strade divergenti tra loro, sino all’inevitabile repentina fine di una delle due.
Ad una di esse la vita dona un carattere spigliato ed allegro, che la accompagna sino agli ultimi giorni segnati da una grave malattia, e proprio il suo carattere solare ma indomito rifiuterà di farsi piegare da qualcosa di ineluttabile e fatale. Sarà la prova d’amore estremo che ella chiederà al marito a far vivere il ricordo di lei sempre allegra, la malattia non farà in tempo a guastare il suo sorriso e il suo corpo, ed andandosene ci indicherà come la vita e la morte sono parte dell’esistenza di una persona, vale la pena vivere entrambe con determinazione. La sua dipartita consentirà al buio del titolo di far capolino dalla finestra.
L’altra protagonista del libro sarà la prima delle due a dimostrarsi allegra e spigliata, quasi irrazionale, nel voler sposare quel ragazzo tanto bello, ma appena conosciuto. L’idillio vedrà ben presto il suo tragico epilogo, lasciando nella donna una zona d’ombra che il suo nuovo compagno cerca con enormi sforzi di dissipare.
L’autore riesce a dare una bella coloritura ai momenti vissuti dalle due donne, e a darcene una buona conoscenza del lato psicologico, soprattutto verso il finale, quando alla narrazione si mischiano accenni più accorati.
Mazziotta mostra al lettore questo semplice album di ricordi con lieve grazia e semplicità, parlando un linguaggio fresco ed immediato, fornendo la chiave di lettura del suo libro nella premessa; nelle pagine introduttive, spiega il suo concetto del raccontare una storia, illustrando con tratti decisi il ruolo dell’ascoltatore e del narratore. In questo modo getta una luce che trascolora tutto il breve libro, facendone una occasione per raccontare una storia senza poterla adattare all’espressione di chi ascolta, come si fa quando l’esposizione di una vicenda avviene in modo verbale. Mazziotta raccoglie la sfida del raccontare una storia che, una volta raccontata/pubblicata, non può più essere modificata; compie così un salto nel buio avendo come unica protezione l’anonimato vicendevole tra sé e i suoi lettori. Lo scrittore, alla sua prima pubblicazione, pare voler prendere le misure delle sue capacità e la disponibilità dei lettori, vuole sperimentare la sua tenuta narrativa ma non vuole rischiare di comporre qualcosa di troppo complicato. Ciò che posso dire io, anonimo lettore, è che la stoffa del narratore c’è, il lessico e la sintassi sono ben padroneggiate, ma ora mi aspetto, da questo scrittore, una nuova opera, magari con una più importante struttura narrativa in cui il talento possa farsi narratore, e lo scrittore si senta libero di lasciare scaturire dal suo cuore e dalla sua mente un paio d’ali con cui far volare in alto i suoi ascoltatori.

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(Pubblicata il 05/06/2012 12:00:00 - visite: 1466) »