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Brexit: presente e futuro

Argomento: Politica

di Lorenzo Roberto Quaglia
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Pubblicato il 24/06/2016 22:23:12

Mai sottoporre al popolo quesiti cos tranchant, questo probabilmente star pensando in queste ore lex premier inglese David Cameron dopo lesito del referendum sulla Brexit che ha segnato un punto di non ritorno nella storia europea.

Con questo referendum Cameron riuscito, suo malgrado, a spaccare il suo stesso Paese (dove il Nord, Scozia e Irlanda, ha votato in maggioranza per rimanere in Europa mentre lInghilterra -a parte la zona di Londra- con il Galles per uscire dalla UE) e a dare una fortissima spallata alla tenuta politica dellEuropa.

Sulle cause e le motivazioni che hanno provocato questo inaspettato risultato se ne discuter per i prossimi mesi, se non anni. Ora, a caldo, ci sentiamo di esprimere solo alcune considerazioni di pancia, che poi probabilmente quella parte del corpo cui gli elettori inglesi hanno dato ascolto.

La prima: il voto ha rivelato unopinione pubblica britannica scollata dallestablishment del Paese. La Confindustria inglese, la finanza, i maggiori partiti politici, ad eccezione degli euro scettici, i media, tutti si erano pronunciati a favore della permanenza in Europa. Risultato: la Brexit. Di questo iato tra la popolazione e la classe dirigente bisogner che i leader inglesi se ne facciano carico se vogliono governare il prossimo cambiamento che inevitabilmente attender quel Paese.

La seconda: il voto inglese modificher per sempre la visione europea cui ci eravamo abituati sino a ieri. stato un voto contro lEuropa, cos come labbiamo pensata, organizzata e attuata, che evidentemente non riuscita ad appagare la maggioranza degli inglesi. quindi necessario ripensare al funzionamento e alla riorganizzazione, alla rifondazione di unEuropa che ormai non risulta pi attrattiva, ma viene anzi percepita come una sovrastruttura burocratica di cui si pu fare a meno.

Evidentemente non stato sufficiente il mercato unico delle merci e dei servizi ed una moneta unica (di cui peraltro gli inglesi non godevano) per creare un Unione tra Stati che sia percepita positivamente, con favore, dai cittadini. Ci vuole altro.

Questa la cruda realt emersa dal voto inglese. LEuropa come labbiamo pensata non funziona. Del resto sui temi che solitamente costituiscono la base di una Federazione di Stati, come la fiscalit generale, la politica estera, la difesa, loccupazione, i grandi investimenti, non si mai attivata una politica europea comune. La nuova Commissione a guida Juncker aveva promesso un piano di investimenti straordinario per far ripartire lo sviluppo e loccupazione, ma ancora non si visto nulla o quasi. Anche il grande tema del debito pubblico europeo, di cui sempre pi evidente la necessit in questo perdurante clima di instabilit finanziaria, rimane per ora lettera morta.

In occasione delle ultime elezioni europee avevamo gi evidenziato come ci fosse bisogno di un cambio di passo che a distanza di due anni non si visto. Sul banco degli imputati non solo la Commissione guidata da un inadeguato Junker, ma anche e soprattutto la politica tedesca di Angela Merkel.

La Germania di fatto, in questi ultimi 15 anni stato il Paese che ha pi influito sulla politica del rigore e di austerity che ha portato lEuropa alla situazione attuale. Non populismo, come molti dicono, ma la realt basata sui numeri: per esempio quelli del surplus della bilancia commerciale della Germania rispetto agli altri Paesi, Francia e Italia per cominciare. Il voto inglese contiene anche un no a questo modello di politica europea e a questa impostazione germano centrica che lEuropa deve per forza modificare se vuole continuare ad esistere.

Ed infine, il voto inglese pone a nostro giudizio una questione non secondaria relativa al suffragio universale. Nella scelta di lasciare lEuropa, i giovani under 25 hanno votato al 70% per rimanere nellUnione, mentre gli over 65 hanno votato in maggioranza per uscirne. Vi sono state differenze di voto anche dal punto di vista della formazione culturale, ma lasciamo perdere questo aspetto.

Rimane il fatto che una generazione di anziani la cui aspettativa di vita media si aggira intorno ai 10 anni, ha deciso del futuro di quella dei ventenni che per il resto della loro vita dovr rinunciare a giocarsi la partita europea.

E questo non giusto. Forse, quando in gioco ci sono decisioni su questioni che avranno ripercussioni per decine di anni, come in questo caso, si potrebbe pensare a porre un limite di et al diritto di voto.

Non sarebbe una discriminazione, ma una forma concreta e reale di democrazia pesata, due punto zero, forse pi consona e adeguata ai tempi che stiamo vivendo.

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