Pubblicato il 12/10/2016 22:37:49
Ora che finalmente conosciamo la data del referendum costituzionale il 4 dicembre salvo sorprese dellultima ora - giunto il momento di tirare le fila e prendere una posizione: o votare Si al cambiamento proposto dal Parlamento oppure lasciare le cose come stanno.
Sgombriamo il campo subito dagli equivoci: noi voteremo Si a questo referendum anche se non siamo elettori di Renzi e non ci sentiamo di appartenere al Partito della Nazione. Semmai abbiamo a cuore le sorti del nostro Paese, questo S!
Le motivazioni razionali che ci hanno spinto nella direzione del S sono molteplici e cercheremo di esplicitarle nel modo pi semplice possibile.
Primo: una riforma che va nella direzione di semplificare la vita politica e istituzionale. In nessun Paese al mondo si mai visto che un Organismo parlamentare voti di fatto quasi la propria eliminazione fisica. In Italia accaduto. Il vecchio Senato ha votato a favore della riduzione del numero dei propri componenti e a favore di una limitazione importante delle proprie competenze legislative. Il nuovo Senato avr 100 senatori (ora sono 315) precedentemente eletti dal popolo delle grandi citt italiane e dai Consigli regionali. Questi signori dovranno svolgere un doppio lavoro? Assolutamente S e vedremo alla prova dei fatti se vi riusciranno o meno.
Teniamo presente che gi ora il sindaco di una grande citt almeno una volta alla settimana si reca a Roma per dialogare con dirigenti e funzionari della Pubblica Amministrazione centrale. Inoltre, le ridotte competenze legislative che saranno lasciate al Senato non inducono a prevedere un impegno cos gravoso per questi cento senatori. Infine, nulla vieta che si possa intervenire nuovamente sul funzionamento del Senato nel caso ci si renda conto che, cos come ipotizzata, lattivit istituzionale non funziona al meglio. Ma intanto un primo passo verso la velocizzazione delliter deliberativo delle leggi stato compiuto. Votare No a questo referendum significherebbe rimanere impantanati nel doppio binario legislativo che ci ha rallentato sino ad ora.
Secondo: leliminazione del CNEL, organo di rilevanza costituzionale, sconosciuto ai pi. Le sue funzioni ormai sono state avocate dallUnione Europea, ma per eliminarlo occorre una modifica della Costituzione. Il suo costo stimato: 20 milioni di euro allanno. Direi che almeno su questo punto possiamo essere tutti daccordo sulla sua soppressione.
Terzo: questa riforma porter alla fine del potere legislativo regionale? La riforma del 2016 interviene su tutti e tre i livelli di competenza legislativa attraverso la soppressione della competenza concorrente tra Stato e Regioni, lampliamento delle materie di competenza esclusiva dello Stato (comma 2) e lindividuazione delle materie di competenza delle Regioni (comma 3). La riforma introduce inoltre la c.d. clausola di supremazia (comma 4), che consente allo Stato di intervenire in materie di competenza regionale, quando lo richieda la tutela dellunit giuridica o economica della Repubblica ovvero la tutela dellinteresse nazionale.
Francamente negli ultimi quindici anni (dalla Riforma del 2001) non possiamo vantarci molto del lavoro che la maggior parte delle Regioni ha compiuto in molti degli ambiti sui quali gli Enti territoriali avevano ricevuto in devoluzione dallo Stato centrale una parte delle competenze legislative. Al di l quindi di quanto ciascuno di noi si senta pi o meno federalista nellanima, lesperienza negativa vissuta ci porta a sostenere una ridistribuzione delle diverse materie. Ritornano quindi con questa riforma, di esclusiva competenza dello Stato, le legiferazioni in tema di: mercati assicurativi, programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica, previdenza complementare integrativa, sicurezza e politiche attive del lavoro, commercio con lestero, ordinamento sportivo, porti e aeroporti, infrastrutture strategiche di interesse nazionale; solo per citare le materie pi importanti.
Quarto: Sarebbe molto miope se gli italiani votassero No. Il Paese in una situazione molto precaria. La sua performance economica scadente, il sistema bancario straordinariamente fragile malgrado la sua enorme importanza per leconomia. Gli italiani devono pensare che un No sarebbe interpretato dallEuropa, Germania in primis, come una replica del voto greco. Un modo di dire: al diavolo le riforme. Sarebbe estremamente pericoloso perch allestero la fiducia nel nostro Paese potrebbe affondare molto precipitosamente e si sarebbero sprecati nuovamente anni a parlare di riforme senza poi riuscire ad attuarle.
Quinto: Affidare ad un referendum popolare senza quorum (la maggioranza dei votanti decide la vittoria del S o del No) una decisione cos importante per il futuro del Paese pu sembrare un azzardo. ancora fresca nella memoria la vittoria dei sostenitori della Brexit nel Regno Unito. Tuttavia a questo punto non pi possibile tornare indietro e quindi occorre che tutti coloro che hanno a cuore la volont di cambiare, un poco, le ormai datate regole del gioco della nostra vita politica e istituzionale si diano da fare per portare i propri vicini di casa a votare il 4 dicembre e votare S.
Speriamo di essere riusciti, con i nostri scritti, in questi mesi ad esservi stati daiuto nelle vostre riflessioni. Se vi rimasto ancora un po di tempo e di voglia, vi invitiamo a guardare il video dellincontro tra Matteo Renzi e il costituzionalista Zagrebski andato in onda la scorsa settimana su La7 ( https://youtu.be/Xevo3V7_paA ). Il dibattito dura un paio dore, tuttavia se non avete a disposizione tutto questo tempo, possono bastare i primi quaranta minuti per comprendere le diverse motivazioni civili e morali di chi sostiene il S e di chi sostiene il No.
Premesso che entrambi gli uomini politici istituzionali erano sicuramente in buona fede nel difendere le proprie posizioni, le loro visioni sul futuro dell'Italia divergevano profondamente.
Ecco, proprio qui sta il punto: che visione dellItalia abbiamo? Se pensiamo che lItalia di oggi vada bene cos com e che sia impossibile ottenere qualcosa di migliorativo da questa riforma, allora votiamo No.
Se pensiamo invece che valga la pena finalmente provare a cambiare in parte le regole del gioco, per non avere pi per esempio le proposte di legge che viaggiano avanti e indietro tra Camera e Senato senza apparente motivo, allora votiamo S alla riforma. Ma soprattutto andiamo a votare. In questo caso chi si astiene fa il gioco del vincitore e a vincere potrebbero essere i No.
Quindi andiamo a votare e votiamo SI'.
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