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Entità sospese

di Maria Rita Mutolo
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Pubblicato il 16/05/2013 22:44:19

ENTITA’ SOSPESE

 

Tony la stava guardando, lui la guardava sempre quando si isolava dal gruppo, ma da una certa distanza.

 

Già da due mesi, le sue  lenti da secchione la seguivano ovunque, celando a tutti uno sguardo pieno di sentimento, e la osservava… la osservava giungere alla fermata dell’autobus, con la sua borsa a tracolla e quell’aria un po’ trasandata a distinguerla. Sbirciando tra le lunghe catinelle dei suoi riccioli neri, Tony le rapiva ogni sguardo, ogni piega del viso, ogni espressione, anche quelle che il trucco rendeva indecifrabili, e nonostante il contrasto di quest’ultimo con l’incarnato latteo e giovanissimo, risultasse pesante, lui la trovava bellissima, seducente e felina come nessuna al mondo.

 

Giunta alla fermata del 29, nell’ora in cui gli studenti escono dalla scuola, eccola salire con gli scarponi sulla panchina e sedere sulla spalliera. Lì, Ivana assumeva una postura altera, un atteggiamento distaccato, come per sfidare tutto e tutti… “ma perchè!” si chiedeva Tony. Se lo sarebbe chiesto per ore, guardandola dalla fermata opposta. Quello era l’unico momento, in cui le era fisicamente più esposto, e se l’andirivieni delle macchine sul manto stradale, si fosse bloccato, nell’istante in cui lo spazio allineava entrambi, Tony ed Ivi, si sarebbero addirittura guardati negli occhi, ma lui, usava aspettare il suo autobus con lo sguardo basso e la schiena poggiata lungo il palo. Quel giorno, tutto si ripeteva come sempre, eppure, Tony era più inquieto del solito; l’idea che una tipa così, potesse accorgersi del ragazzo grassottello e impacciato che era, lo terrorizzava!

 

Certo, tutto questo era un tantino frustrante, ma cos’altro poteva fare!?

 

Da due mesi non si chiedeva altro. Uscivano ogni giorno dalla la stessa Accademia, frequentavano gli stessi corsi nella sezione scultura, eppure c’era l’abisso a dividerli!

 

Tony ripensava alla sua condizione continuamente, finché esausto di logorare un sogno, staccò gli occhi dal marciapiede: “Me la devo dimenticare!” quasi si ordinò, e strappandosi gli occhiali dalla faccia, come per liberarsi di un “qualcosa” che da troppo tempo faceva parte di lui, tirò su i lineamenti morbidi di un bel profilo bruno, proprio nell’istante in cui  anche lei alzava gli occhi, ed ecco… tra una vettura e l’altra, aprirsi lo spazio ideale, affinché il magico evento avesse luogo.

 

Era la prima volta, che i due si trovavano in una condizione così favorevole, c’era solo…  qualcosa di irreale, nel sincronismo che entrambi si apprestavano a vivere! Qualcosa, che non poteva in alcun modo essere misurato dal tempo.

 

Le macchine avevano smesso di sfrecciare, si attenuavano perfino i rumori e le emissioni di gas, finché il sospetto di essere puntato proprio dalla sua pantera, gli gelò il sangue.

 

In quel momento, il ragazzo si trovava senza occhiali, o meglio, li teneva così stretti tra le dita, che poteva sentirli scricchiolare, quando nonostante l’effetto ovattato della sua visione da miope, le iridi cristalline di Ivi, splendettero solo per lui, chiaramente inquadrate da un eccesso di rimmel e matita agli occhi.

 

“Non è possibile…” sussultò, e più che per la loro impressionante freddezza, Tony cominciò ad impallidire per un altro motivo: come potevano infatti, i suoi poveri occhi da talpa, distinguere perfettamente la sua Ivi, senza quei fondi di bottiglia al naso!?

 

Nonostante tutto intorno a lui, fosse più o meno sfocato, l’immagine della ragazza era rimasta intatta, nitida, come solo una proiezione della mente, poteva essere in quelle circostanze: “…è un’allucinazione! Oppure, la sto semplicemente, sognando un’altra volta!” disse cadenzando il respiro in uno stato quasi febbrile, quando come se gli avesse letto il labiale, eccola prima scivolare come un gatto dalla spalliera, e dopo, con uno slancio tanto energico quanto aggraziato, posare a terra le massicce suole degli anfibi, ed ergersi senza battere ciglio.

 

Ivana, ora pareva così intenzionata a mostrargli la propria consapevolezza, che al solo intuirlo, lui fremette: “Possibile che nonostante la prudenza, Ivi si sia accorta… di me?” e tutto concentrato su questo problema, il ragazzo si sentì sparire. Il suo discreto ruolo di osservatore, stava per passare attraverso un setaccio implacabile; il gelido raggio visivo di quella ragazza, la stessa, che pur essendo un enigma per tutti, da due mesi, solo per lui, si sentiva un libro aperto.

 

Coi suoi occhi quasi ciechi, Tony pareva metterla a nudo fino all’anima, lei… ormai non ci dormiva la notte!

 

“Sarebbe capace di individuarmi tra la folla cittadina, sotto a qualsiasi vestito, oltre infiniti strati di trucco… senza nemmeno esporsi!”

 

Si diceva tutte le volte che pensava a lui, e consapevole che mai sarebbe riuscita a coglierlo sul fatto, Ivana avrebbe continuato ad avvertirne la presenza come una casualità, avrebbe continuato a sentire la carezza di quelle ciglia, scivolare giù… lungo il collo, dove le invisibili dita di un impalpabile amante, scorrevano, separando i suoi capelli d’ebano. Valeva a poco apparire più grande… più trasgressiva, delineare con sinuosità le labbra di mogano. Nemmeno i suoi pesanti jeans e il giubbino di pelle, gli avrebbero nascosto i suoi segreti!

 

Così, sciogliendo le braccia lungo ai fianchi, come solo una venere aveva il dono di fare, decise con quella stessa grazia, di avanzare a testa alta verso la sua spia, e in quella fermezza afona, che pareva dissolvere di consistenza il centro storico di Palermo, Tony, prese a percepirla come l’unica espressione di vita rimasta, l’essenza stessa del movimento… ma come poteva essere!?

 

Lui, che senza i suoi occhiali non era mai riuscito a focalizzare niente, distingueva nel dettaglio qualcuno, emergere dal mondo confuso della propria visione; una figura fluida, leggera, che ad ogni passo smaterializzava i suoi scarponi ai piedi, portando negli occhi screziati d’argento, il fascino di un mistero più freddo della neve.

 

Così, prima di capire cosa lo turbasse, Tony vide i vestiti che lei aveva addosso, assottigliarsi… trasparire, svelando per intero un nudo sottile, dalla morbidezza canoviana, intorno al quale guizzavano solo i contorni di una purissima luce.

 

“Ma… che succede?!” sobbalzò, investito da tutto il surrealismo di quell’atmosfera, quando un corpo d’alabastro meravigliosamente levigato, sorse a mozzargli il fiato. Era l’inganno più bello, la fantasia più audace alla quale avesse mai ceduto, ma voleva… doveva, interromperla! E pensando alla cosa più coerente da fare, in una situazione tanto assurda, Tony azzardò un’ipotesi: “Forse, se riportassi gli occhiali sul naso, si normalizzerebbe tutto!” ma al primo tentativo, il gelo marmoreo delle dita di lei, si distribuì sopra i suoi pugni, incurvandosi per trattenerlo.

 

“Non ancora.” Gli ordinò una voce suadente “Voglio vedermi attraverso i tuoi occhi… Tony.”

 

Ivana ormai lo aveva raggiunto… per la sua spia, era troppo tardi! L’osservatore, non si poteva più nascondere e rivolgendosi direttamente a lei, come in segno di resa, per la prima volta, Tony riuscì amettere insieme una frase e le parlò:

 

“Tutto quello che vuoi… mia Ivi.”

 

In quell’istante, sentì di appartenerle da sempre.

 

Tony lasciò che il viso di Ivi si ravvicinasse, al punto da sentire il tepore del suo alito, approssimarsi sulla bocca schiusa, tremante, assolutamente impreparata a ricevere il più fatale dei sospiri, e la guardò… la guardò affacciarsi, come una crescente mezza luna, tra le lunghe catinelle dei capelli neri, la osservò perdere piano ogni velo di trucco… fino a diventare pallida, fino a sentire i suoi piccoli seni, premere arditi contro il torace, e il bacio… che aveva sempre sognato, arrivò d’improvviso. Era un lungo, terribile, bacio da pantera…  ma benché ne venisse divorato, Tony lo accolse, fondendosi completamente a quella piccola donna, nonostante sentisse di morire. Così, come un condannato, dato in pasto al più rigido inverno, Tony si abbandonò a lei come dall’occhio di un ciclone, e lo fece con tanta di quella passione, da sentire il proprio essere… bruciare.

 

“Sei davvero tu?”

 

Gli chiedeva, tutto coinvolto da quel trasporto, quando come inequivocabile conferma, la linfa fredda, che da sempre scorreva nel corpo e nel cuore di Ivi, si mescolò al flusso delle sue vene… contaminandolo, senza alcuna pietà.

 

Tony comprese che non poteva trattarsi che di lei... allora. 

 

“Si vede che doveva andare così!”

 

Sospirò, stringendola più forte a se, ma proprio quando tutto pareva concludersi col sopravvento di quell’inverno artico, una fiammata sottocutanea, salì dalla pianta dei piedi di lei, alle guance nivee, accendendola d’amore in ogni sua più piccola parte.

 

Così, tanto cangiata nella voce quanto nello spirito, dal calore che Tony continuava ad emanare, Ivi finalmente… sorrise:

 

“Ora, puoi giudicarlo da solo.” e rimettendogli le lenti sul naso, lasciò che lo scenario cittadino, da cui si erano misteriosamente dissociati, si ridimensionasse intorno a loro. Così, senza nemmeno chiedersi il come e il perché, di quello stravagante fenomeno, Tony ed Ivi, tornarono alla realtà del loro tempo, mano nella mano, legati l’uno all’atra da quest’insolita esperienza… per la vita.

 

 

 

 Maria Rita Mutolo

 

 


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