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Pubblicato il 02/11/2012 22:45:18
Siamo composti con brani di morti uguali a città rifatte da macerie di secoli. Allora al comune bivacco eravamo tutti disperati e volevamo morire per sentirci più vivi. Non questo certo era l'augurio! La nuova parola è stata uccisa Dal piombo sulle bocche squarciate. Una mediazione invocavano morendo tra l'avvenimento grande e la sorte di ognuno, l'avvento attendevano dell'uomo umile. Ma noi rimpiangemmo le vecchie catene come il popolo ambiva nel deserto l'ossequio al re per le sicure ghiande: non vogliamo il rischio di essere liberi, il peso di dover decidere da noi e l'amore di farci poveri. Da sotterra urlano i morti e per le strade vanno come nell'ora dell'agonia di Cristo. Per le strade vagano i fratelli senza casa, liberi d'ogni ragione d'essere morti. La notte è simile al giorno Il bene al male s'eguaglia, spoglio quale una pianura d'inverno.
(tratta da "Ritorniamo ai giorni del rischio", 1985, in http://www.club.it/autori/grandi/david.turoldo/poesie.html)
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