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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Catarsi d’una Formica

Argomento: Letteratura

di Giampaolo Guzzoni
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Pubblicato il 16/12/2017 11:58:21

E’ apparso sulla mia strada il desiderio di scrivere, ma non solamente “scrivere”, non semplicemente un gesto, ma fissare le idee, le convinzioni, le  opinioni, le esperienze che segnano un percorso, il “mio percorso”, in questo giornaliero ed accidentato terreno rappresentato dal quotidiano vivere.

Pensieri di una vita, la “propria” vita, comunque speciale, quelle parole, quelle azioni che fanno di noi uomini esseri unici nelle proprie esperienze, non semplici numeri inseriti in un pallottoliere d’una qualunque statistica in questa società.

Quindi rivolgere il proprio pensiero alla memoria di ciò che siamo già stati, di ciò che abbiamo vissuto, per tentare di capire come potremo essere scagliati nel vago futuro, in una sorta di  gioco di prestigio riservato solo a chi riesce a fermarsi e guardarsi allo specchio, senza avere comunque mai, viste le troppe domande, la certezza di una risposta assoluta,definitiva.

Avete mai provato a riflettere sulle vostre decisioni passate e cercare di domandarvi se aveste preso una via diversa cosa sarebbe successo nella vostra labile vita?

Credo che tutti noi, almeno qualche volta nel nostro tempo, ci siamo chiesti cosa poteva succedere se invece di andare a destra fossimo, altresì, andati a sinistra (ogni riferimento alla politica è accidentale) o se invece di dire un sì, avessimo detto un semplice no, in una determinata situazione che rimbalza nel nostro cervello come un momento decisivo del nostro passato e rimane ingabbiato dentro ad ognuno di noi l’affascinante quesito di cosa sarebbe cambiato nel nostro faticoso incedere nel tempo.

L’esercizio della riflessione introspettiva, oggigiorno, è confinato nell’intimo personale, nessuno infatti, se incitato a dire cosa ha fatto durante il giorno o  solamente qualche ora addietro, dirà che si è semplicemente fermato un momento a riflettere.

Forse non vi è più tempo per riflettere o forse non riusciamo più a farlo perché alienati dalle contingenze giornaliere.

Del proprio io, in pochi ne parlano volentieri e volontariamente per poi metterlo a disposizione degli altri come un prezioso patrimonio al quale attingere.

Oggi appaiono, infatti, l’approssimazione, l’egoismo e la superficialità come atteggiamenti convenienti e l’introspezione è un lusso che i tempi moderni non ci permettono.

Il tempo è un costo, così  viene insegnato, tutto è mercato, “business” ( uno dei tanti inglesismi che ci perseguitano) e quindi vale unicamente la legge del solito osannato mercato, del profitto (di pochi ovviamente), in un orgasmo iper liberista agghiacciante.

Un altro evidente e clamoroso lusso risulta, paradossalmente, pensare con il proprio “obliato” cervello.

Tale esercizio è “pericoloso”, si possono, infatti, formulare opinioni, idee che potrebbero andare controcorrente, in qualche modo alternative od anticonformiste e quindi ciò che di più è temuto dai manipolatori moderni, prestigiatori del pensiero, così bene avvezzi all’utilizzo alienante dei media.

Oggi io sono in quella fase del percorso terreno di un uomo vicino a ciò che si definisce “cammino di mezz’età” e perciò non più giovane.

Forse, come chi scrive, tanti miei coetanei si sono trovati nelle mie stesse ambasce, nello stesso periodo che ho definito, perciò sentire il bisogno di scrivere ciò che ha segnato la propria esistenza e ciò che si pensa di poter dare in termini di vissuto e di esperienze acquisite è un desiderio che pervade ed ammalia la mia mente, per lasciare anche solo una piccola impronta che non sia abbandonata inerme come un passo sulla rena vicino ad una dispettosa marea.

Noi tutti abbiamo un cammino su questa terra lastricato di accadimenti, di incastri riusciti o mancati, comunque, che lo si desideri o meno, ognuno di noi ha una pagina scritta nell’immensità del tempo, non importa quanto saremo ricordati o se saremo famosi, poiché le nostre azioni avranno comunque creato dei solchi nella vita di chi verrà.

Solidarietà, omologazione, indignazione, ipocrisia, ambiente, lavoro,meritocrazia, religione, sono solo alcuni dei temi del quotidiano che formano le nostre coscienze e le nostre diversità d’animo e di pensiero rispetto ai nostri simili.

Cosa ci distingue dunque nella sensibilizzazione di questi temi sopracitati e cosa ci può rendere unici e liberi?

Cominciamo intanto a fare delle cose semplici, ma efficaci e cioè osservare, riflettere sui fatti, non fermarsi alle apparenze, leggere fra le righe, ascoltare, analizzare e solo dopo tutto questo formare un’idea, la propria idea, non quella indotta da un sistema d’informazione spesso corrotto dai potenti e persuadente verso chi ritiene di non avere tempo per pensare con la propria insostituibile testa lasciando campo vinto agli imbonitori, ai piazzisti, alle lobbies, alle caste, “ai padroni”.


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