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Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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’PERCHE’ NESSUNO SIA PIU’ SCHIAVO’

Argomento: Letteratura

di Valentina Corbani
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Pubblicato il 30/05/2011 12:30:29

PERCHE NESSUNO SIA PIU SCHIAVO.

IL POTERE DELLA LETTURA TRA MR PIP E GREAT EXPECTATIONS

A Silvia Albertazzi

Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti,                                                                           ma perch nessuno sia pi schiavo.

Gianni Rodari

Come mai nessuno impara quel che dovrebbe, Sir Jasper?[1]

Virginia Woolf

Mr Pip di Lloyd Jones la riscrittura di Grandi speranze (Great Expectations) di Charles Dickens.

Il racconto, da Londra, si sposta in unisola sperduta al largo delle Coste del Pacifico: Buganvillea, conosciuta da Jones quando era reporter durante la guerra. Lisola molto piccola e ci sono pochi abitanti, isolati dal mondo, tra loro e il mondo civile un immenso oceano; regrediscono a uno stato di vita primitivo.

Il romanzo, o meglio, lidea del romanzo, nasce da unimmagine: Lloyd Jones dice di aver visto un solo uomo bianco nellisola che portava su di una carriola una donna nera. Da questimmagine, allora, si sviluppa tutta la storia.

Lo sapeva bene Virginia Woolf quanto fondamentale seguire questimmagine che piove dentro[2] alla fantasia degli scrittori. Del suo romanzo, Al faro, dice infatti che, il centro il personaggio di pap, seduto in barca, che recita Noi perimmo, ciascuno era solo, mentre schiaccia uno sgombro morente[3].

Ecco, allora, nella mente di uno scrittore balena unimmagine e, dando spazio, seguito, respiro a questimmagine, la si compone, poi, in un libro, in una storia.

Mr Pip parte, dunque, da questimmagine di un uomo bianco, che poi si definir nella figura di Mr Watts, che spinge una donna nera su una carriola.

Non un caso, credo, che tutto parta dallimmagine di Mr Watts: lui, infatti, il personaggio che accompagna il lettore e gli altri personaggi alla scoperta del personaggio principale, del centro di tutta la storia: la lettura, i libri e, in particolare, un libro: Grandi speranze.

Lloyd Jones, grazie a Mr Watts, fa vedere quanto bisogno ci sia di letteratura perch, come diceva Calvino, ci sono cose che solo la letteratura pu dare con i suoi mezzi specifici[4]. Solo la letteratura, allora, e niente altro, nessun altro.

Il punto del nostro discorso in questo settimo saggio proprio questo: la lettura; limportanza della letteratura affinch, come abbiamo detto prima con Rodari, nessuno sia pi schiavo[5].

Innanzitutto, nel romanzo, la lettura attraversa due momenti. Nel primo, c sicuramente una lettura di evasione: Mr Watts apre una scuola nel villaggio, e legge ai bambini qualcosa che possa portarli lontano, farli evadere dunque dalla triste realt in cui vivono (la guerra). C un oltre in tutto[6], diceva Serafino Gubbio; ed oltre quel tutto disastroso in cui vivono che la lettura di Grandi speranze porta i bambini.

Abbiamo gi parlato prima del forte potere terapeutico della lettura, ma vale la pena, forse, sottolineare la capacit di evasione che ha un buon testo narrativo. I bambini, infatti, grazie alla lettura di Mr Watts riescono a entrare, a vivere in quel mondo altro e popolato di tres qui on avait donn plus de son attention et de sa tendresse quaux gens de la vie[7]; riescono insomma a vedere che c un altro mondo possibile, che non dappertutto c la guerra.

Gi la lettura di per s, il fatto di prendere in mano un libro, riunire una classe di bambini e leggere loro, un atto coraggioso, un atto damore. Significa fermarsi un attimo, dire allaltro che importante, che va tutto bene e dedicare del tempo anche a lui.                                                                                                                                                                          Se a tutti fossero state lette delle storie, sostiene J. K. Rowling, il mondo sarebbe migliore. Tutti avrebbe ricevuto amore, affetto, attenzione[8].

Nella prima parte, allora, Mr Watts legge per mostrare un altro mondo da quello quotidiano dei bambini e per insegnargli, in qualche modo, a superare la triste realt. Nella prima parte accade anche unaltra cosa, molto importante: Mr Watts insegna ai bambini a nominare, dare un nome e alle cose e alle persone.

Dare un nome assolutamente significativo: nominare le cose, e lo si pu vedere gi da tempi biblici, il primo modo per farle esistere. La prima cosa che Adamo fa dare un nome a tutti gli esseri viventi[9]; il nome quello che ci distingue e ci rende unici.

Nel romanzo, Mr Watts non viene da subito chiamato col suo nome: , gi dalla prima riga del testo, Occhi a palla per via della sporgenza dei suoi occhi; e tutti, bambini e adulti, lo chiamano cos. Ma, ed un passaggio significativo, quando apre la scuola e diventa linsegnante dei bambini, diventa Mr Watts perch anche il nome fondamentale, perch non si affida leducazione a un Occhi a palla chiunque.

Occhi a palla diventa Mr Watts nel momento esatto in cui apre la scuola, in cui decide di insegnare ai bambini, di prendere in mano le loro vite e riempirle di quelle che, nonostante i tempi in cui vivevano loro, e anche quelli in cui viviamo noi, sono le cose pi importanti; le uniche, comunque, in grado di portare dei bambini di unisola sperduta del Pacifico a diventare uomini, di portare un Occhi a palla qualunque a essere maestro e insegnante: la scuola e leducazione.

Anche la questione delleducazione viene fortemente tematizzata in Grandi speranze che, possiamo dirlo con Brooks, se una versione particolarmente sinistra di Bildungsroman ci si deve in una certa misura anche alla letteralizzazione delle metafore relative allistruzione e alleducazione[10]. E le metafore sono, ad esempio, quelle che la sorella di Pip prende, appunto, letteralmente: tirare su con le mani, etc. Uneducazione, allora, impartita attraverso la paura, la minaccia, la censura di tutti i comportamenti e che nasce dalla certezza della sorella che Pip finir male.   Vedremo pi avanti i diversi modi della lettura sia in Mr Pip che in Grandi speranze, ma possiamo gi anticipare che anche questa una lettura: la sorella, allora, che legge o rilegge la vita di Pip partendo dalla convinzione che quella vita finir male.

Tornando alla questione del nome, molto importante e, si vedr verso la fine del romanzo [Mr Pip] il senso spregiativo in cui un nome viene o non viene utilizzato: solo la mamma di Mathilda, una bambina della scuola, infatti, continuer nonostante tutto a chiamare Mr Watts con il suo nomignolo Occhi a palla.

La questione del nome presa in considerazione anche in Grandi speranze dal quale, labbiamo detto, muove Lloyd Jones per il suo Mr Pip.

Pip, innanzitutto, il protagonista del libro di Dickens non ha un nome. Pip non un nome; un suono, una lallazione, un qualcosa di primitivo che, tra laltro, il bambino si auto attribuito. E, Pip, allora, un personaggio autonominatosi.

Scrive infatti Dickens in una delle prime pagine:

Il nome di mio padre era Pirrip, e il mio nome di battesimo Philip, la mia lingua di bambino non pot far nulla di pi lungo o pi esplicito, con i due nomi, che Pip. Cos, mi chiamai Pip,e cos continuai a essere chiamato[11].

A questo proposito, Peter Brooks sostiene che:

In molti romanzi dellOttocento, leroe orfano, non determinato dunque da eredit o condizionamenti visibili, apparentemente privo dautore: questo elimina subito, ad esempio, i problemi che Julien Sorel avverte nei confronti della paternit. []Un protagonista privo di genitori libera lautore da ogni conflitto con autorit preesistenti, consentendogli di partire da zero per creare tutti i motivi determinanti della trama allinterno del suo testo. [] Quanto lo vediamo per la prima volta, Pip in cerca di unautorit (questa parola figura nel secondo paragrafo del romanzo) che possa definire, giustificare, autorizzare lintreccio successivo della sua vita[12].

E quel nome auto attribuito , in un certo modo, quello che non permette alla sua vita di procedere, di avere un intreccio futuro.

Non possiamo progredire, dice Peter Brooks, se non abbiamo prima fatto i conti con gli enigmi del passato; e al tempo stesso spingendoci avanti, dato che la rivelazione, legata quanto si vuole al passato, appartiene al futuro[13].

Pip suona sempre come un inizio, e cos le sue grandi speranze: non portano a niente di concreto, non si concretizzano e tutta la sua vita , in fondo, la vita di un palindromo che si ripete allinfinito. Pip, insomma, anche letteralmente, un continuo avanti e indietro senza senso; una volta che si arrivati alla fine del nome, si ritorna indietro; proprio come far Pip alla fine: gli altri personaggi, infatti, cresceranno, cambieranno, ma lui rester sempre il bambino spaurito che era a pagina uno.

Tutto questo insito gi nel nome e si materializza anche nella trama del romanzo che, altro non fa, che girarsi su stessa.

Sostiene a proposito Peter Brooks:

importante notare come questo incipit caratterizzi Pip come unesistenza priva di trama, al momento esatto in cui si verifica levento che risulter decisivo per lintreccio futuro della sua vita, come egli stesso scoprir a due terzi almeno del romanzo. un essere alieno, non garantito da autorit paterne, auto-nominatosi; e sul punto di entrare a far parte del codice linguistico e del sistema sociale che sottintende, Pip sar per tutta la prima parte del romanzo in cerca di una trama, mentre il romanzo racconter la graduale precipitazione di un senso della trama, il delinearsi inatteso di direzioni e intenzioni insospettate intorno a lui[14].

E a nulla servir quel tentativo, patetico tra laltro, di cambiare nome per farsi accettare in alta societ.

Ancora Peter Brooks dice che,

la parte centrale del romanzo [] appare caratterizzata dal tema del ritorno. Apparentemente, i ritorni di Pip sono dovuti al desiderio di riparare al male fatto al povero e trascurato Joe, unintenzione che peraltro non viene mai realizzata; implicitamente, c sempre il desiderio di scoprire le intenzioni della presunta benefattrice della Satis House, e di portare a compimento le trame da lei ordite. Ma in realt ad ogni ritorno corrisponde una regressione, nella Satis House, alla condizione del ragazzotto rozzo e volgare che invano sogna la sua scalata sociale, in un incubo di ripetizioni frustranti e senza esito alcuno; al tempo stesso, rivive laltro incubo infantile, quello rimosso, del legame con il galeotto. Entrambi i ritorni ribadiscono come le trame ufficiali di Pip, apparentemente improntate al progresso, allascesa e alla soddisfazione del desiderio, siano in effetti soggette a un processo di ripetizione di un passato non ancora dominato, vera forza determinante della sua vita e della sua carriera[15].

Pip, come il palindromo che , destinato a tornare in continuazione, senza sosta, e cos le sue grandi speranze fasulle non si avverano mai, la sua vita non arriva mai a un punto pi avanzato, non completa mai quel cammino di autoformazione che , in un certo senso, il romanzo.

Non avrei saputo dire, scrive Dickens su Pip, che cosa temessi, perch la mia paura era indefinita e generica; ma una gran paura addosso ce lavevo[16].

Pip destinato allora a restare sempre ci che ; forse questo che teme e, ripetiamolo, a nulla serve cambiare nome. Pip rester Pip anche quando si far chiamare Heandel.

Tra laltro, lintento che sta sotto al cambiamento di nome molto diverso da quello di Mr Pip: Occhi a palla diventa Mr Watts per insegnare ai bambini, e rappresenta, in quel momento, il punto daccesso tra la realt e laltro mondo, ma anche lautorit; diventa Mr Watts perch, labbiamo detto, si appresta a un compito importante, e un insegnante non si chiama Occhi a palla. Pip, invece, cambia nome solo per snob, perch si vergogna pateticamente di essere solo lorfano Pip. E infatti Pip fallisce. Non diventa mai Heandel, nemmeno quando si fa chiamare cos. Pip resta sempre la gabbia in cui lui si muove nel perpetuo avanti e indietro. Pip non ha accesso al mondo salvifico della letteratura.

Ciascuna delle scelte di Pip, che a livello conscio sono orientate verso il futuro e tese a spingere in avanti la sua vita, lo riconducono in effetti verso lenigma delle origini. Le vicende di Raphal [La pelle di zigrino] e di Pip, forse anche quella di Julien Sorel [Il rosso e il nero], [] sono apparentemente contrassegnate da una spinta in avanti, un progresso verso lalto, ma a ben vedere forse rispondono a un senso di nostalgia, di desiderio del ritorno: lo sforzo di riaffermare le proprie origini attraverso la fine, di trovare leguale nel diverso, il tempo anteriore nel tempo successivo[17].

Si diceva prima che le cose esistono quando le si nominano, proprio come le paure, le ossessioni (e lo vedremo nellAppendice al quinto saggio) diventano, per lo meno, affrontabili quando si comincia finalmente a chiamarle per nome.

Mr Watts legge a voce alta, e quando legge it was a new sound in the world[18]; proprio come gli aborigeni che cantando facevano nascere le cose, Mr Watts legge e crea, fa nascere, nomina altri mondi. Infatti, nella parola, nel nome c un forte potere di creazione di mondi.

A person, scrive Lloyd Jones, entranced by a book simply forgets to breathe. [] You cannot pretend to read a book[19]; non si deve leggere un libro, allora, lo si deve creare, far rivivere: portare in questa misera realt, laltra realt, laltro mondo di cui il libro ci parla.

Alla fine, infatti, questo accade: i personaggio fittizi del libro diventano, per i bambini di Mr Watts, pi veri delle persone reali. Tutto questo si giocher, poi, anche in un equivoco (che sfocer nella tragedia) tra la realt e la finzione.

I confini non sono ben delineati, lo abbiamo gi detto e, tutto ci, portato allestremo nel libro, quando tutti, adulti compresi, crederanno per davvero allesistenza di Mr Pip e di Mr Dickens.

Questo si collega anche al discorso appena fatto sullimportanza del nome; Mr Watts, infatti, non dice ai bambini che gli legger una storia, ma che conosceranno Mr Dickens: Tomorrow, well meet Mr Dickens[20].

E non avrebbe potuto dire Domani vi legger un libro? No, non avrebbe potuto. O meglio, non sarebbe stata la stessa cosa. In effetti, quello che Mr Watts fa con i bambini non leggere un libro (labbiamo detto, you cannot pretend to read a book), ma portarli effettivamente in un altro mondo; presentargli un'altra vita possibile: Mr Watts presenta ai bambini un amico, Mr Dickens, non si limita a leggergli ci che quellamico ha scritto.

E quellamico diventa talmente vero, il mondo della letteratura entra a tal punto nel mondo reale; c un tale gioco tra personaggi cartacei e reali che, la mamma di Mathilda, ignara di tutto, chiede This Mr. Dickens, Matilda - if you get the chance, why don't you ask him to fix the generator?. Ebbene, nella fusione dei due mondi, anche questo pu capitare: chiamare lelettricista e vedersi comparire Dickens.

Leggendo a voce alta, poi, possibile, come diceva Barthes, sentire la grana delle parole[21], il brusio della lingua[22] e, quindi, quello che sta sotto a ci che le persone dicono; e quello che sta sotto , il pi delle volte, quello che vorrebbero dire.

Per questo, e apro una breve parentesi, importante stare in biblioteca. La biblioteca, infatti, uno di quei posti in cui teoricamente Vietato parlare, ma dove la gente, ovviamente, parla comunque. Tuttavia costretta ad abbassare la voce, e facendolo, se siete umili ascoltatori, sentirete la grana delle loro parole. In quel sussurro sentirete lemozione, la tristezza, il dispiacere, la gioia che li portano a dire quello che stanno dicendo. Se voi tacete e ascoltate il loro sussurro in biblioteca sentirete tutto quello che non dicono, capirete il perch non lo dicono, quanto vorrebbero invece dirlo e quanto gli costa non dirlo. Se volete sapere cosa dicono gli altri ascoltate i loro sussurri, i loro occhi; guardate quanto sono grandi le loro lacrime; guardateli fisso negli occhi quando sorridono: se la sola bocca che si muove non sono felici. Chiusa la parentesi.

Abbiamo parlato, allora, della lettura come evasione e possibilit di creare e trasferirsi, armi e bagagli, in un altro mondo; per, c un altro aspetto della lettura nel romanzo: la realt del testo letterario.

Non pi allora due mondi distinti (uno fittizio, laltro riconosciuto come reale), ma lunione di questi due mondi in un unico mondo. Questo avviene quando, nella seconda parte del romanzo, i bambini diventano amici di Pip e di tutti i personaggi del libro e il testo diviene cos reale da creare delle soluzioni nella realt in cui si trovano a vivere i bambini.

A un certo punto del romanzo, il libro non si trover pi; e l avviene, secondo me, la fusione totale dei due mondi, perch Mr Watts lo ricostruisce attraverso la memoria, i ricordi dei bambini.

Abbiamo visto prima il forte potere di rievocazione della memoria in Proust; ora, qui, la questione diversa, ma il principio pressoch lo stesso. La memoria, qui, ricostruisce, ricrea quel mondo, quella storia che, con la perdita del libro, si era perso a sua volta.

Ovviamente, come anche Proust ci ha insegnato, la memoria sempre condizionata, non mai una tabula rasa, quindi la storia che i bambini, sotto la supervisione di Mr Watts, ricostruiranno non sar Grandi speranze di Charles Dickens ma Grandi speranze dei bambini della scuola di Mr Watts a Buganvillea, unisola dispersa nel Pacifico. Un altro libro, dunque, viene scritto. Casa editrice, si potrebbe dire, la memoria.

Quando i bambini si trovano ad aver perso il loro amico Mr Dickens e tentano di ricostruirlo, si accorgono con stupore che non hanno perso proprio nulla: Mr Dickens, infatti, con Pip, Estella, Magwitch e tutti gli altri non stavano tra le pagine del libro ma nella loro testa (cuore?), quindi solo un pezzo di carta, in definitiva, che hanno perduto: niente di pi. E tentano di ricostruire il libro per rispondere alla domanda come trovare trame significative per la nostra vita? Come si pu rendere raccontabile la vita stessa?[23]

La ripetizione, possiamo dire con Brooks, in s una forma di ricordo, cui si ricorre quando la rievocazione propriamente detta bloccata da una qualche resistenza[24]; ripetendo, ricostruendo il racconto di Pip, cos, i bambini, fanno memoria, rievocano anche la loro propria storia. Uguale ma diverso[25], come diceva Todorov, e infatti il principio si basa anchesso sulla ripetizione. Quella che costruiscono i bambini infatti la storia di Grandi speranze uguale, ma diversa, perch ricostruita in una sorta di coazione a ripetere.

Nel lavoro analitico [] c dunque una lieve ma effettiva traccia di coazione a ripetere che pu sovrapporsi al principio di piacere e che appare pi originaria, pi elementare, pi pulsionale di quel principio di piacere di cui non tiene alcun conto[26].

Il tema della lettura di cui parlavamo prima presente in ogni pagina del romanzo, il protagonista del romanzo.

Infatti, sostiene Brooks, la questione della lettura e della scrittura della necessit di imparare a comporre e a decifrare i testi risulta tematizzata costantemente allinterno del romanzo[27].

Non si leggono, e questo avviene in entrambi i testi, solo libri, ma ci sono vari gradi di lettura:

a) innanzitutto, in Mr Pip, Mr Watts legge il libro ai bambini;

b) in Grandi speranze, Biddy insegna a Pip a leggere e poi Pip lo insegna a Joe;

c) Grace, la moglie di Mr Watts, scrive dei nomi sul muro e, dai nomi, si passa alle storie e alla lettura di queste storie;

d) Grandi speranze viene ricostruito nella memoria dei bambini e, cos, un altro libro che si legge;

e) in Grandi speranze, Pip per tutto il tempo cerca di leggere sul viso di Estella i suoi sentimenti;

f) Pip e Joe si scambiano, e cercano di leggere, dei gesti; 

g) in Grandi speranze, poi, gi allinizio, Pip viene presentato nellatto di decifrare i nomi dei genitori sulla pietra tombale e, basandosi su quanto gli dicono le forme delle lettere sulle lapidi, Pip pensa che suo padre fosse un uomo tarchiato, squadrato, di carnagione scura, con capelli ricci e che sua madre fosse pallida, lentigginosa e malaticcia[28].

Si potrebbe andare ancora avanti, ma il punto questo: lesigenza della lettura si percepisce ovunque; c un assoluto e devastante tentativo di leggere, di tematizzare il mondo[29]; fare del mondo e della vita un libro da leggere: qualunque cosa si pu leggere e, forse, leggerla il modo migliore per capirla, interpretarla. E questo, lo vedremo meglio nellAppendice al quinto saggio, forse avviene perch la vita instabile, triste, strana, spaventosa, se diviene un libro da leggere sicuramente qualcosa di pi gestibile da noi esseri umani.

Bisogna fare molta attenzione, molto pi di Pip comunque, a come si interpreta; infatti, per quanto possa essere letteralmente fedele alla traccia grafica, questa lettura [si riferisce a quella dei nomi dei genitori] pericolosamente figurata, un processo metaforico che non sa di esserlo, la creazione di una fiction ignara del suo ruolo di elaborazione dellimmaginario. Pip, a questo punto, attribuisce di forza unautorit naturale a quanto di fatto mera convinzione, arbitrio, materiale dipendente dallinterpretazione individuale[30].

In fondo, vale la pena ricordarlo, Pip in Grandi speranze fallisce proprio per un errore di lettura: non ha saputo leggere la trama della sua vita, e non cosa da poco. Il ritorno del rimosso, sostiene a proposito Peter Brooks, mostra che quel che Pip vorrebbe presentare come sua storia personale stata segretamente minata e riscritta dalla storia pi complessa di un desiderio inconscio ma ben operante nel testo. In poche parole, Pip non ha saputo leggere la trama della sua vita[31]. Non ne stato capace perch, e lo si vede in particolare nel rapporto con Miss Havisham e Magwitch, non ha saputo capire, interpretare, leggere le relazioni con questi personaggi e quello che veramente erano; cos come, nel suo straziante amore con Estella, non lha saputa conoscere; cos come ha rovinato i suoi rapporti con Joe.

Forse, per, e azzardo unipotesi da confutare liberamente, non c un modo giusto di leggere n la trama del romanzo n la vita di Pip. Infatti,

alla ricerca del significato, alla fin fine, si decide anche il lettore che deve mimare gli atti di lettura compiuti da Pip ma soprattutto superarli. [] Great Expectations indica al lettore la natura stessa del processo di lettura, i modi in cui il lettore pu cercare significati nel racconto, e i limiti sia del significato sia del racconto.

Quindi leggere, tentare di leggere, imparare con pazienza a leggere, senza pretendere, per, mai, che la nostra sia la lettura giusta o, peggio, lunica possibile.

In questo mondo strano e in questa vita sfuggente, la lettura, avere qualcosa per le mani (o nella testa) da poter leggere e rileggere quando si vuole, pu forse darci un senso di stabilit, una certezza di poter attraversare questa vita che stabile, e lo sapeva bene Virginia Woolf, non .

La vita, insomma, molto solida o molto instabile? Sono ossessionata da questa contraddizione. Dura da sempre, durer sempre, affonda gi fino alle radici del mondo, questattimo in cui vivo. Ed anche transitorio, fuggevole, diafano. Passer come una nuvola sulle onde. Forse pu darsi che, pur cambiando, pur fuggendo uno dietro laltro cos rapidi, cos rapidi, abbiamo noi esseri umani una qualche successione e continuit, e che la luce ci attraversi. Ma cos la luce? Sono cos turbata dal carattere transitorio della vita umana che spesso mi succede di dare un addio, dopo aver cenato con Roger, ad esempio; o di calcolare quante volte vedr ancora Nessa[32].

Questa vita, insomma, stabile non , e nemmeno ordinata, per questo (e da questo), forse, lesigenza dun altro mondo, della lettura; cercare il senso (forse?) di questa vita instabile in illustrazioni grossolane, immagini di un libro le cui pagine voltiamo e rivoltiamo, come se alla fine dovessimo trovare quel che andiamo cercando. Ogni faccia, ogni negozio, la finestra di un camera, il caff, la piazza oscura, sono figure febbrilmente sfogliate, in cerca di che cosa? Lo stesso con i libri. Che cosa indaghiamo attraverso milioni di pagine? Sperando ancora voltiamo le pagine[33].

Se esiste una trama maestra per lesistenza umana, non la si pu conoscere e nemmeno intravedere[34]; cos, come se esiste una lettura della vita delluomo, non la si conosce ma, una cosa certa, non pu esistere una sola lettura.

Il racconto, come sostiene daltronde Benjamin, equivale a una fiamma a cui noi lettori, solitari e derelitti perch esclusi dal significato, possiamo riscaldare le nostre tremule vite[35].

E questo avviene in Mr Pip al punto che Mr Watts e le sue lezioni diventano lunica fiamma nella vita segnata dalla guerra dei bambini. Cos, vero che possiamo continuare a chiedere alla letteratura una possibile idea del mondo e della nostra vita[36].

Riapro brevemente la parentesi di prima sulle biblioteche. In biblioteca tutto catalogato. Innanzitutto, spesso, sono catalogate le biblioteche stesse: non in tutte si trovano lo stesso genere di libri. I libri, poi, sono catalogati, divisi per sezioni, talvolta numerati. Per questo, forse, la gente fatica a entrare in biblioteca. Non ci va, forse, e i bar sono pieni mentre le biblioteche no; perch l tutto catalogato, ordinato, mentre nella loro vita i calzini sono spaiati, i figli si sono persi, i genitori sono sempre pi quello che i figli non vorrebbero mai diventare, il lavoro non c (o se c va male) e piove. Piove sempre nella loro vita. Ma vi assicuro, e chiudo definitivamente la parentesi e anche questo settimo saggio, che il tetto della biblioteca ripara magnificamente dalla pioggia.

 



[1] Virginia Woolf, La camera di Jacob, cit., p. 131

[2] Cfr. Italo Calvino, La fantasia un posto dove ci piove dentro

[3] Virginia Woolf, Diario di una scrittrice, cit., p. 115

[4] Italo Calvino, Lezioni di letteratura, cit., p. 44

[5] Gianni Rodari, citato a memoria

[6] Luigi Pirandello, Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Mondadori, Milano 2000, p. 56

[7] Marcel Proust, Sur la lecture, cit., p. 24

[8] Joanna Kathleen Rowling, quarta di copertina di Harry Potter e la pietra filosofale, cit.

[9] La Bibbia, La Genesi

[10] Peter Brooks, Reading for the Plot: Design and Intention in Narrative, 1984; trad. it. Trame. Intenzionalit e progetto nel discorso narrativo, Einaudi, Torino 1995, p. 131

[11] Charles Dickens, Great expectations, 1860; trad. it. Grandi speranze, Einaudi, Torino 2007, p. 4

[12] Peter Brooks, Trame. Intenzionalit e progetto nel discorso narrativo, cit., p. 125

[13] Ivi, p. 135

[14] Ivi, p. 127

[15] Ivi, p. 136

[16] Charles Dickens, Grandi speranze, cit., p. 235

[17] Peter Brooks, Trame. Intenzionalit e progetto nel discorso narrativo, cit., pp. 120-121

[18] Lloyd Jones, Mr Pip, 2006; trad. it. Mr Pip, Einaudi, Torino 2007, p. 67

[19] Ivi, p. 58

[20] Ivi, p. 36

[21] Roland Barthes, S/Z, 1970; trad. it. S/Z, Einaudi, Torino 1998, p. 89

[22] Roland Barthes, Le bruissement de la langue, 1978; trad. it. Il brusio della lingua, Einaudi, Torino 1999

[23] Peter Brooks, Trame. Intenzionalit e progetto nel discorso narrativo, cit., p. 124

[24] Ivi, p. 108

[25] Cfr. Tzvetan Todorov, cit. in Peter Brooks, Trame. Intenzionalit e progetto nel discorso narrativo, cit., p. 109

[26] Ivi, p. 108

[27] Ivi, p. 126

[28] Ivi, p. 141

[29] Ibid

[30] Ivi, p. 140

[31] Ibid

[32] Virginia Woolf, Diario di una scrittrice, cit., p. 191

[33] Virginia Woolf, La camera di Jacob, cit., p. 145

[34] Peter Brooks, Trame. Intenzionalit e progetto nel discorso narrativo, cit., p. 150

[35] Walter Benjamin citato in Peter Brooks, Trame. Intenzionalit e progetto nel discorso narrativo, cit., p. 105

[36] Federico Bertoni, Realismo e letteratura. Una storia possibile, cit., p. 366



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