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Circe (Monologo) - inedito


Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 22/02/2010 12:00:00

Circe: Discendente dOceano, maffido messaggio
alle correnti di marea che nei vortici ambigui
trovino la mia voce coerente.
S, nobile in forme, ebbi residenza
in mia quasi magica dimora, mia somiglianza dun me,
esteta in stili che preludono al Liberty. Le belve
che l pascolano, alludono dignit dun gusto alto (altro)
innato in gesti e lorpello il mio ninnolo pi innocuo.
I veli che mi involgono son lo strato del lieve, la ricerca
dellincorporea mistica mentale che non tocca religioni.
Son donna-giunco, lieve nel fine obliquo che condivide
pienezze. Una mandria di porci urlanti venne allisola
gi trasformati per mia sofferenza, ebbri per vita. Feci
buon viso al lor cattivo gioco e, maddentrai, ferita,
in soluzioni. Solo Odisseo mostr temperamento
e mus per conoscenza dun mondo a lui precluso.
Poi se ne and, cos, pi colto forse,
sempre lasciando dietro, sempre in fuga,
il mito dellalcova ritrovata quando giunge vecchiezza

Per mia difesa, fui generosa e lungamente accolsi
corpi e umori. Quando partiste, furon clamori
e danze liberate restando quel sollievo senza cenno
(solo rest quel pianto di bambino). Ripresi il canto
e la tela lucente, finalmente, strappata ai fili, in danno.

Velocemente in fondo portiamo verit
sempre in contrasto dun freddo-caldo
dentro la natura, in dettame di ci che non detto
da parola e dal doppio nel perturbato Mito
di Circe e la sua violazione


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