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La villa di Arcore

Argomento: Politica

Articolo di (tratto da www.rioneventesimo.it) 

Proposta di Giuseppe Brenna »

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Pubblicato il 18/04/2011 11:55:00

Roma, domenica 30 agosto del 1970, via Puccini n.9.
Il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, quarantatr anni, abbatte con un fucile da caccia la moglie Anna Fallarino, quarantun anni, e lo studente Massimo Minorenti, venticinque anni, suo amante; quindi si suicida.
Chi dei due coniugi morto per ultimo?
Da un respiro dipende la destinazione delleredit (i giornali dellepoca parlano di quattrocento miliardi di lire; per farci unidea, una Fiat 128 si porta a casa con 970mila lire) che comprende anche una sontuosa villa in Brianza, presso Arcore.
Se per ultima fosse morta Anna Fallarino, sua sorella e i genitori erediterebbero la loro parte.
Se per ultimo fosse morto invece il marchese, erediterebbe tutto la marchesina Annamaria, nata nel 1951 dal primo matrimonio con Letizia Izzo.
La sorella di Anna Fallarino una buona conoscente di un giovane avvocato, Cesare Previti ; a lui lincarico di patrocinare gli interessi dei Fallarino.
Le perizie medico-legali stabiliscono che lultimo a morire stato il marchese, e di conseguenza tutto andr alla giovane figlia Annamaria.
Ma Previti non esce per questo di scena. "Bench disponga del mandato per la tutela dei Fallarino", si propone alla marchesina Annamaria, che ne accetta lassistenza legale.
C un problema per: Annamaria ha diciannove anni, quindi, per la legge dellepoca, minorenne.
Il Tribunale dei minori laffida, lei consenziente, a un vecchio amico dei Casati, lavvocato Giorgio Bergamasco, senatore liberale. Bergamasco tutore, Previti pro-tutore.

Sar la sua rovina.

Sconvolta dalla tragedia, braccata dai giornalisti, Annamaria lascia lItalia (vivr stabilmente a Brasilia). Il 26 giugno 1971 il tutore Bergamasco, buon tributarista, presenta allUfficio delle imposte la denuncia di successione, inventario analitico dei beni ereditati dalla marchesina minorenne: valore dichiarato, compresi liquidi, titoli azionari, mobili e gioielli, 2 miliardi 403 milioni; che si riducono a un miliardo 965 milioni tolti i debiti, le tasse e le imposte da pagare. Compiuti i ventun anni il 22 maggio 1972, lereditiera libera ormai di occuparsi delle proprie cosa da s; ma per la difficolt obiettiva di amministrare il patrimonio in Italia da Brasilia, crede di trovare una soluzione nominando il 27 settembre 1972 procuratore generale, "rimossa ogni limitazione di mandato", lex-tutore Bergamasco. Lex-pro tutore Previti resta suo avvocato. Gli si rivolge nellautunno del 1973 incaricandolo di vendere la villa di Arcore, "con espressa esclusione degli arredi, della pinacoteca, della biblioteca e delle circostanti propriet terriere". Il compratore presto trovato.

(clicca per ingrandire) Villa San Martino ad Arcore, vista parziale del parco
In una telefonata a Brasilia, Previti annunzia trionfante, e confidando nellesultanza della marchesina, il nome dellacquirente, il magnate Silvio Berlusconi: il prezzo? Un affarone.
Magari pi per chi compra, che per chi vende: 500 milioni per una villa settecentesca di 3 mila 500 metri quadri, completa, in difformit dallincarico, di pinacoteca con tele del Quattrocento e del Cinquecento, di biblioteca con diecimila volumi antichi e dun parco immenso. Valutazione stimata intorno ai dieci miliardi di allora.
Un raggiro; tanto pi che Berlusconi dilazioner il pagamento negli anni, e le tasse continua a pagarle la marchesina.

Vediamo perch ( dura da seguire...).
Il 4 maggio 1977 costituita a Roma lImmobiliare Idra, della galassia berlusconiana. Entrano nel collegio sindacale Umberto Previti e, sino al 28 giugno 1979, il figlio Cesare. Alla Immobiliare Idra sar intestata la villa di Arcore. "Previti s lavvocato di fiducia della venditrice marchesina Casati Stampa, ma, al tempo stesso, e allinsaputa della sua assistita, ha diretti interessi nel gruppo berlusconiano". Latto pubblico di vendita innanzi a notaio sottoscritto sei anni dopo la cessione, il 2 ottobre 1980. Rappresenta Annamaria, parte venditrice, il procuratore generale Bergamasco; rappresenta lImmobiliare Idra, parte acquirente, il suo amministratore unico, Giovanni Dal Santo, commercialista prestanome.
Infatti, Il 21 marzo 1979, primo giorno di primavera, avviene unoperazione che ha per protagonista Dal Santo. La societ Coriasco, controllata dalla fiduciaria Saf su mandato di Luigi Foscale (zio di SB, forse quello che gli portava Playboy dagli Staes?), attua un aumento di capitale di 2 miliardi di lire. La transazione avviene, anche questa volta, franco valuta: quel giorno Dal Santo che, con una telefonata, d ordine alla Saf di sottoscrivere laumento di capitale e fa pervenire alla fiduciaria (come risulta dagli appunti rintracciati nella sede della Saf) 2 miliardi in contanti, che poi vengono versati alla Cariplo e alla Banca Popolare di Novara, in cambio di due assegni circolari per 2 miliardi. La Saf li gira alla Coriasco, che cos ufficialmente ha aumentato il suo capitale attraverso lingresso di due assegni, anche se in realt loperazione avvenuta per contanti: Dal Santo, il primo giorno di primavera del 1979, attraverso Coriasco ha riciclato 2 miliardi di lire di cui si ignora la provenienza .
Il 29 giugno 1979 nelle Holding entrano 6 miliardi, per laumento di capitale delle Holding 1-6. Arrivano da due fonti: 4,8 miliardi da un soggetto non identificato; e 1,2 miliardi dalla Fiduciaria Padana (una societ riconducibile al gruppo Berlusconi) che li riceve da Fininvest Roma in cambio di tre societ fiduciariamente gestite da Riccardo Maltempo (un prestanome che lavorava in unofficina meccanica) e rappresentate da Giovanni Dal Santo.
Il 4 ottobre 1979 scatta loperazione Ponte: arrivano 11 miliardi alle Holding 7-17, come prestito obbligazionario. I soldi partono dalla Ponte srl, passano per Saf, Holding 7-17, Fininvest, Italiana Centro Ingrosso srl, e con cinque giroconti ritornano alla societ Ponte, rappresentata da Enrico Porr, un invalido di 75 anni colpito da ictus.
Porr risulta essere il titolare di altre sei o sette societ, tra cui la Palina srl, una societ fondata il 19 ottobre 1979 da lui e da Adriana Maranelli, una colf emiliana: altri prestanome... Porr, quando c da firmare qualche documento, va dal notaio su una carrozzella spinta dai consulenti Fininvest.... Maranelli invece, contattata nel 2000 dai giornalisti del settimanale LEspresso, ha dichiarato: Fu la signora Itala Pala, presso cui ero a servizio, a chiedermi di firmare quelle carte nello studio del suo amico, il ragionier Marzorati, un consulente di Berlusconi. Mi dissero che non cera niente di illecito e mi pagarono per farlo.
Presso labitazione della signora Pala erano domiciliate molte societ, tra cui, appunto, la Ponte e la Palina (in onore alla padrona di casa?). Proprio la Palina il 19 dicembre 1979 al centro di una delle operazioni pi misteriose e ricche della storia berlusconiana. Quel giorno infatti Palina versa 27,68 miliardi di lire (oggi sarebbero circa 70 milioni di euro) alla Saf, che li trasferisce alle Holding 1-5 e 18-23, che li passano alla Finivest, che li paracaduta alla Milano 3 srl, che li restituisce alla Palina.
Un giro completo, e apparentemente vizioso. Con quale scopo? Anche in questo caso, un circolo contabile chiuso. Rispetto ad altre operazioni circolari (quella del 7 dicembre 1978, quella della Ponte...), loperazione Palina ha per una particolarit: abbiamo a disposizione qualche informazione in pi. Sappiamo che i 27,68 miliardi dati alla Palina dalla Milano 3 risultano essere il pagamento di 2 mila azioni della Cantieri Riuniti Milanesi, amministrata da Marcello DellUtri. Una bella cifra, se si pensa che quelle stesse azioni erano state pagate dalla Palina, poche settimane prima, soltanto 4,26 miliardi: in pochi giorni, una gigantesca plusvalenza fatta in casa.
Le azioni erano state acquisite in parte (400 mila azioni) dallUnione Fiduciaria, in parte (800 mila azioni) da una fiduciaria di nome Siraf, in parte (altre 800 mila azioni) da Annamaria Casati Stampa, la marchesina che aveva venduto, grazie ai buoni uffici di Cesare Previti, appunto la villa San Martino di Arcore e grandi terreni a Cusago. Proprio per quei terreni, la marchesina era stata pagata con le azioni della Cantieri Riuniti e, quando aveva chiesto di essere liquidata, nel novembre 1979, Palina le aveva pagato 1,7 miliardi di lire e poi aveva girato quelle azioni, insieme alle altre acquisite dalla Siraf e (per 860 milioni) dallUnione Fiduciaria, alla Milano 3, realizzando una prodigiosa moltiplicazione del loro valore, almeno sulla carta.
Non ci sono sicurezze su chi ci sia dietro la Siraf, n dietro lUnione Fiduciaria, societ delle Banche Popolari. Si sa soltanto che i fissati bollati siglati da Giorgio Bergamasco, il tutore della marchesina Casati Stampa, fanno riferimento a passaggi dazioni per 2,56 miliardi: la somma di quanto pagato ufficialmente alla marchesina pi quanto dato allUnione Fiduciaria. Ci apre unipotesi: se anche le azioni vendute dallUnione Fiduciaria fossero della marchesina, il pagamento reale dei terreni di Cusago sarebbe un po meno giugulatorio di quello che appare, perch ci sarebbe unaggiunta di nero. Lalternativa che Anna Maria Casati Stampa, nelle mani del tutore ufficiale Giorgio Bergamasco e del tutore di fatto Cesare Previti, sia stata truffata. Come accadr con la Villa di Arcore, pagata soltanto 500 milioni: a meno che anche qui non ci fosse una consistente parte in nero .
La villa settecentesca gi residenza dei conti Giulini e dei marchesi Casati Stampa cos indicata nel rogito: "Casa dabitazione con circostanti fabbriche rurali e terreni a varia destinazione".

Leggiamo cio che scrive Giovanni Ruggeri in Gli affari del Presidente (uno dei pochi libri che n il Cavaliere n altri abbiano MAI querelato....)

Il 2 ottobre 1980, a quasi sette anni dalleffettiva cessione dei beni, viene sottoscritto il rogito per la villa di Arcore e circostanti terreni. Ancora sotto la sapiente regia dellavvocato Previti nel versatile ruolo di legale di fiducia della lontana "cedente" Annamaria Casati Stampa e di sodale affaristico dellacquirente" Berlusconi-Fininvest, viene stipulato latto di compravendita repertato al n 36110 del notaio milanese Guido Roveda.
"La signora Annamaria Casati Stampa di Soncino in Don Dalle Rose [rappresentata dal procuratore senatore Giorgio Bergamasco] vende alla Societ Immobiliare Idra srl [rappresentata dal signor Giovanni Dal Santo, amministratore unico della societ] che acquista" la villa di Arcore e i circostanti possedimenti terrieri (oltre 200 mila mq); "Il prezzo della presente vendita stato convenuto in complessive lire 500 milioni che la parte venditrice dichiara di aver prima dora ricevuto dalla parte acquirente alla quale rilascia corrispondente quietanza" - firmato: Giorgio Bergamasco (procuratore, a nome della "venditrice") e Giovanni Dal Santo (amministratore, per conto della "acquirente").
La valutazione di 500 milioni di lire "gi pagate" per la tenuta e la principesca villa di Arcore un macroscopico imbroglio, anche sotto laspetto del danno allErario. Infatti, subito dopo, la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde riterr la villa di Arcore una garanzia congrua per erogare un finanziamento di 7 miliardi e 300 milioni (fideiussione dellImmobiliare Idra in favore della Cantieri Riuniti Milanesi), mentre il Monte dei Paschi di Siena, con quella stessa garanzia, accorder un ulteriore finanziamento di 680 milioni alla Immobiliare Idra. Del resto, secondo una conoscente della marchesina Casati, "la somma di 500 milioni il valore della sola Via Crucis del Luini in 14 quadri che pendevano nella quadreria della villa accanto a un Tintoretto e a un Tiepolo..." . Nel bilancio 1980 della Immobiliare Idra si legger che la societ ha acquistato "una villa con parco, di notevole valore e prestigio, sita in Arcore, al prezzo storico di mezzo miliardo".
La "acquirente" Immobiliare Idra srl era stata costituita a Roma nel maggio 1977, e nel suo collegio sindacale figuravano sia Umberto Previti, sia Cesare Previti; il 28 giugno 1979, nel collegio sindacale della societ era rimasto solo Previti senior - il dimissionario Previti junior, il mese successivo, sarebbe stato impegnato nella prima parte del berlusconiano "miracolo italiano" avente per oggetto i cespiti pi ghiotti del patrimonio Casati Stampa situati a Cusago e di propriet della sua assistita.
Latto notarile del 2 ottobre 1980, che sancisce ufficialmente lacquisizione di una parte del patrimonio Casati Stampa di Arcore da parte del gruppo Fininvest (villa e tenuta delle quali, come si visto, Berlusconi gi dispone di fatto e personalmente da circa sette anni), stato preceduto di pochi giorni da una provvidenziale "coincidenza": il 12 settembre, infatti, il Comune di Arcore aveva deliberato la destinazione urbanistica di una parte dei terreni oggetto della compravendita.
Con questa sfacciata "transazione", il poliedrico avvocato Previti arriva a eguagliare i pi mirabolanti sortilegi di matrice berlusconiana: aliena una parte del patrimonio della sua assistita Annamaria Casati in favore di una societ Fininvest nella quale parte suo padre e nella quale stato parte lui stesso.
Ma il 2 ottobre 1980, il notaio Guido Roveda autentica anche un secondo atto di compravendita: riguarda tutti i superstiti possedimenti terrieri di Arcore dei Casati Stampa non compresi nel primo rogito, che vengono ceduti sottoforma di "permuta" a una societ del gruppo Fininvest, la Immobiliare Briantea srl (rappresentata dallamministratore unico Giovanni Bottino - un prestanome residente a Milano 2).
Nel documento scritto infatti che "il senatore Bergamasco, nella sua veste di procuratore generale di Annamaria Casati, cede alla Immobiliare Briantea srl tutti i residui beni posseduti dai Casati Stampa a Arcore: circa 70 ettari di terreni agricoli, parte dei quali consistenti in poderi a coltura intensiva e per il resto in appezzamenti seminativi, prati, boschi e pascoli, comprese le cascine e tutti i fabbricati rurali sovrastanti". Come gi lanno prima per i beni di Cusago, anche in questo caso la transazione non avviene per denaro, bens attraverso un "permuta" truffaldina: in cambio dei possedimenti terrieri, infatti, la Immobiliare Briantea srl "trasferisce a titolo di permuta alla signora Annamaria Casati Stampa di Soncino in Don Dalle Rose numero 55.000 azioni del valore nominale di lire 1.000 ciascuna, della Infrastrutture Immobiliari spa, con sede a Milano, via Rovani 2 [...]. I beni permutati hanno il complessivo valore di lire 250 milioni. Egualmente le 55.000 azioni della Infrastrutture Immobiliari spa hanno il valore di lire 250 milioni, per cui non si fa luogo ad alcun conguaglio". Poich il capitale sociale della Infrastrutture Immobiliari spa di 400 milioni, limporto di 250 milioni attribuiti alla transazione equivale al 62,5. per cento del capitale della societ "acquirente"; ma la vittima del raggiro, la "cedente" e ignara Annamaria Casati, non acquisisce affatto la maggioranza della Infrastrutture Immobiliari spa: gli artefici del raggiro attribuiscono infatti alle 55.000 azioni un valore equivalente al 13,75 per cento del capitale sociale - in pratica, azioni senza mercato di una societ sconosciuta e inattiva vengono valutate dagli stessi interessati quattro volte e mezzo il loro valore nominale...
Artefice-regista della sconcertante operazione come sempre lavvocato Previti: grazie a lui, infatti, i superstiti e ingenti beni terrieri di Arcore della sua assistita vengono in pratica regalati in cambio del simbolico importo di 250 milioni (cio 357 lire al metro quadro), somma non gi in denaro bens sottoforma di cartacee "azioni" della vacua e oscura Infrastrutture Immobiliari spa, azioni del tutto prive di valore certo e che saranno anzi fonte di grane per la vittima del raggiro; beneficiaria del "regalo" una societ del gruppo Fininvest, gruppo del quale lavvocato Previti parte. La societ Infrastrutture Immobiliari era stata costituita a Roma il 30 dicembre 1977, e nel 19781a Fininvest Roma ne aveva assunto il controllo. Nel 1980, poco prima della "operazione permuta" a danno di Annamaria Casati, il capitale sociale era stato portato a 400 milioni, e il solito Luigi Restelli ne era stato nominato amministratore unico.
Subito dopo la "casa di abitazione" pagata mezzo miliardo a rate sar ritenuta dalla Cariplo garanzia congrua per un finanziamento di 7 miliardi 300 milioni (fidejussione dellImmobiliare Idra in favore della Cantieri Riuniti Milanesi: da Berlusconi a Berlusconi) e dal Monte dei Paschi di Siena per un ulteriore finanziamento di 680 milioni allImmobiliare Idra.
Lorfana, tra laltro, chiese al Cavaliere di darle almeno il dipinto raffigurante la madre (la casa fu venduta ammobiliata) e sua Emittenza gentilmente accondiscese. Purtroppo, ad oggi, il dipinto dove stava 30 anni fa.
La somma stabilita da Previti per far rilevare al suo importante cliente la villa in questione - gi di per s irrisoria se rapportata al vero valore dellimmobile - non quindi mai stata pagata alla sventurata orfana Casati, in quanto il suo avvocato e pro-tutore Cesare Previti, al tempo stesso avvocato dellacquirente SB, la convinse che limporto non le venisse versato ma che fosse utilizzato per pagare le tasse di successione....
La ragazza ci ha creduto ed ha quindi ceduto la villa.
Verificare se in effetti lacquirente SB abbia realmente versato quella tassa di successione quasi surreale (oltretutto la tassa di successione non esiste pi...)

Conclusione : la villa in questione SB lha avuta praticamente gratis.


 



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