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Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Una processione alata

di Walter Maccari
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Pubblicato il 27/08/2008 10:04:55

.
Tutto accadde in una giornata luminosa e densa, e quanto si presentò alla mia, nostra sensibilità, avrebbe segnato per la vita comuni esperienze

Ma in quei giorni non lo avremmo neanche potuto sognare. Eravamo quattro giovani vite, coinvolte in un progetto di lavoro e gioco, che naturalmente faceva si che ognuno di noi portasse una sua propria consapevolezza e paura

. Ma un po' l'età dei ventenni e l'energia che in quegli anni preziosi, permeava le nostre sane voglie, la quale non aveva luogo dove fermarsi a fare pensiero e considerazioni adulte, ragionate, pese. Fece si che vivemmo la faccenda con una partecipazione leggera, che il peso lo avrebbe avuto più tardi.

Tutto ruotava intorno al piacere. Piacere d'essere amanti, piacere d'essere sulla Senna, piacere di lavorare ad un bateau mouche, che doveva diventare un kinder parking, ormeggiato in pieno centro di Parigi

. Ah Paris:il nostro immaginifico viaggio nell'universo altro, il luogo del sogno, per noi ragazzotti d' Italie scappati dalla noiosa densità formale, per andare a vivere nella ville Loumiére, per sentirsi tra le pagine della storia; la Rivoluzione, Napoleone, gli impressionisti, Hugo, la Bastille

Luoghi fantastici di un'altra esistenza. Città di scontro, di incontri, città dell'arte, le demoiselles il Louvre, Bobourg.

Questo l'avevamo chiaro, io, Nicole e Luciano, a cui si aggiunse la Gianna, con i suoi colori bizantini e la ricerca di albe da espressionisti, che ci intrigava, ci colpiva, ci amava. Si è stato davvero un momento raro, come capita nella vita, dove sentivo che le cose che mi si accostavano, quelle che scoprivo e le altre, avevano forte e chiaro, il senso dell'amore; come poche volte avevo avuto fino a quel momento, nella mia giovane vita.

Sarà stato vivere sul fiume, a Conflan sur Seine, luogo di accoglienza di due fiumi, sarà stata senz'altro quell'aria pregna di magia che tutto avvolge, che faceva si che gli alberi sorridevano al nostro canto, il fiume ci donava le sue carni migliori, sarà che eravamo tutti presi da altro e perciò lavorare non ci stancava mai; sarà stato quello che sentivamo di non capire, ed era tanto

. Comunque tutta questo materiale composito, che colorava la nostra esistenza, ci portò presto all'identificazione giocosa di noi con gli animali. Quale animale sei? era la domanda semplice che ci facevamo spesso; anche quando non c'entrava niente con le cose che ci venivano indirizzate, o con quelle che scoprivamo eccitati

. La domanda era: come si comporterebbe la tua tigre, il mio gabbiano (che era Jonathan, naturalmente), il suo furetto, il tuo lupo? Cosa manca che non vedo, che invece l'animale che è in noi, vedrebbe sicuramente, o sentirebbe, o fiuterebbe?

E così il nostro gioco andava avanti, sempre più coinvolgente e in parte era questo gioco intrigante e sconosciuto, che ci teneva accanto, che ci faceva superare le umide giornate di pioggia marzoline, la mancanza di una colazione nel caldo tepore di una casa; perché dormivamo nel battello, dove avevamo arrangiato alla bell'e meglio, un'ampia cabina da nostromo a camere da notte

. Ma era un battello di metallo, freddo e poco propenso a dispensare calore, se non per i colori che avevamo steso sulle paratie, nelle scale e sulle porte, pensando alla sua futura disposizione: un accogliente asilo per bambini. Un parcheggio infantile, per uelle mamme frettolose che venivano in centro a fare commissioni, acquisti. L'idea purtroppo naufragò quando Messieur Chirac divenne sindaco di Parigi.

Ma eravamo ragazzi in quei giorni, eccitati dall'esperienza e dall'intima comunanza, e il calore non mancava e sembrava che dallo stare insieme traessimo energie, che ognuno di noi pensava di non possedere

. La testa piena di ideali libertari, figli dei fiori ci chiamavano, perché nella nostra dolorosa ingenuità, ci avvicinavamo alle cose, alle persone con curiosità e pulizia
. Tenevamo i capelli lunghi e il nostro abbigliamento era molto informale, casual raffinato, che negli anni sarebbe divenuto moda ricercata.

E la natura vissuta come Itaca, e gli animali alla Kipling, o Moby Dik, Bruno Bozzetto e Ravel, la musica e i colori. Robe di quel magnifico decennio che va dal 1968 al 1977.

Così che il nostro toccarci con le mani era un chiaro messaggio di fratellanza e curiosità; gioco e ammiccamento e nel letto c'era sempre qualche corpo a carezzare, più conoscenza che sesso, avvolti di una colorata frenesia, senza fingimenti e paure
. Spesso tutta questa ricerca e dolcezza non era capita, e sappiamo i danni che in quegli anni sono stati fatti, all'innata umanissima voglia dello stare piacevolmente con gli altri, così da rispondere all'assioma sex-drug's e rok'n roll

Ma la Francia, l'Ile de France è sempre stata una regione particolare, e perciò non ci sentivamo diversi, o esclusi, o più strani di quanto non fosse tutto quello che scoprivamo.

Avvertivamo però che il nostro modo era spiazzante per molte persone, la diffidenza e la curiosità si mescolavano all'imbarazzo provato e anche all'ardire che rappresentavamo, per cui eravamo accolti nelle cose quotidiane, con molto candore e incertezza, se non col silenzio curioso. Ma si leggeva negli occhi delle persone un bisogno incosciente d'essere coinvolti.

Questa aura non poteva che avvolgere le nostre cose e il nostro sentire. In una di quelle avanguardie del tramonto, quando l'aria del giorno sembra richiamarsi a raccolta per affrontare la notte che avanza, tornando in macchina da Parigi, sulla strada incrociai un merlo, morto. Così lasciato miseramente sul duro selciato dell'autostrada.

Forse colpito da un auto in corsa, forse ucciso da un ragazzino con la fionda, era comunque oscenamente disteso, colore simbolico buttato sull'asfalto

. E mi sembrò cosa sporca, non degna almeno della sua specchiata allegria, del suo canto. I merli che ognuno di noi ha imparato a riconoscere fin da ragazzetto, col loro becco giallo, il merlo delle fiabe e di quel buffo movimento della testolina, che solo i merli fanno in maniera che sembra burlesque.

E allora frenai d'istinto, ormai lo faccio sempre, dopo quella volta. Tornai indietro sulla corsia d'emergenza e mi presi il corpicino freddo e duro, volendo dargli una onorevole sepoltura
. Ho sempre pensato che gli animali che si scontrano con la nostra organizzazione cittadina, soffrano di alcuni mali, che non riusciamo a capire. Non riusciamo a capire fin tanto che non guardiamo le cose con lo spirito del nostro animale interiore.

Tornando al battello con le provviste della settimana, avevo con me questo “ fratello “ . Ecco la mia precoce adesione animalista, il sentire con lo stormir di foglie, il frullar d'ali notturno e il richiamo del Gufo, che mi ha accompagnato nelle notti della mia nfanzia, quando in collegio facevo fatica a dormire
. Segnali che a pensarci bene, son certo ognuno di noi saprà ritrovare dentro di sé.

Commosso oltre il mio dire riunii la banda per officiar un commiato, Gianna intonò una canzone accompagnandosi con la chitarra; scavai una piccola fossa per augurare al mio fraterno amico un viaggio nel paradiso degli uccelli, dove avrebbe trovato bellissime e piumose merlottine amorose

. E così sommessamente ridendo di pensieri giocosi, tutti e quattro alzando a un momento la testa vedemmo passare davanti a noi, chiari, veloci e musicanti: un passero, un piccione, un merlo e un maestoso airone, che scendevano il fiume come a ringraziare noi umani, del gesto onorevole, che permetteva ad un merlo di lasciare dignitosamente questa terra.

Non ho più dimenticato quella particolare processione e naturalmente stupiti, ognuno di noi sentì di avere un legame forte e consapevole, con la natura selvaggia e gentile che ci circonda
.

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