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Pubblicato il 04/06/2013 07:29:16
Caduti i cartocci giù le foglie luccicano come piccioni della magnolia altissima. Sotto i cedri dove la luce del pomeriggio è fitta vedo l'erba crudele acida profonda e l'interrogazione ritorna ai colpi di vento si curva si divide ritorna ma dicono i merli di no camminando o fermi.
Mio padre s'inteneriva sulla propria morte udendo l'allegretto della Settima. Negli angoli dove c'è a marzo maceria con gran pianti i bambini seppellirono gli uccelli caduti di nido. Ma nulla sa più di noi e discorre da sola coi suoi corni e le trombe la musica tra questi muri sudati. In luogo di lui ci sono io o mio figlio o nessuno.
Tutti i fiori non sono che scene ironiche. Ormai la piaga non si chiuderà. Con tale vergogna scenderò i seminterrati delle cliniche e con rancore. Non è ancora luglio non ancora scaldato asciutto assoluto il seme.
(da "Questo muro", 1973, http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/658-Riletture-2-Franco-Fortini,-Il-seme.html)
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