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La mappa delle vertebre

di Adielle
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Pubblicato il 22/09/2013 04:23:29

Non ti ho mai tradita

 

devi darmene atto

 

come si prende un aquilone per il collo?

 

ho provato a baciarti con la forza

 

i nostri anni incoronati sparpagliati intorno

 

ho provato un gioco di prestigio

 

ma qualcosa è andato storto

 

è sceso a valle anticipando il vento di una risma

 

prima dell'ultima curva quando la quercia

 

s'inchina al giglio

 

la ragione scompare di avere ancora fretta

 

ho passato una mano sul tuo volto

 

quando la ragazza che in te veglia meno se lo aspetta

 

e ho fatto tardi tra i capelli

 

contando i passi delle dita

 

e quel che resta è solo nuca pelle azzurra

 

schiena di cielo costellazione di pensiero

 

che si fa corpo e nuvole

 

collasso del cuore e palpiti

 

magia nello schiudersi e sintassi

 

di un anima nel percorrere regioni sconosciute

 

la mappa delle vertebre

 

le tue labbra le ho volute

 

come si vuole volare da bambini

 

quando le ali sono piccole

 

ma è leggero il peso da sollevare

 

e non si ha sentore dei divieti

 

i limiti sono bolle di sapone

 

che durano pochi attimi nell'aria in sospensione

 

compendio di minuscoli arcobaleni

 

anche se hai ragione nel dire

 

che il futuro ci seppellirà

 

non fermare la mia lingua

 

per il tempo di una degna sepoltura

 

la paura è una cortigiana dai piedi scalzi

 

con un otre sempre pieno

 

di vino rosso che bevo d'un fiato

 

col ventre gonfio mi scordo di tutto

 

perfino di guardarti negli occhi

 

prima di andare a capo

 

e coltivare versi fradici col letame

 

in cui il tuo nome non compare ma fiorisce

 

fremere tremare reduci da un andamento più costante

 

strappare petali sotto ad un lampione

 

cercando responsi nella notte cupa

 

e avara di bagliori

 

credere alle favole per il tempo di crescerle

 

gestazioni sperimentali

 

accarezzano cortecce sugli altopiani

 

delle tempie immacolate

 

frastornate le cariatidi da tanto incedere

 

depongono feritoie sugli abissi del passato

 

scaliamo le vette del substrato

 

per raggiungere i latitanti del frastuono

 

il silenzio gioverà soltanto

 

a chi  avrà avuto la pazienza di ascoltarlo

 

dalla caverna della libertà e un solo uomo

 

porterà la luce a tutto il mondo

 

sconnessi i passi a quale argine?

 

che non sia il caos?

 

i tuoi seni in bilico

 

appiattiscono quando ti premi sul mio petto

 

è una questione di fisica

 

e le masse impongono il loro peso alla trascendenza

 

ho bisogno di più corda per tessere una trama

 

che escluda l'ambivalenza dal filato

 

non si raggiunge la quiete

 

se non attraverso mille tempeste e il cane è addomesticato

 

contraria è la morte delle coscienze

 

alla ricerca del sè

 

abbiamo violato il patto che era una sera d'agosto

 

vorrei poter dire che hai fatto tutto da te

 

ma si son messi di mezzo un sole stanco

 

un mare calmo un altro re

 

senza scettro nè corona 

 

una vita cordiale come un calcio in culo

 

e un litro di vodka di quella buona

 

lasciati i lidi all'asciutto dalle nostre consuete contaminazioni

 

siamo andati a pescare frasi e singole parole

 

dove l'acqua è più alta e scura

 

tiepida

 

per cacciarle roventi dalla bocca

 

va bene si guarda ma non si tocca

 

ma mi si stancano gli occhi

 

a tirarti in ballo tutte le volte senza nemmeno lambirti

 

isola ti griderò in faccia la prossima volta

 

che mi imbratti il quaderno di nascosto

 

e stronza per non avere rimpianti di sorta

 

non conosco i nomi delle costellazioni

 

non so dove mettere le mani

 

non conosci gli inverni

 

non sai dove poggiare gli oggetti una volta che li prendi

 

eppure i nostri dialoghi non sono mai aridi

 

perchè accendi roghi tutte le volte che parli

 

e io corro a spegnerli o a soffiarci sopra

 

a sublimare.

 

 

 

 

 


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