:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | 4 mani  ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
 

Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Prosa/Narrativa
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 1529 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Sat May 2 22:21:18 UTC+0200 2026
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

Racconti

di Rosa Maria Melchionda
[ biografia | pagina personale ]


[ Raccogli tutti i testi in prosa dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 04/05/2014 16:56:03

RACCONTI


MariaStella e la sua famiglia affrontarono il viaggio in programma per incontrare i parenti materni: la nonna Maria, vedova da qualche anno; gli zii Primiano e Antonietta; i cugini Mimmo, Deborah, Maria Teresa.
Stella era molto affezionata a nonna Maria, era molto contenta di rivederla e quando nel tardo pomeriggio del sabato di Pasqua lauto imbocc langusto Vico Veglia, parcheggi lungo il solito antico muretto, chiese al padre di suonare un paio di volte il clacson, fissando la porta della casa a pochi passi da l.
Sulla soglia si stagli la figura di nonna Maria, con le mani strette attorno all'inseparabile mantellina che le proteggeva le spalle; un sorriso emozionato, gli occhi umidi e poi a voce alta:
Mar, Samy, Roby, Anna! Finalmente!
La raggiunsero mentre i vicini si affacciavano per salutarli, la abbracciarono forte forte, le chiesero come stava mentre al genero stringeva la mano. Entrarono in casa, risposero alle domande sulla scuola, gli amici, su come erano trascorsi i mesi da che non si vedevano. Poi:
Nan, quando ero piccola mi facevi sedere sul gradino della porta di casa tua, ricordi? La sera, destate, eravamo tutti e sei i nipotini e, per tenerci buoni, iniziavi: M, statv quiet. M v cund nu fatt! E partivi con racconti ogni sera diversi che ci tenevano seduti su quel gradino,stretti stretti,ma attenti e zitti zitti .
Mamma Anna aggiunse:
Quante volte la gente che passava si fermava ad ascoltare, in piedi, dietro la tua sedia e si godeva la vista dei nostri bambini con i pantaloncini corti e le gonnelline colorate!.
- Quasi quante volte si fermata ad ascoltare te, figlia mia, quando da ragazza cantavi con la tua voce bella ed intonata.- ricord la nonna alla figlia.
Mamma, ti piaceva cantare? domand MariaStella.
S, molto. rispose ed aggiunse:
Cantavo soprattutto mentre cucivo e ricamavo. La gente si fermava ad ascoltarmi o semplicemente rallentava il passo; in quel periodo non cerano le auto che ci sono adesso, non cera il problema del traffico, dei suoni e dei rumori, tutto era pi tranquillo, la gente viveva con un ritmo diverso, soprattutto in un paesino del sud, in montagna. Se cantavi o fischiavi si sentiva bene lungo le vie, anche perch le case erano state costruite vicine, anche una sopra laltra, come a ripararsi fra loro e a favorire la convivenza degli abitanti, a farli stare insieme il pi possibile.
Prosegu con la descrizione della vita che conduceva da ragazza, accomodandosi su una delle panche vicino al tavolo e riempiendosi un bicchiere con succo di frutta.
Pensa, figlia mia, che lunico rumore che spesso svegliava le strade, oltre alle voci delle donne e dei bambini, era quello degli asini o dei cavalli che trasportavano cose o trainavano carretti.
D inverno poi, neanche quello, se nevicava. La gente stava il pi possibile in casa, appiccicata all'unica stufa a legna per scaldarsi, ma i pi fortunati, come noi, avevano anche lasino o il cavallo che favoriva il calore nelle stanze principali, quando la sera lo si metteva dentro, al riparo.
Un inverno nevicato cos tanto che si sono scavate delle gallerie nella neve, per uscire di casa e raggiungere il negozio per comperare pane, latte, farina e pasta o raggiungere la scuola oppure gli uffici del Comune.
Noi bambini ci divertivamo un mondo a girare in quelle gallerie, ma poi quasi tutti ci ammalammo perch non avevamo scarponi adatti o doposc e nemmeno giacche a vento come adesso. Io mi sono beccata un raffreddore gravissimo che mi ha tolto la possibilit di sentire odori e profumi. Eh, che tempi!
MariaStella ascoltava sua madre con immenso piacere, cercava di immaginarla una bambina, ma non ci riusciva, la vedeva come la sua mamma.
Guard la nonna, sorrise e le chiese: Nan, m cund nu fatt?. E inizi
Nonna Maria viveva in un bilocale con, in pi, una stanza al primo piano,mentre gli zii ed i tre figli viveva- no al secondo e terzo piano. Una dislocazione dei locali abitativi perfettamente in linea con la propensione, nell'edilizia di allora al sud, di ampliare le abitazioni in altezza, costruendo una stanza sopra laltra, massimo due, cos da ottenere una camera o due per piano, senza la distinzione fra zona notte e zona giorno; la cucina per esempio si trovava nella maggioranza dei casi all'ultimo piano e Stella non si spiegava il motivo di quella scelta. Non aveva molto senso, a suo avviso, salire due o tre rampe di scale per mangiare, per fare gli onori di casa con gli ospiti, passando per di pi davanti alle camere da letto o peggio ancora attraversandole e dormire magari a piano terra, vicino al portone, o alla porta finestra dingresso protetta da scuri di legno.
Ma cos era. Col tempo scopr che la dislocazione delle stanze verso lalto aveva una ragione,storica,sociale e lo scopr semplicemente mettendo a confronto i paesaggi delle tre regioni cui apparteneva: al sud si poteva viaggiare per chilometri e chilometri senza incontrare anima viva, campi e boscaglie a perdita d occhio, qualche casetta, poco pi grande di una capanna, dislocata qua e l per gli attrezzi e per la pausa del lavoratore nelle ore di maggior calura, poi qualche grande masseria con lallevamento di bestiame ed infine i centri abitati, da dove ogni giorno, all'alba, partivano gli agricoltori per raggiungere il proprio podere, lavorarlo e tornare all'imbrunire in famiglia nella casa che era un monolocale, giusta per consumare il pasto, per dormire e dar ricovero all'asino o al cavallo.
I paesi nacquero cos, nessun giardino, nessun cancello, solo un locale adiacente all'altro per vivere insieme i momenti al di l dei lavori nei campi; pertanto quando negli anni arriv un maggior benessere, nella necessit di ingrandire la casa, unica soluzione restava occupare lo spazio in altezza.
Al nord, invece,le campagne e le colline non avevano un aspetto desolato, si vedevano casali, fienili, stalle, disseminati ovunque, in mezzo al proprio terreno; quindi lagricoltore abitava l, isolato, con la famiglia,pi o meno lontano dal borgo o dal paese,dove si recava quando le necessit lo esigevano, o in occasione di feste e ricorrenze.
Stella riteneva pi giusto il modo di vivere al sud, secondo il suo modesto parere la socialit era favorita, la convivenza con la comunit permetteva di aiutarsi a portare il peso delle difficolt con maggior condivisione, cos come a godere dei momenti di gioia e di festa con maggior partecipazione da parte di tutti.
Da nonna Maria era stata rispettata anche unaltra tradizione, se cos si pu chiamare: la prima cosa che si trovava entrando in casa era la camera da letto, con tutti i suoi arredi. Dall'armadio ai comodini, dal cassettone con specchio alle sedie per appoggiare gli abiti in fondo al letto; una radio degli anni cinquanta faceva bella mostra di s sul comodino pi vicino alla parete interna, mentre lungo la parete opposta erano dislocate delle sedie ed una piccola poltrona per guardare la televisione, incastonata fra larmadio ed il cassettone, ma anche per fare conversazione, per far accomodare visitatori ed amici. Nella parete faceva bella mostra di s una credenza, ricavata da una nicchia scavata nei mattoni, chiusa da due sportelli in legno con inserti in vetro, sui quali erano infilate fotografie di volti giovani, fanciulleschi, meno giovani, sorridenti sotto un velo bianco fotografie dei figli, dei nipoti, di parenti ed amici lontani.
Molte di quelle foto le aveva spedite MariaStella a sua nonna, assieme alle lettere che le scriveva regolarmente per renderla partecipe della vita che conducevano lei e la sua famiglia, per farle pesare meno la lontananza da loro.
La cucina era nella stanza attigua, vi si accedeva attraverso una porta che si apriva di fianco al comodino pi e- sterno del capezzale del letto; la si raggiungeva, dal portone dingresso, attraversando una sorta corridoio de- limitato dal lettone e dalle sedie per la conversazione.
Lavandino in pietra, fornello a tre fuochi posto su un mobiletto con due sportelli ed alimentato con bombole a gas, frigorifero di quelli bassi e piccoli,un tavolo posizionato a parete, usato all'occorrenza, erano gli arredi essenziali della cucina; ad essi si affiancavano lunghi bastoni in legno incastonati da parete a parete per appendere teste daglio, cipolle, pomodorini ad essiccare, pomodori, peperoncini, il buonissimo formaggio caciocavallo, il pecorino,le pannocchie, ecc. ecc.
Nella stanza cera la sagoma di una rampa di scale, quella che portava al piano superiore, e nello spazio sotto- stante erano stati incassate, nella parete, delle mensole in legno coperte da una tenda variopinta che fungeva-no da dispensa per le conserve, le marmellate, i pomodori pelati, le salse gi pronte, i legumi, lolio doliva; sul pavimento cera una botola che aveva sempre affascinato i bambini perch aveva un grosso anello di ferro per sollevarla e copriva una grotta sotterranea, da sempre usata come legnaia e come luogo fresco per conservare il vino. Si scendeva, una volta sollevata la botola, su gradini modellati nella pietra.
Non poteva certo mancare la stufa: bianca e nera, cerchi concentrici in ghisa a coprire limboccatura in alto, sportelli per inserire la legna, e per raccogliere la cenere, nella parte anteriore; un braccio a raggera, fissato sui tubi, per stendere ad asciugare indumenti, asciugamani, strofinacci, ecc. ecc.
Ma ci che Stella ed i suoi fratelli adoravano era la cassapanca, imponente, con braccioli e schienale lavorati artisticamente, con la seduta ampia e comoda, tanto da poter accogliere tutti e sei i cuginetti ogni volta che desideravano far merenda.
La particolarit di quel mobile era la capienza eccezionale sotto la seduta: si afferrava il punto centrale dello schienale, si tirava verso di s fino a farlo appoggiare al pavimento e oppl! Si trasformava in un tavolino ad altezza bambino con annessi comparti colmi di biscotti, pane, farine, taralli, zucchero.
Le pi belle colazioni mattutine, ma anche serali davanti alla stufa accesa, MariaStella le aveva gustate l, seduta a quel tavolo speciale con scodellina fumante di latte, nella quale inzuppare i biscotti della nonna.
Una porta in legno grezzo dipinta di verde, di fattura proprio casalinga, pi che artigianale, dava laccesso ad una scala di proverbiale ripidit, tanto che ad ambo le pareti tra cui si inerpicava erano stati fissati i corrimano in ferro per aiutarsi a salire ed a scendere.
Al piano superiore si trovava un corridoio, si apriva in uno spazio trapezoidale munito di un lavandino in pietra ed un piccolissimo bagno; a sinistra cera una stanza, molto ampia, arredata con due letti matrimoniali, armadio e mobile con specchio e l era sempre stata ospitata la famiglia di Stella: i genitori in un lettone, i figli nell'altro, finch il nonno Domenico era in vita, poi la nonna aveva preferito lasciare alla figlia ed al genero il letto al piano terra e salire a dormire con i nipoti.
Prima di addormentarsi, a luce spenta, raccontava i fatti, li esortava, ormai cresciuti, a vivere nel modo migliore possibile, impartiva consigli con tutto lamore che provava per quei ragazzini che crescevano lontano da lei.
Raccontava con dolcezza, con tanta allegria che passavano al mondo dei sogni chiudendo gli occhi con il sorriso sulle labbra; spesso si addormentava prima lei di Stella ed allora al buio, nel silenzio, la sentiva respirare provando tanta tenerezza e tanta gratitudine perch i suoi racconti le avevano insegnato che la vita andava presa con coraggio e grinta e non con fatalismo e rassegnazione, facendo scelte anche difficili per vivere fino in fondo senza semplicemente lasciarsi vivere.
Maria si era sposata giovanissima, aveva avuto tre figli, uno bello e biondo e paffuto come i neonati dipinti nelle chiese, diceva sempre, ma le era stato portato via ad appena un anno per cause che i medici non le spiegarono mai. Il marito era un ubriacone scansafatiche che le portava via i soldi guadagnati con lavoretti di cucito e ricamo per berseli alla bettola ed un giorno fu ricoverata in ospedale per risolvere un problema di salute, lasciando i figli soli, in balia della strada, dove solo una zia si prendeva cura di loro per sfamarli, ma nientaltro. Dimessa dal mesocomio, Maria fu allontanata dalla sua casa con i figli per salvaguardarli e quando rest vedova, poco dopo, un brav'uomo si offr di sposarla e di crescere i suoi bambini.
Si trasferirono lontano e la sua vita fu serena, dignitosa, grazie al lavoro ed alla bont di Domenico che aveva campi da coltivare ed un frutteto.
MariaStella ammirava la forza che sua nonna aveva avuto e proprio in quelle tre notti trascorse a fare discorsi pi da grandi, comprese di avere attinto da lei la voglia di agire e fare in nome di un presente ben vissuto e di un futuro da costruire.
Arriv il momento di salutarsi, un momento sempre molto triste, ma quella volta MariaStella si sent oppressa da un vero e proprio struggimento nell'abbracciare nonna Maria e non ne comprendeva il motivo.
Nell'auto, poco pi tardi, si ripromise di scriverle lettere con maggior frequenza di quella tenuta fino ad allora, stava invecchiando, ma soprattutto lei, MariaStella, stava crescendo ancor pi in fretta.



(2011 2014 )

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Rosa Maria Melchionda, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Rosa Maria Melchionda, nella sezione Narrativa, ha pubblicato anche:

:: Un ultimo bacio (Pubblicato il 21/11/2021 20:49:56 - visite: 526) »

:: Cinque minuti di una vita (Pubblicato il 29/12/2015 18:49:59 - visite: 1064) »

:: Ultimi giorni d’estate (Pubblicato il 27/02/2015 23:17:38 - visite: 1176) »

:: Alluvione in citt (Pubblicato il 27/02/2015 22:48:29 - visite: 974) »

:: Voglia di arrendersi (Pubblicato il 28/10/2012 18:41:41 - visite: 1463) »

:: Non ora (Pubblicato il 29/04/2012 17:57:37 - visite: 1460) »

:: Il film dei ricordi (Pubblicato il 07/01/2012 00:39:10 - visite: 1730) »

:: Non chiedo altro (Pubblicato il 31/03/2011 23:20:28 - visite: 2441) »

:: PER PAURA (Pubblicato il 27/02/2011 18:44:50 - visite: 1300) »

:: Notte di magia (Pubblicato il 26/02/2011 16:44:52 - visite: 1362) »