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Sei Cento Cinquantuno

di Emilia Filocamo
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Pubblicato il 20/11/2013 12:23:10

Ti scrivo dal mio letto: maledetto,

morbido confino per cui non ho colpa,

reato, pendenza e dunque nemmeno

notizia di quanto mi servirà

per scontarlo del tutto.

Ti scrivo dal mio letto come spesso facevo

nei mesi che ci vollero più vicini dei rami

alle foglie, del cuore al miocardio.

Rannicchiata valgo quanto il passero

venuto giù anzitempo dalla scodella

del nido, stesa non faccio paura,

nemmeno richiamo.

Non sono binario e del treno ho

solo sentito parlare, uno sferruzzare

cominciato a gennaio che mi

ha smerlata da tutto.

Ti scrivo dal mio letto mentre

tutto il tuo corpo ha estirpato

il veleno di cui sono madre,

le tube -scorpione hanno alzato

il tiro, tenuto al caldo un

ovetto nocivo allattato di cure,

ogni tanto saggiato con l'ago.

Retrattile e scuro, impostore,

una faccia  a cui non affidarsi.

Così ti allontani, come si fa dal

cane molesto, dal pericolo

annusato in anticipo, come

si scansa dalle labbra la

molliccia Amanita vorace

ed ansiosa di schizzare il suo Dio.


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