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Pubblicato il 15/09/2013 10:29:25
S'io sapessi cantare come il sole di giugno nel ventre della spiga, l'obliquo invincibile sole; s'io sapessi gridare gridare gridare gridare come il mare quando s'impenna nel ludibrio d'aquilone; s'io sapessi, s'io potessi usurpare il linguaggio della pioggia che insegna all'erba crudeli dolcezze... oh allora ogni mattino, e non con questa voce roca d'uomo, vorrei dirti che t'amo e sui muri del mio cieco cammino scrivere la letizia del tuo nome, le tre sillabe sante e misteriose, il mio sigillo di nuova speranza, il mio pane, il mio vino, il mio viatico buono.
(da L’amaro miele, Einaudi, 1982)
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